PARROCCHIA S.MARIA DEGLI ANGELI,"Non buttare via le briciole..."

Omelia domenica 25 settembre 2016

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C 

Abbiamo ascoltato una pagina del Vangelo che ci scuote dentro perché ci pone la domanda:”Ma io
vivo veramente la carità?”.
L’altro giorno leggevo una bella frase di Sant’Agostino che calza con questa pagina del Vangelo:” Non buttare via le briciole...
Ci sono creature che vivono anche di quelle”.
La domanda che ci poniamo ci scuote dentro perché, come diceva Santa Madre Teresa di Calcutta e come più volte ha ribadito papa Francesco ”Il problema non è la fame, ma lo spreco”. Non basta iniziare a pensare a come risolvere il problema, così come si sta facendo con leggi che evitano gli sprechi nei ristoranti o nei negozi alimentari ecc..
Ma il povero chi è?
È il prediletto di Gesù.
Basta fare attenzione ad alcuni passaggi del Vangelo.
Il povero ha un nome”Lazzaro”, il ricco non ha nessun nome.
Il povero avrà un premio per le sue sofferenze. Il ricco verrà relegato all’Inferno perché ha avuto e non ha donato e non ha vissuto il bene ricevuto. Come abbiamo ascoltato dal Vangelo, questo passo ci pone la domanda sul nostro destino. L’essere qui non è un caso. L’avere questo o quest’altro è un dono e, come insegnano i santi,”Solo la carità è il dono che si moltiplica donandosi”.
Il passo del Vangelo è: ”Figlio, ricordati che nella vita tu hai ricevuto i tuoi beni e Lazzaro i suoi mali”.
Il pane va condiviso, così come noi chiediamo nella preghiera del Pater : ”Dacci il nostro pane quotidiano”. Se noi chiediamo è perché abbiamo un bisogno e se Dio dà a noi perché non condividerlo?
La carità non è dare il superfluo, ciò che avanza.
Abbiamo il timore di porci la domanda sul nostro destino. Non pensiamo che tutto avvenga perché è un diritto. Abbiamo un dovere verso i poveri. Di questo mondo non siamo padroni ma custodi.
Il salmista ci sveglia dicendosi:”Il Signore…rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati…”
Nel donare, abbiamo sempre paura di perdere.
Perché siamo indietro anche economicamente?
Guardiamoci attorno. Chi è maestro insegna veramente al discepolo a crescere o, spesso, ha paura che impari di più e possa un giorno scalzarlo?
Si è mai lasciato spazio ai giovani?
Più volte abbiamo ripreso questo argomento. Spesso pensiamo che la carità sia solo un dare del pane. In tal modo soddisfo solo la mia coscienza.
Carità è credere in un mondo migliore affinché non ci sia nessun Lazzaro.
Diceva Gandhi:”Finché ci sarà una persona costretta a lavare i bagni ad un’altra persona, non si può parlare di pace”.

Fonte:http://www.guardavalle.net/