PARROCCHIA S.MARIA DEGLI ANGELI, "Il rapporto tra Dio e la ricchezza"


XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C 2016 
Vangelo: Lc 16,1-13 
Il Vangelo appena ascoltato parla del rapporto tra Dio e la ricchezza. Mammona come veniva tradotto prima.

Qualcuno potrebbe dire: ”Beh, se si tratta di scegliere tra Dio e le ricchezze, allora io sono a posto perché non ho nulla”.
Iniziamo a riflettere su due aspetti.
Il primo riguarda il nostro rapporto con la ricchezza materiale a cui voglio rispondere con un semplice pensiero di Don Zeno:” È stupido, perché tutti quelli che odiano i ricchi non esiterebbero a diventare ricchi. Si odiano i ricchi fino a quando non si è diventati ricchi.
Si odiano tutti coloro che stanno bene che hanno una così detta posizione sociale fino a quando non si sta bene o non si ha una posizione sociale”.
Un altro aspetto più profondo riguarda il rapporto con le ricchezze non materiali.
Alcuni anni fa, meditando sul capitolo sulla povertà tratto dal testo di Scuola di Comunità ”Si può vivere così?” mi ha colpito quello che ripeteva don Giussani quando ci provocava nell’affermare che esiste anche la povertà. A noi non appartiene niente, neanche il secondo appena trascorso.
Ricordiamo il passo del Vangelo:”Chi non ama la madre o il padre più di me, non è degno di me…”, meditato la 1^ domenica di Settembre.
Spesso ai genitori degli sposi ripeto un’ espressione molto bella:”I figli sono e non sono tuoi”. I genitori, in un certo senso, accettano questa espressione anche perché vedono nel matrimonio la sistemazione, il completamento del destino dei figli. Accettano la scelta che loro hanno fatto di “uscire” da casa. Ma se si trattasse di una scelta alla vocazione consacrata, diventare prete o suora, reagirebbero allo stesso modo?
Più volte mi capita di discutere sul modus operandi della nostra fede e sulla cultura meridionale in particolare. Spesso diciamo:”Lascia fare agli altri. E’ bello quello che fai, ma lascialo fare a loro, tu scegli il meglio”.
Cos’è il meglio?
Un detto dice:”L’avaro è come l’asino, porta il vino e beve l’acqua”.
Il meglio non è quello che conserviamo per noi stessi, ma ciò che diamo. Verremo premiati perché avremo costruito un mondo migliore, perché la vera carità è accompagnata dalla giustizia. Come diceva l’Abbè Pierre:”La vera carità non è piangere o donare, ma agire contro l’ingiustizia”.
La prima lettura del profeta Amos, uno dei profeti che ha annunciato il valore della giustizia, parla del peccato grave che fanno i ricchi nello sfruttare i poveri.
Noi siamo veramente poveri? Confrontiamoci con la nostra vita e riflettiamo su come trattiamo gli altri.
Pensiamo alla scuola iniziata da poco. Come ci comportiamo con i nostri compagni di banco? Da genitori, cosa insegniamo ai nostri figli riguardo alla diversità?
L’educazione è un compito difficile, ma pur di cogliere la rosa non dobbiamo aver paura delle spine.


Fonte:http://www.guardavalle.net/

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