Bruno FERRERO sdb, "QUEL FARISEO SIAMO NOI!"

23 ottobre 2016  | 30a Domenica T. Ordinario - Anno C   |  Omelia
QUEL FARISEO SIAMO NOI!

Sotto sotto, nel brano di Vangelo che abbiamo ascoltato risuona quella frase che spesso irrita molte
delle nostre giornate: "Lei non sa chi sono io !"
I racconti di Gesù si devono ascoltare con gli occhi e lo possiamo vedere bene questo bel fariseo tutto in ghingheri, vanitoso, con l'abito di ordinanza che:

"stando in piedi, pregava così tra sé"
Sta in piedi, ben piantato, a testa alta come chi si sente padrone del mondo. È facile vederlo tronfio che prega "tra sé", cioè tiene un comizio elettorale a Dio e recita il suo personale, e un po' blasfemo, Magnificat:

"O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo".

Si parla addosso, contratta alla pari con Dio: gli fa capire che paga il biglietto dovuto e basta.
Al fondo, quasi rannicchiato, c'è l'altro, un "tagliato fuori" dal rapporto con Dio:

"Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".

Non osa alzare gli occhi.
Proprio gli occhi, alla fine, sono i silenziosi protagonisti della storia di Gesù, come della nostra vita.
Gli occhi del Fariseo hanno un problema.

Una donna si lamentava con un'amica di avere una vicina di casa piuttosto disordinata.
"Dovresti vedere come sono sporchi i suoi bambini, per non parlare della casa! C'è quasi da vergognarsi a vivere nella stessa zona. Dai un'occhiata a quei panni stesi ad asciugare. Guarda che strisce nere ci sono sulle lenzuola e gli asciugamani!"
L'amica si avvicinò alla finestra ed esclamò:
"Credo che il suo bucato sia pulito, cara, le strisce sono sui tuoi vetri".

Gli occhi del Fariseo sono talmente sporchi da essere diventati uno specchio. Così lui vede soltanto se stesso. O se sfiora con lo sguardo quelli che incontra sulla sua strada, la polvere dei suoi occhi li rende impietosi. Le peggiori strisce di sporco sono i pregiudizi.

Un boscaiolo non riusciva più a trovare la sua ascia preferita. Girò e rigirò per la casa, ma non la trovò. Si affacciò alla finestra spazientito. Proprio in quel momento passava sulla strada il figlio dei suoi vicini. "Ha proprio l'aria di ladro di asce", pensò il boscaiolo. E più guardava il giovane, più pensava che portava proprio i capelli da ladro di asce e che la sua voce aveva in tutto e per tutto il timbro da ladro di asce.
La settimana dopo, il boscaiolo ritrovò la sua ascia. Stava dietro un armadio, dove (finalmente si ricordò) l'aveva riposta lui stesso. Si affacciò alla finestra soddisfatto. Proprio in quel momento passava il figlio dei suoi vicini.
"Non ha proprio l'aria da ladro di asce", pensò allora. "E neppure i capelli o la voce...".

Quante volte giudichiamo gli altri solo in base a nostri pregiudizi. Il fariseo dice: "non sono come gli altri". E noi pensiamo: " quello è uno fannullone..." o "ha la faccia da spacciatore..." o "con tutti quei tatuaggi è certamente un delinquente...".

Non tiriamoci fuori troppo presto. Quante volte siamo anche noi siamo umanamente e spiritualmente "ipovedenti" come il Fariseo della parabola, anche se magari riusciamo a leggere il numero di targa di un'auto da grande distanza.

La sporcizia che si è accumulata sui nostri occhi ha diversi nomi, qualunque sia la nostra età. Si chiama collera, invidia, indifferenza, disinteresse, menefreghismo.
Non vediamo la mano tesa dell'amico che vuol far pace, non ci accorgiamo delle cose belle che fanno gli altri, pensiamo che la mamma o la moglie possa anche arrangiarsi da sola, non pensiamo a quanto possa essere stanco un papà, la sera.
Siamo accecati dai nostri "voglio", dalle nostre presunzioni.
Ci siamo accecati da soli: non pensiamo che a noi stessi, a quello che facciamo noi, ascoltiamo solo le nostre parole. E allora è come se gli altri non esistessero più. Non li vediamo proprio.
E Dio diventa solo un riferimento vago, l'attaccapanni a cui appendere il nostro diploma dei meriti.
Il pubblicano invece ha pulito i vetri della sua finestra: ci vede chiaro, riconosce la propria verità, così può vedere la grandezza e la bontà di Dio e la sua diventa una vera preghiera.
E, come sempre, al di sopra di tutto ci sono gli occhi di Dio. Gesù lo mette in chiaro subito:

"Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato"
Gli occhi di Dio vedono diversamente:

"Il Signore è giudice e per lui non c'è preferenza di persone. Non è parziale a danno del povero e ascolta la preghiera dell'oppresso. La preghiera del povero attraversa le nubi"
Il Signore è verità e ci vuole guarire.
Vuole insegnarci a guardare e a vedere finalmente tutte quelle realtà che la nostra ingombrante vanità troppo spesso ci impedisce di riconoscere.
Apriamo gli occhi e guardiamo quelli che sono intorno a noi. Cerchiamo di conoscerli, di capire le loro preoccupazioni, i loro desideri, la loro bontà.
C'è quella bella frase nel Vangelo: "I tuoi occhi sono come una lampada per il corpo: se i tuoi occhi sono buoni, tu sei totalmente nella luce: se invece sono cattivi, tu sei nelle tenebre. Perciò stai attento che la tua luce non diventi tenebra" (Vangelo di Luca 11,34-35). Lasciamo che la luce inondi tutto il nostro essere, così con il cuore libero possiamo pregare:

Le mie giornate, Signore, sono intessute di incontri. Quante persone ho incrociato oggi sulla mia strada.
Gli operai, l'autista del bus, i miei compagni, le donne che andavano al mercato, i professori...
Ma è come se giocassi con loro a moscacieca.
Li incrocio, ma non li vedo veramente.
Aiutami, Signore, a strapparmi dagli occhi questa benda che mi impedisce di vedere gli altri.
Aiutami a trovare la via verso il loro cuore, aiutami a donare loro la mia anima, attraverso il mio sguardo.
I miei occhi sono come la lampada del mio corpo. I miei occhi sono la porta del mio cuore. E quando guardo gli altri con amicizia, è come se aprissi loro la porta della mia casa.
Signore, io lo so: colui che non vede il fratello, colui che non ti scopre negli altri e nel creato, colui non può entrare nel tuo Regno.
Signore, aprimi gli occhi perché siano come finestre spalancate per accogliere tutti quelli che oggi incontrerò.

Don Bruno FERRERO sdb
Fonte:http://www.donbosco-torino.it/