Clarisse di Via Vitellia,"Ma la sua statura ora è un'altra"

XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (30/10/2016)
Vangelo: Lc 19,1-10 
COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura delle Clarisse di Via Vitellia
Ci stiamo ormai avvicinando al termine dell'anno giubilare della misericordia, e la liturgia di oggi ci
aiuta a ravvivare con forza la grazia di questo tempo benedetto e santo voluto da Papa Francesco: siamo figli di un Dio indulgente e compassionevole, "lento all'ira e grande nell'amore". Per tutto l'anno abbiamo ripetuto questo ritornello, nelle liturgie, nelle catechesi, negli incontri... Ma quanto siamo stati capaci di calarlo veramente nella vita, al punto da esserne davvero convertiti nel profondo?
Zaccheo era un uomo ricco e potente, ma piccolo. E per un uomo questo è in genere un limite capace di creare disagio e tensione interiore. Nel disagio nessuno di noi sta volentieri, dunque si mettono in atto meccanismi più o meno maldestri per uscirne. Il potere e la ricchezza servono a Zaccheo per recuperare in qualche modo quei centimetri che mancano, per cui non è ipotetico pensare che li abbia perseguiti con mezzi leciti e illeciti: "Se ho rubato qualcosa a qualcuno, restituisco quattro volte tanto", come dirà lui stesso tra poco.
Sta per passare Gesù, il nuovo profeta di cui tutti parlano, una persona importante. Questa volta, però, potere e ricchezza a Zaccheo non servono a nulla, perché questo personaggio importante è diverso dagli altri, su di lui potere e ricchezza non hanno alcuna presa. Dunque a Zaccheo non resta che salire su un sicomoro, cioè non gli resta altro che prendere finalmente contatto col proprio limite nella sua inesorabile verità.
Così è. Un primo servizio che Gesù ci rende è di mettere a nudo la nostra verità, perché gli espedienti umani a cui a volte ricorriamo per mascherare le nostre povertà, di fronte a lui non servono a nulla: lui è la Verità (cf. Gv 14,6), ed è possibile incontrarlo solo nella nostra verità. Dobbiamo ricordarlo in questo Anno Santo: se vogliamo vivere l'incontro pieno con la sua misericordia, il punto di partenza imprescindibile è la presa di coscienza umile della nostra miseria, è il coraggio di riconoscere quei centimetri che ci mancano.
Gesù alza gli occhi, Lui, per l'ennesima volta il più piccolo, il minore. Ma a Gesù questo non fa problema, Lui è il Dio che ha lasciato il seno del Padre per abbracciare la povertà della carne umana... Non gli costa nulla essere in basso! Lo guarda, lo invita: "Scendi subito. Non scappare da te stesso, non cercare ancora una volta espedienti per uscire dal tuo limite. Vieni giù dove sono io, in basso". E non si ferma qui: "Oggi devo fermarmi a casa tua". Come dire: "Entro io nel tuo limite, nella tua casa di uomo ricco e potente, una casa di peccato perché costruita sul peccato". "Devo", cioè: "È il mio dovere, il mio compito, la mia missione, la volontà del Padre per me: entrare nel peccato dell'uomo per squarciarlo con la luce della grazia e della salvezza, cercare e salvare ciò che è perduto".
E Zaccheo si precipita giù, ridiventa piccolo e finalmente felice, corre dentro il suo limite che non avverte neppure più, perché dentro il suo limite è entrato l'uomo più ricco e potente che abbia mai conosciuto: ricco di povertà e potente nell'umiltà.
Poi Zaccheo si alza: fa sorridere questa sottolineatura... Si alza lui che anche in piedi resta comunque piccolo! Ma ormai la statura di Zaccheo è ben altra, anche lui è ricco di povertà - al punto da dividere il patrimonio con i poveri -, ed è potente nell'umiltà - al punto da riconoscere di aver rubato e restituire quattro volte tanto. La metà del patrimonio la dona ai poveri, dall'altra metà sottrae ciò che deve a chi ha derubato... ben poco gli resterà della sua ricchezza, ben poco del suo potere.
Ma la sua statura ora è un'altra: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza". Zaccheo entra nella schiera eletta dei salvati, dei perdonati. Dei risorti, di coloro cioè che stanno in piedi, eretti, finalmente liberi dalla schiavitù del peccato, il vero nemico capace di ridurre la statura dell'uomo. Schiera per altro numerosa, molto numerosa, perché in essa tutti possiamo riconoscerci, se siamo onesti. Infatti: "Chi è senza peccato scagli per primo la pietra" (cf. Gv 8,7)... E come segno certo e inequivocabile di questa vita ritrovata Zaccheo entra subito in una logica di dono, di misericordia: dona i soldi ai poveri, restituisce il mal tolto. Apre dunque relazioni improntate alla carità, lui che aveva sempre vissuto nella logica dell'accaparramento e del furto.
Ecco che allora tutti ci possiamo ritrovare in questo vangelo. Possiamo partire dal riconoscere i cm che ci mancano a..., i doni di cui ci sentiamo carenti per sentirci persone riuscite nella vita.
Per poi passare a considerare quali meccanismi abbiamo da sempre messo in atto per recuperare i cm e sentirci "alti". Quindi consegnarli a Gesù in un atto di onestà. Poi dovrebbe venirci quasi spontaneo guardarci in giro per capire come aprirci alla carità, al dono di noi stessi ai fratelli.
E allora saremo piccoli a sufficienza per attraversare la Porta Santa, la porta della misericordia, che, come ogni porta, pone dei limiti per chi è troppo alto e si deve forse abbassare, ma mai per chi è piccolo, che sicuramente non troverà ostacoli nel varcarla.


Fonte:http://www.qumran2.net/

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