Don Paolo Zamengo,Gli altri dove sono?

Gli altri dove sono?    Lc 17, 5-10
DOMENICA XXVIII DEL TEMPO ORDINARIO
Sei un lebbroso! Una condanna mortale. La lebbra macchiava in maniera indelebile la onorabilità di
una persona  e ne decretava la morte civile. Ma questi dieci lebbrosi non perdono fiducia, hanno già troppo sofferto. Un giorno hanno sentito del passaggio di Gesù e perciò lo cercano e lo invocano perché è la loro ultima possibilità prima di morire definitivamente.

Gesù li accoglie e li guarisce. E partono tutti e dieci ma soltanto uno, il samaritano, torna indietro  a ringraziare. Il vangelo è pieno di guariti ma non tutti i guariti sono anche salvati. Non per tutti il rifiorire della salute del corpo ha significato la scoperta di una nuova relazione con Dio.

Ai più che non tornano basta la guarigione per scatenare la gioia. Non tornano perché  sono annegati nell’euforia di un evento che sembrava impossibile. Non tornano  perché smaniosi di battere i pugni  e reclamare i diritti negati. Vogliono urlare la ritrovata voglia di vivere  sul muso di chi troppo in fretta li aveva cancellati dalla  terra.

Solo uno. Uno della Samaria, un estraneo, un pagano si ferma a pensare che la vera lebbra della vita è la mancanza di relazioni profonde. Perciò torna a cercare Gesù perché ha scoperto la comunione con lui. Troppo importante è Gesù e non solo i suoi doni.

Quest’uomo doppiamente scomunicato  perché lebbroso e perché samaritano è  il vero miracolato.    Torna vivo perché segue il suo cuore prima che le prescrizione della legge. Solo lui è gloria di Dio, lui ritornato uomo e ritornato figlio.

Forse anche noi cerchiamo i miracoli. Una ricerca sofferta quando nasce da situazioni drammatiche, altre volte è un semplice alibi per nascondere il poco impegno di fronte alle difficoltà quotidiane. Riduciamo Dio a un gratta e vinci o  a una slot machine che ci ruba soldi e testa.

L’evangelista Luca non descrive per niente la guarigione di questi lebbrosi. Preferisce mettere in evidenza il gesto dell’unico che torna indietro a ringraziare. Il suo è un atto di coraggio che gli merita l’approvazione di Gesù. Il vero miracolo non è la scomparsa della lebbra ma la scoperta che Gesù è la sorgente della guarigione.

I nove lebbrosi guariti ma ingrati sono l’immagine di un cristianesimo diffuso che ricorre a Dio solo nel bisogno. Un Dio superfluo nella normalità della vita ma tirato in ballo in caso di necessità. I nove lebbrosi si accontentano della pelle guarita ma non vedono la lebbra che insidia il loro cuore. Non la riconoscono e smarriscono anche Gesù.

Lo hanno cercato prima, lo hanno visto ma non lo hanno incontrato. Cosa costava fermarsi un po’ con lui e ascoltarlo? Il vero miracolo è scoprire il senso della vita. E il miracolo della vita ha bisogno di luce. Quante volte ci smarriamo anche noi  nei labirinti dell’esistenza in un tragico gioco di specchi contro cui si infrangono le nostre grida di aiuto.

“Bella la vita dicevi tu e t' ha imbrogliato e t' ha fottuto proprio tu. Con le regine, con i suoi re il carrozzone va avanti da sé”.     (da Il carrozzone di Renato Zero)