don Giacomo Falco Brini "Il tuo volto io cerco"

Il tuo volto io cerco
don Giacomo Falco Brini  
XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (30/10/2016)
Vangelo: Lc 19,1-10 
Ci sono pagine del vangelo che fanno letteralmente scatenare la fantasia: in questi casi, perdo il
controllo della mia facoltà immaginativa. Il vangelo di domenica è una di queste pagine. Per favore, perdonate subito chi scrive se nel commento si prenderà qualche licenza narrativa.
Il Signore Gesù sta entrando a Gerico, la città inespugnabile (cfr. Gs 6,1ss.). E lì vive un uomo inespugnabile, Zaccheo, il ricco capo dei pubblicani (Lc 19,2). Egli è uno di quelli di cui il Signore dice: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio (Lc 18,25); uno davanti al quale anche noi, insieme ai primi discepoli, ci interroghiamo: "e chi si può salvare?" (Lc 18,26). Ma Zaccheo, quel giorno, udì il frastuono della gente che faceva ressa attorno a un uomo. Perché tutta quella agitazione? La notizia giunse anche alle sue orecchie: "sta passando in città Gesù, il Rabbi di Nazareth!" (Lc 19,1) Il cuore di Zaccheo è colto da una improvvisa ma non definibile emozione. Esce fuori, si dirige nella calca, anche lui vuole vedere Gesù. Cerca e ricerca un punto di osservazione adeguato, ma non gli riesce; nella folla son tutti più alti di lui, non gli permettono di vederlo (Lc 19,3). Zaccheo non desiste. Perché non ha rinunciato? Perché non ha lasciato perdere questa sua voglia? Perché questa curiosità? Cosa aveva dentro di sé da ingegnarsi così tanto a cercare un posto dove poter finalmente vedere il figlio del falegname di Galilea? Forse che qualche cittadino compiacente non poteva farlo salire sul balcone di casa sua? O forse sapeva che qualsiasi richiesta di questo tipo sarebbe stata respinta, disprezzato e scomunicato com'era presso la cittadinanza e le autorità religiose?
Una volta mi trovavo a meditare questo testo da solo, davanti al tabernacolo. Ho rivolto direttamente questi interrogativi a Zaccheo, convinto di essere ascoltato. In fondo, mi dicevo, è uno dei primi amici di Gesù, è un santo, me lo farà questo piacere! Non ho avuto risposte dirette, ma condivido volentieri quel che ho sentito formarsi nel profondo della mia interiorità, mentre meditavo.
Allora Zaccheo corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là (Lc 19,4). Il capo dei pubblicani vede la strada che Gesù deve percorrere. Più avanti, vede che c'è un bell'albero frondoso: da lì si può vederlo bene, lì si può anche rimanere nascosti da occhi indiscreti! Non so se Zaccheo avrebbe potuto dire con parole sue cosa esattamente lo muovesse a salire su quell'albero. E poi diciamocelo, è un po' ridicolo alla sua età: non è forse quando si è bambini che si sale sugli alberi? Anzi, penso sinceramente che non sapesse proprio il senso profondo di quel che faceva, ma lo fece! Forse, nella sua vita socialmente e religiosamente disprezzata, c'era una fame profonda che né il potere né il denaro di cui disponeva riuscivano a soddisfare. Forse, da qualche parte, aveva udito parlare di questo strano maestro che non si rifiutava di stare e persino di mangiare con peccatori come lui: come era possibile? Forse aveva sentito parlare della lezione data a Simone il fariseo, in casa sua, con una nota prostituta di quel luogo (Lc 7,36-50). Forse era nato in lui un desiderio: "sarebbe bello conoscere questo Gesù! Non ho mai sentito finora di un rabbino in Israele che si intrattenga volentieri con gente come noi, che mangi anche in casa di persone come noi...sarà vero che costui parla e agisce così? Se Lui è così, come può essere il suo volto? Come può essere la sua voce? Cosa può fare la sua parola in chi l'ascolta?". Zaccheo cercava di vedere chi era Gesù. Quel balzo sull'albero mi sembra rivelare che in lui non ci sia la morbosa curiosità "gossippara" di Erode (cfr. Lc 9,9 e 23, 8-9), tanto diffusa oggi, ma l'attrazione misteriosa di chi si chiede: "chi è veramente Gesù?". Perché c'è una curiosità "possessiva", quella di chi cerca con lo sguardo una persona ma solo per poterla controllare; e c'è anche una curiosità "contemplativa", quella di chi cerca con un altro sguardo la persona, aprendosi al suo mistero, senza pretendere nulla da essa.
Zaccheo si è sistemato tra i rami del sicomoro: gli basta vedere a distanza Gesù, non desidera altro. Il momento dell'incontro è imminente: "finalmente da quassù vedrò il suo volto un po' da vicino, vedrò come guarda gli altri attorno a sé, vedrò se davvero come dicono ci sono peccatori come me che camminano vicino a lui, vedrò...". Come non ricordare le parole di quel salmo? Il mio cuore ripete il tuo invito: "cercate il mio volto". Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto (Sal 26)
Gesù giunge sul posto. Ed ecco, il suo maestoso sguardo si alza verso di lui: Zaccheo scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua (Lc 19,5). Sorpresa inaudita! Zaccheo ha un sussulto di gioia e obbedisce istintivamente all'invito/auto-invito del Signore (Lc 19,6). L'uomo che cercava con lo sguardo lo sconosciuto Gesù ora scopre che dal Suo sguardo era cercato e persino conosciuto per nome! Oggi stesso il maestro sarà a casa sua! Gesù a casa dell'immondo Zaccheo, il capo dei pubblicani! Non è possibile,...anzi sì! Perché ciò che è impossibile presso gli uomini è possibile a Dio! Tutto è possibile a Dio! (Mc 10,27). Che cos'è la fede cristiana secondo Zaccheo? E' incontrare Gesù rimanendo sbalorditi dal suo modo di guardarti e relazionarsi con te. E' scoprire personalmente che quello che si dice su di Lui non sono frottole, non sono nemmeno storie belle per pochi eletti, ma è un dono per tutti, anche per me!
"E Gesù va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico - perché anche a quel tempo si chiacchierava tanto! - che diceva: ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quello schifoso di pubblicano? Sì, da lui, perché lui era perduto; e Gesù dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo» (Lc 19,9). In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, entrò la pace, entrò la salvezza, entrò Gesù. Non c'è professione o condizione sociale, non c'è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. Il nome Zaccheo significa "Dio ricorda": Egli ricorda sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Lui è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno. Guardiamo Zaccheo, oggi, sull'albero: il suo è un gesto ridicolo, ma è un gesto di salvezza. E io dico a te: se tu hai un peso sulla tua coscienza, se tu hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po', non spaventarti. Pensa che qualcuno ti aspetta perché mai ha smesso di ricordarti; e questo qualcuno è tuo Padre, è Dio che ti aspetta! Arrampicati, come ha fatto Zaccheo, sali sull'albero della voglia di essere perdonato; io ti assicuro che non sarai deluso. Gesù è misericordioso e mai si stanca di perdonare! Ricordatelo bene, così è Gesù. Lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: "Oggi devo fermarmi a casa tua", cioè nel tuo cuore, nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall'egoismo e fare della nostra vita un dono d'amore. Gesù può farlo; lasciati guardare da Gesù!" (Papa Francesco, Angelus, 3.11.2013)
Le ultime parole di Gesù nel vangelo generalmente sono anche tra le prime ad essere dimenticate: Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto (Lc 19,10). Cercare e salvare: identità e missione del Signore Gesù, identità e missione della sua chiesa che prosegue nella storia. Volto di Dio, volto della chiesa. Dio ci faccia la grazia di non perdere di vista il suo Volto, perché subito perderemmo di vista il nostro.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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