PARROCCHIA S.MARIA DEGLI ANGELI, ”Per chi lo faccio?”

Omelia domenica 02 ottobre 2016

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C
Quando ho letto questa pagina del Vangelo ho pensato:”Se cercavi consolazione, scordatela”.

Questo passo ci fa riflettere e ci può aiutare per l’inizio dell’anno pastorale in cui cerchiamo di domandarci il senso del perché svolgere un’attività o fare altro.
Gesù ci richiama al principio che ogni persona impegnata nell’attività pastorale deve porsi: ”Per chi lo faccio?”
Senza la finalità vera che è quella di testimoniare l’ incontro con Cristo, il resto non ha senso.
In uno di questi martedì, da un testo dell’udienza di Papa Francesco, abbiamo ripreso le tre parole:”Permesso, grazie e scusa”.
Abbiamo riflettuto sulla necessità di riscoprire che il nostro destino, la nostra vocazione, non è autorealizzarsi, cioè, dividere il mondo e dire ciò che è vero in base alla mia soggettività, ma imparare ad essere custodi.
Gesù riporta il paragone del servo che, nonostante il tanto lavoro, quando torna a casa non trova consolazione ma deve ricominciare.
Gesù nel dire:”Siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che dovevamo fare”, vuol farci capire che da quello che facciamo non dobbiamo aspettarci un guadagno. E’ un dovere e va fatto gratuitamente.
Avverto un’ esigenza e mi impegno a vivere, avverto un bisogno e mi faccio risposta.
Cosa cerchiamo veramente?
La risposta l’abbiamo già ascoltata all’inizio del Vangelo, quando gli apostoli chiedono al Signore:”Accresci in noi la fede”.
La fede è fiducia, è affidarsi alla promessa di Dio, è vivere con lo sguardo a ciò che verrà. Come diceva San Giovanni XXIII:”La morte è il passaggio dal piano di sotto al piano di sopra” e mi piace aggiungere :”La vita è la scala che congiunge questi due piani”.
Come vivere la salita delle scale?
Ve lo racconto con questa breve storia.
Un re aveva al suo servizio un buffone di corte che gli riempiva le giornate di battute e di scherzi. Un giorno gli affidò il suo scettro dicendogli: "Tienilo tu finché non troverai qualcuno più stupido di te. Solo allora potrai regalarlo".
Qualche anno dopo, il re si ammalò gravemente. Sentendo avvicinarsi la morte, chiamò il buffone a cui in fondo era affezionato e gli disse: "Parto per un lungo viaggio". "Quando tornerai? Fra un mese? ". "No" rispose il re, "Non tornerò mai più". "E quali preparativi hai fatto per questa spedizione?", chiese il buffone.
"Nessuno!" fu la triste risposta.
"Tu parti per sempre", disse il buffone e " Non ti sei preparato per niente? To', prendi lo scettro. Ho trovato uno più stupido di me!".


Fonte:www.guardavalle.net

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