Bruno FERRERO sdb, "CERCAVA DI VEDERE CHI FOSSE GESU'"

30 ottobre 2016  | 31a Domenica T. Ordinario - Anno C   |  Omelia
CERCAVA DI VEDERE CHI FOSSE GESU'
Alessio, tre anni, si rivolse alla sorellina:

"Raccontami ancora la storia del lupo cattivo".
Lisa, dieci anni: "Ma no, non esistono lupi cattivi, ci sono solo lupi infelici".

Non esistono uomini cattivi...
Nel Vangelo, Gesù incontra uno di questi lupi. È una bellissima storia.
Zaccheo era un uomo di bassa statura, e se ciò era un vantaggio quando si viaggiava (nessun problema per trovargli un letto adatto!) era molto più scomodo in mezzo a una folla; perché Zaccheo ha un bel saltellare sulla punta dei piedi, non riuscirà mai a vedere niente.
E questa non era neanche l'unica o più seria preoccupazione di Zaccheo.
Perché Zaccheo era un pubblicano, cioè un esattore delle imposte, un daziere.
Un mestiere che già di per sé rendeva ben poco popò-ari, per Zaccheo era aggravato dal fatto che lui le imposte le riscuoteva per i romani. I pubblicani passavano, insomma, anche per dei "collaborazionisti" e dei traditori.
Approfittavano a man bassa dell'occupazione romana, ma erano disprezzati e odiati dai "veri" giudei.
Ebbene, quel tal Zaccheo, traditore e disonesto - pagandosi con ciò che riscuoteva, per forza tendeva a esigere più del dovuto -, sente dire che Gesù sta entrando in Gerico.
Qualcosa dentro di lui si sente attratto da quel tale, e allora

"cercava di vedere chi fosse Gesù".
Jean Vanier ha una magnifica meditazione su questo brano del Vangelo. Zaccheo lascia il banco e corre, ma c'è gran folla e lui è piccolo. Allora corre più avanti ancora e sale su un sicomoro. Un notabile, il "super-ispettore" delle imposte di Gerico appollaiato su un albero! Roba da far ridere!
E anche Gesù dovette ridere... ma poi scorgendo il fondo del suo cuore, gli disse: "Vieni giù, Zaccheo, perché oggi devo fermarmi da te".
Zaccheo scende, corre a casa.
Me l'immagino urlare alla moglie:
"Gesù viene qui a pranzo!", e lei: "Sei matto! Hai bevuto! Dici quel che ti passa per la testa... non è possibile!". Nel vangelo ci sono delle scene cui mi sarebbe piaciuto moltissimo assistere, e ci sono dei personaggi che mi fanno sentire tutto contento di poterli rivedere un giorno in cielo.
Credo proprio che quella sia stata una bella scenetta di vita familiare...
E quando la moglie finalmente si convince che Zaccheo dice proprio la verità, allora va su tutte le furie: "Proprio oggi?! Non c'è niente di pronto, è tutto in disordine, e devo anche fare il bagnetto ai bambini...".
Le autorità morali di Gerico... ma anche tutti i giudei benpensanti... ne sono seccati: Gesù avrebbe dovuto andare dal capo della sinagoga (oggi diremmo: dal parroco, dai frati o magari da questo o quella...). Perché non ci va? E cosa va a fare da un pubblicano, un traditore compromesso con i romani? Sono furiosi e feriti.
"Tutti mormoravano e dicevano: "È andato in casa di un peccatore!"".
Sono scioccati e hanno come l'impressione di non capire niente. È il mondo alla rovescia!
Ma Gesù fa sempre così. Rivolta come un calzino il nostro mondo egoista e ipocrita, lo manda in tilt e non gli importa dell'ordine costituito, rovescia i valori stabiliti, per mettere al loro posto un ordine sociale del tutto nuovo.
Gesù è ora in casa di Zaccheo e non gli dice di vendere la casa e di seguirlo. Gli dice soltanto: "Devo fermarmi da te".
Di due tipi sono le chiamate di Gesù. Al giovane ricco: "Va', vendi tutto ciò che hai e seguimi. Non prenderti bauli, non ti serviranno, provvederò io a te". A Zaccheo: "Oggi devo fermarmi da te".
E una non è più facile dell'altra. Sarebbe molto più comodo per tutti se Gesù se ne stesse in chiesa: di tanto in tanto gli potremmo fare una visitina, quando ce ne vien voglia, con comodo, quando il nostro spirito è ben disposto o si ha bisogno di lui.
Ma avere Gesù in casa!
Non è meno difficile ed esigente che seguirlo sulle strade...
Quando Gesù ci dice di voler vivere in casa nostra e noi lo riceviamo in casa nostra, allora molte cose trasformerà in noi e nel nostro modo di vivere.
Un'antica storia ebraica racconta:

Un giorno i discepoli di un rabbino irruppero nell'aula e, raggianti, riferirono la lieta notizia: "E' giunto il messia!" Senza scomporsi, il maestro si accostò alla finestra, volse attorno lo sguardo e osservò la gente che, come ogni mattino, si muoveva frettolosa lungo le strade; i poveri ai crocicchi chiedevano l'elemosina, i padroni inveivano contro i servi, i bambini piangevano, i ciechi erano condotti per mano, gli sciancati faticavano a camminare.
Tornò a sedersi, invitò gli alunni a continuare a studiare, poi soggiunse: "Come può essere venuto il Messia se nel mondo tutto continua come prima?"

Lo sapete anche voi che spesso nelle famiglie non si vive veramente insieme, non si parla molto.
E che perfino si può aver impiantato, in perfetta buona fede, tutto un sistema per evitarsi accuratamente gli uni gli altri. La donna si mura nelle sue faccende di casa.
Il marito ha la lettura del giornale o la televisione o il lavoro a occuparlo e preoccuparlo di continuo.
Ma a quella brava massaia Gesù dice: "No, forse potresti smettere di fare tutto questo bell'ordine, siedi, ascolta tuo figlio, tua figlia, prenditi del tempo per stare con loro...".
E a quel lavoratore modello di suo marito: "Non cominciare dal giornale, dalla televisione, ma va' a parlare con tua moglie, con i tuoi figli".
Molti non sanno cosa sia essere padre. Credono che basti non far mancare il pane ai figli e indirizzarli su quella che pensano essere la buona strada.
Essere padre è molto di più. È anzitutto amare i figli, ascoltarli, essere attenti a ciò che sono,
rispettare la loro crescita e aiutarli a crescere, proteggendoli, ma anche dando loro fiducia e lasciando che si prendano il loro spazio.
È una vocazione speciale, essere padre o madre, è una cosa molto esigente e molto bella, perché è una chiamata di Dio: è Dio che vuole fermarsi da noi.
Oggi prendiamoci dunque il tempo per ascoltare la chiamata di Dio in noi.
Ascoltare Dio che ci chiama per nome, recuperare l'amore della nostra giovinezza, rivivere la nostra prima chiamata e il nostro primo "sì" a Gesù, oppure sentire adesso per la prima volta la sua chiamata. Prendiamoci del tempo per ascoltare Gesù che ci chiama, come in quel primo giorno, a seguirlo, amarlo, riceverlo in casa nostra.

È il mistero della "conversione", come suggerisce questo dialogo tra un uomo convertito di recente a Cristo e un amico non credente:

" Così ti sei convertito a Cristo? ".
"Sì".
"Allora devi sapere un sacco di cose su di lui. Dimmi, in che paese è nato? ".
" Non lo so ".
" Quanti anni aveva quand'è morto? ".
" Non lo so ".
" Quante prediche ha pronunciato? ".
" Non lo so ".
" Sai decisamente ben poco per essere un uomo che afferma di essersi convertito a Cristo! ".
"Hai ragione. Mi vergogno di quanto poco so di lui. Ma quello che so è questo: tre anni fa ero un ubriacone. Ero pieno di debiti. La mia famiglia cadeva a pezzi. Mia moglie e i miei figli paventavano il mio ritorno a casa ogni sera. Ma ora ho smesso di bere; non abbiamo più debiti; la nostra è ora una casa felice; i miei figli attendono con ansia il mio ritorno a casa la sera.
Tutto questo ha fatto Cristo per me. E questo è quello che so di Cristo! ".
Don Bruno FERRERO sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it  

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