padre Raniero Cantalamessa" Sanare le relazioni genitori-figli"


padre Raniero Cantalamessa
XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
Vangelo: Lc 15,1-32 
Nella liturgia di questa domenica si legge l'intero capitolo quindici del Vangelo di Luca che contiene
le tre parabole dette "della misericordia": la pecorella smarrita, la dramma perduta e il figliol prodigo. "Un padre aveva due figli...". Basta ascoltare queste tre o quattro parole perché chi ha un minimo di familiarità con il vangelo esclami subito: parabola del figliol prodigo! In altre occasioni ho messo in rilievo il significato spirituale della parabola; questa volta vorrei sottolineare di essa un aspetto poco sviluppato ma estremamente attuale e vicino alla vita. Nel suo fondo la parabola non è che la storia di una riconciliazione tra padre e figlio, e tutti sappiamo quanto una simile riconciliazione è vitale per la felicità sia dei padri che dei figli.
Chissà perché la letteratura, l'arte, lo spettacolo, la pubblicità sfruttano tutti un solo rapporto umano: quello a sfondo erotico tra l'uomo e la donna, tra marito e moglie. Sembra che non esista nella vita altro che questo. Pubblicità e spettacolo non fanno che cucinare in mille salse lo questo piatto. Lasciamo invece inesplorato un altro rapporto umano altrettanto universale e vitale, un'altra delle grandi fonti di gioia della vita: il rapporto padre - figlio, la gioia della paternità. In letteratura l'unica opera che tratta veramente questo tema è la Lettera al padre" di F. Kafka. (Il famoso romanzo "Padri e figli" di Turgenev non tratta in realtà del rapporto tra padri e figli naturali, ma tra generazioni diverse).
Se invece si scava con serenità e obiettività nel cuore dell'uomo si scopre che, nella maggioranza dei casi, un rapporto riuscito, intenso e sereno con i figli è, per un uomo adulto e maturo, non meno importante e appagante che il rapporto uomo - donna. Sappiamo quanto questo rapporto sia importante anche per il figlio o la figlia e il vuoto tremendo che lascia la sua rottura.
Come il cancro attacca, di solito, gli organi più delicati nell'uomo e nella donna, così la potenza distruttrice del peccato e del male attacca i gangli più vitali dell'esistenza umana. Non c'è nulla che sia sottoposto all'abuso, allo sfruttamento e alla violenza quanto il rapporto uomo - donna e non c'è nulla che sia così esposto alla deformazione come il rapporto padre - figlio: autoritarismo, paternalismo, ribellione, rifiuto, incomunicabilità.
Non bisogna generalizzare. Esistono casi di rapporti bellissimi tra padre e figlio e io stesso ne ho conosciuto diversi. Sappiamo però che esistono anche, e più numerosi, casi negativi di rapporti difficili tra padri e figli. Nel profeta Isaia si legge questa esclamazione di Dio: "Ho allevato e fatto crescere dei figli, ma essi si sono ribellati contro di me" (Is 1, 2). Credo che molti padri oggigiorno sanno, per esperienza, cosa vogliono dire queste parole.
La sofferenza è reciproca; non è come nella parabola dove la colpa è tutta e solo del figlio... Ci sono padri la cui più profonda sofferenza nella vita è di essere rifiutati, o addirittura disprezzati dai figli. E ci sono figli la cui più profonda e inconfessata sofferenza è di sentirsi incompresi, non stimati, o addirittura rifiutati dal padre.
Ho insistito sul risvolto umano ed esistenziale della parabola del figliol prodigo. Ma non si tratta solo di questo, cioè di migliorare la qualità della vita in questo mondo. Rientra nello sforzo per una nuova evangelizzazione, l'iniziativa di una grande riconciliazione tra padri e figli e il bisogno di una guarigione profonda del loro rapporto. Si sa quanto il rapporto con il padre terreno può influenzare, positivamente o negativamente, il proprio rapporto con il Padre dei cieli e quindi la stessa vita cristiana. Quando nacque il precursore Giovanni Battista l'angelo disse che uno dei suoi compiti sarebbe stato di "ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i cuori dei figli verso i padri". Un compito oggi più che mai attuale.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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