FIGLIE DELLA CHIESA, #LectioDivina"Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto"


XXXI Domenica del Tempo Ordinario
Antifona d'ingresso
Non abbandonarmi, Signore mio Dio,

da me non stare lontano;
vieni presto in mio aiuto,
Signore, mia salvezza. (Sal 37,22-23)

Colletta
Dio onnipotente e misericordioso,
tu solo puoi dare ai tuoi fedeli
il dono di servirti in modo lodevole e degno;
fa’ che camminiamo senza ostacoli
verso i beni da te promessi.

Oppure:
O Dio, che nel tuo Figlio
sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto,
rendici degni della tua chiamata:
porta a compimento
ogni nostra volontà di bene,
perché sappiamo accoglierti con gioia nella nostra casa
per condividere i beni della terra e del cielo.

PRIMA LETTURA (Sap 11,22-12,2)
Hai compassione di tutti, perché ami tutte le cose che esistono.
Dal libro della Sapienza

Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,
chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
aspettando il loro pentimento.
Tu infatti ami tutte le cose che esistono
e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,
Signore, amante della vita.
Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 144)
Rit: Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Rit:

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Rit:

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. Rit:

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. Rit:

SECONDA LETTURA (2Ts 1,11-2,2)
Sia glorificato il nome di Cristo in voi, e voi in lui.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.

Canto al Vangelo (Gv 3,16)
Alleluia, alleluia.
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.
Alleluia.

VANGELO (Lc 19,1-10)
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Preghiera sulle offerte
Questo sacrificio che la Chiesa ti offre, Signore,
salga a te come offerta pura e santa,
e ottenga a noi la pienezza della tua misericordia.

Antifona di comunione
Tu mi indichi il sentiero della vita, Signore,
gioia piena nella tua presenza. (Sal 16,11)

Oppure:
Dice il Signore: “Come il Padre che ha la vita ha mandato me
e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me”. (Gv 6,57)

Oppure:
“Scendi, Zaccheo:
perché oggi devo fermarmi a casa tua”. (Lc 19,5)

Preghiera dopo la comunione
Continua in noi, o Dio, la tua opera di salvezza,
perché i sacramenti che ci nutrono in questa vita
ci preparino a ricevere i beni promessi.

Lectio
Introduzione:
I brani della liturgia di questa domenica ci parlano di un Dio amante della vita e delle sue creature. Il suo amore per il mondo raggiunge l’apice nel dono del Figlio unigenito, che si ferma a pranzo a casa di un pubblico peccatore, Zaccheo. Il Salmo responsoriale e il canto al Vangelo riassumono e legano la prima e la terza lettura: la compassione di Dio, che ricopre il peccato degli uomini, trova un esempio formidabile in Zaccheo.

I lettura:
Questa pagina del libro della Sapienza ci rivela un volto tenero di Dio. Vediamo come allora non è affatto fondata la scissione che qualche eretico pone tra l’Antico Testamento, dove dominerebbe solo un Dio minaccioso, vendicativo e castigatore, in opposizione al Dio misericordioso e redentore portato da Gesù Cristo. La Parola di Dio ha un’unica fonte: Dio stesso. Egli è fedele e mantiene le sue promesse. L’Alleanza è eterna da sempre e non vacilla, sia che abbia a che fare con i buoni, sia con i cattivi. Qui il sapiente con stupore contempla e proclama l’amore che Dio nutre per le sue creature, seppur piccole: il disprezzo e l’odio gli sono estranei. Per amore dona la vita, per amore infonde il suo Spirito e conserva in vita ogni creatura “bella e buona”. La ri-creazione dell’uomo, dopo la caduta nel peccato, si avrà con e in Cristo che “fa nuove tutte le cose”, rinnova ogni persona.

Vangelo
Eccoci a prendere in mano uno dei brani più conosciuti: la conversione di Zaccheo. Insieme alla parabola del samaritano e del padre misericordioso, questo racconto si può considerare un “Vangelo nel Vangelo”, nel senso che ne esplicita gli elementi fondamentali.
Fin da subito la buona notizia è che al centro della scienza troviamo Zaccheo, un uomo con un identikit ben preciso: capo dei pubblicani e ricco. Non viene detto prima che è ricco, ma prima che è capo dei pubblicani. È facile pensare quindi che le ricchezze che possiede sono conseguenza dell’essere capo dei pubblicani ed effettivamente il testo ce lo confermerà alla fine. Pensiamo quindi a quanto odio aveva contro di sé questo uomo. Frodava gli altri per arricchire se stesso. Nonostante queste premesse poco rassicuranti, scorgiamo in Zaccheo un appiglio al bene: “cercava di vedere chi era Gesù”. Pertanto lo conosceva ma solo per nome. Aveva sicuramente sentito parlare di questo uomo un po’ controcorrente, ma era entrato mai in relazione diretta con lui. Il rapporto era superficiale. Anche a noi da piccoli o da grandi ci hanno parlato di Gesù e può anche essere che non abbiamo ancora avuto lo slancio di vedere con i nostri occhi CHI E’. Ci accontentiamo forse delle parole che altri ci dicono di Lui, ma non facciamo nessun tentativo per conoscerlo a tu per Tu. Anzi, un primo ostacolo che Zaccheo e che anche noi possiamo incontrare è la folla. Ciascuno dà un nome diverso a questo “muro”: la paura, il disinteresse, il conformarsi al “così fan tutti”, “mi basto, non ho bisogno che Dio entri nella mia vita”, “mi vergogno, meglio che rimanga dove sono”…
Corse avanti: Zaccheo fa una fatica in più degli altri. Non si accontenta come la folla, si prende per tempo anche se questo gli costa uno sforzo maggiore in fiato ed energia. Non è difficile pensare che qualche altro tra la gente si sia messo a saltare sul posto allungando il collo e gli sarebbe bastato dicendosi magare anche che un tentativo l’aveva pure fatto. Zaccheo invece è deciso. Da quello che gli avevano detto su Gesù gli era bastato per capire che non voleva perdere un’occasione così importante per conoscerlo non solo per nome ma faccia a faccia.
“Era piccolo di statura”: la sua altezza naturale non gli basta, non ha in se stesso la possibilità per vedere Gesù. Ha però l’ingegno per trovare altre vie. Si fa aiutare: sale su qualche cosa che deve essere più saldo di lui, altrimenti c’è il rischio di cadere. Si fa aiutare da qualcosa di certo, sicuro, che non lo lascia a terra nel momento più importante. Non è difficile attribuire un significato simbolico a questa pianta di sicomoro: la Chiesa. È questa madre che, silenziosamente, è presente nella nostra vita, ha radici che sprofondano in duemila anni di Tradizione ed è presente con l’unico scopo di farci incontrare con Cristo, con discrezione, non per obbligo ma se vogliamo. La Chiesa è il luogo dove il nostro sguardo si può incrociare con quello del Signore. Lui che si è abbassato fino alla morte, non con superiorità ma nell’umiltà profonda ci guarda. Non oso immaginare lo sguardo di Zaccheo nel vedere che Gesù guardava proprio in sua direzione! Quando papa Francesco passa in piazza san Pietro o nei raduni in giro per il mondo, l’unico desiderio dei pellegrini è incrociare il suo sguardo. Si sente subito dire: “Mi ha visto!” “Ha guardato me!” Possiamo solo immaginare un po’ lo stupore e la gioia di questo incrocio di sguardi del Vangelo: “Ha guardato me e mi ha chiamato per nome!” avrà detto il cuore di Zaccheo colmo di gioia. Che meraviglia sapere che Cristo non chiama per nome solo Zaccheo ma anche ciascuno di noi! Pensiamo se la papa mobile si fermasse e il Papa, a nostra insaputa, dicesse: “ehi ciao Giuseppe! Vengo a mangiare da te!” ci sarebbe quanto meno il rischio di un infarto! Immaginiamoci la scena, entriamo nei personaggi, sentiamoci chiamare per nome dal Signore. Egli non lo chiama per dirgli “scendi perché noi due dobbiamo fare i conti!”. No! Guai a noi se pensiamo che Dio voglia entrare in relazione con noi solo per farci pagare tutto il male che commettiamo, tutti gli errori e i peccati fatti. Lui semplicemente ci guarda negli occhi senza vergognarsi, perché il suo unico desiderio è stare con noi, senza né se né ma. Chissà se Zaccheo ha fatto un salto dall’albero per correre in fretta a casa.
Fa impressione sentire poi il mormorio della gente: “Guarda, fra tutte le brave persone di Gerico, è andato proprio dal peggiore, da quello che ruba a tutti!” e chissà quante altre maledizioni hanno detto. Non è facile gioire per la gioia degli altri, soprattutto se non sono secondo i nostri canoni e ancora di più se ci “hanno frodato”. “Casa mia è sicuramente più in ordine della sua” “Sono una brava cuoca… da me avrebbe mangiato meglio!”. Al centro delle persone che mormorano non c’è il fatto che Gesù è andato da Zaccheo, ma da uno “peggio di me”, da un peccatore. Se la folla si rendesse conto che ciascuno di noi è un peccatore, avrebbe gioito perché il pensiero che ne scaturiva sarebbe stato: “è andato da un peccatore! Allora può venire anche da me!” ma l’invidia e il giudizio hanno la meglio.
Questo sguardo travolgente di Gesù, senza che Egli faccia niente se non accogliere Zaccheo così com’è, ha una forza inimmaginabile: suscita un cambiamento radicale. Prima agiva in un modo, ma ora che ha incontrato la bellezza della Bontà, dell’Onestà, dell’Accoglienza non può fare a meno di diventargli simile il più possibile è implicito lo stesso imperativo categorico dei primi versi “oggi devo fermarmi a casa tua, non posso non farlo!” e così ora Zaccheo: “Devo cambiare stile di vita, non posso non farlo!”.
Il Signore a braccia larghe include tutti, non esclude nessuno. Chiediamogli di ascoltare la sua voce che ci chiama per nome, il suo autoinvito a casa nostra, chiediamogli di avere i suoi stessi sentimenti!
Appendice
La conversione di Zaccheo
Il Maledetto cinge la spada contro di noi e mostra le armi per spaventarci, ma esse si struggono come cera sui corpi che non si lasciano indurre al peccato Si adira Satana, perché la schiera dei giusti è più numerosa del suo esercito. E perfino il suo gregge insorge e fugge verso il Figlio di Maria.
Si è allontanato da lui il suo zelante seguace Zaccheo, poiché il Signore l`ha incontrato e l`ha accolto benevolmente; il sicomoro lungo la via è stato il suo rifugio. Ne è sceso stanco e ha riacquistato le forze. Stando sull`albero, Gesù lo ha illuminato con la sua luce; sul ramo, le tenebre si sono dissipate.
Eva ha seguito il cattivo consiglio e l`ha fatto suo, ma è apparsa Maria, la Santa, e le ha ridato l`antico splendore. Il serpente ha mescolato segretamente il peccato con il sangue della morte e lo ha porto ad Eva. E perché ella non rifiutasse la bevanda, ha simulato amicizia. Nostro Signore ha mescolato col sangue il proprio vino, lo ha reso medicamento di vita e lo ha dato a bere. L`innocente (Maria) ha assaggiato ed ha dominato il sale mortale della terra. In paradiso, il peccato ha assalito Eva e quando ella gli ha ceduto l`ha scacciata dal paradiso. Ha dato ascolto al serpente ed ha perso il giardino. Il serpente che non ha piedi ha impedito il passo ad Eva, ma Maria ha servito la madre. La giovane ha portato la vecchia per poter vivere nell`antica dimora. E` morta Eva in tarda età, ma ha generato Maria, tornando così, giovane. La nascita della figlia ha riparato la colpa dell`antica madre. Eva ha nascosto nel nostro feto il fermento della morte e della miseria. Ma è apparsa Maria che ha tolto questo fermento, perché le creature non si corrompessero.
Dio ha celato le sue onde nella Vergine. Dalla gloriosa è sgorgata la vita. I torrenti hanno risalito i monti, sopra le valli e le voragini. Il Maligno è stato vinto dall`annuncio del Figlio, dinanzi al quale tutti si sono prosternati. A quelli che chiedevano ha rivelato la sua natura, i campi si sono inariditi non potendo sopportare la sua gloria. Quella medicina ha fortificato i ricchi nella grazia, le loro mani l`hanno accolta nel lutto. Le nazioni l`hanno presa, essa ha sanato la ferita prodotta dal serpente.
Il mare della misericordia ha rotto i suoi argini per lavare le colpe di Zaccheo. La grazia ha vinto la colpa, il colpevole si è sollevato senza subire condanna. Gesù è stato benigno con i peccatori, anche se i nemici lo hanno percosso. Il suo amore è stato quello del pastore che è uscito in cerca della pecorella smarrita (cf. Lc 15,4-7). Egli ha affermato solennemente, perché noi gli credessimo, di non volere la nostra perdizione; quando un peccatore fa penitenza, il Padre e i suoi angeli esultano (cf. Lc 15,7-10).
Un giorno, ha vietato di persistere nell`odio e nell`ira. Ha voluto renderci simili a lui che tante colpe perdona agli uomini. Essendo egli giusto, ci salva dalla perdizione dandoci a tal fine i mezzi. In cielo, gli angeli tremano davanti a lui, e agli abitanti della terra si permette di vincere.
Quando le lacrime corrispondono a quello che chiede, egli si lascia commuovere. Tende il suo arco per spaventarci, ma ha pietà e l`arco perde tensione.
Passando vicino all`albero, ha visto il peccatore, lo ha abbracciato con lo sguardo e si è fermato. Un giorno, per Simone oggi ha gioito per Zaccheo e gli ha ordinato di scendere subito dal sicomoro. Il giusto ha comandato al peccatore di comparire triste davanti al tribunale. Come si sarà rallegrato il colpevole, quando ha incontrato il Giudice misericordioso.
Quanto più Zaccheo ha temuto, quanto meno ha osato chiedere il perdono; tanto più il Signore ha avuto pietà, tanto più gli ha usato misericordia.
Giusto e clemente è il Signore, abbiate paura, voi peccatori, ma abbiate fiducia! Perdona le colpe a coloro che fanno penitenza e manda castighi agli ostinati. Per mezzo di Zaccheo, egli ci chiama: guardate al suo amore! Come il pescatore, il Signore getta le reti per potervi prendere in gran numero.
Ha preso il penitente dall`albero, l`ha trapiantato subito nel suo giardino. Ha visto che come Adamo egli aveva perduto la sua gloria, perciò lo ha vestito di un abito tessuto di misericordia. Lodate il Signore che ha trovato e accolto un peccatore, che altrimenti si sarebbe perduto. Ci ha mostrato con ciò la via della sua misericordia.
Signore, invece di salire su un albero, io vengo nella tua casa, mi salvi il tuo mistero! Più grande è la croce che il ramo, si riversi sopra di me la tua misericordia! (Cirillona, Hymn. in convers. Zacch., passim)

Zaccheo: il buon uso delle ricchezze

"Ed ecco un uomo di nome Zaccheo" (Lc 19,2). Zaccheo è sul sicomoro, il cieco è sulla strada. Il Signore ha pietà dell`uno e lo aspetta; nobilita l`altro, onorandolo di una sua visita. Interroga il cieco per guarirlo; si invita a casa di Zaccheo senza essere invitato: sapeva infatti che il suo ospite sarebbe stato largamente ricompensato, e se non gli aveva sentito proferire l`invito con la voce, ne aveva tuttavia sentito il desiderio di farlo...
Ritorniamo ora nelle grazie dei ricchi: non vogliamo offenderli, in quanto desideriamo, se possibile, guarirli tutti. Altrimenti, impressionati dalla parabola del cammello, e lasciati da parte, nella persona di Zaccheo, prima di quando converrebbe, essi avrebbero un giusto motivo per ritenersi ingiuriati.
Essi debbono apprendere che non c`è colpa nell`essere ricchi, ma nel non sapere usare delle ricchezze: le ricchezze, che nei malvagi ostacolano la bontà, nei buoni debbono costituire un incentivo alla virtù. Ecco, qui il ricco Zaccheo è scelto da Cristo: ma donando egli la metà dei suoi beni ai poveri, restituendo fino a quattro volte quanto aveva fraudolentemente rubato. Fare soltanto la prima di queste due cose non sarebbe stato sufficiente, poiché la generosità non conta niente, se permane l`ingiustizia: il Signore poi chiede che si doni, non che si restituisca semplicemente ciò che si è rubato. Zaccheo compie ambedue le cose, e perciò riceve una ricompensa molto più abbondante di quanto ha donato.
Opportunamente si fa rilevare che costui è il "capo dei pubblicani" (Lc 19,2): chi allora potrà disperare della salvezza, quando si è salvato anche colui che traeva il suo guadagno dalla frode?
"Ed era ricco", sta scritto (Lc 19,2), affinché impari che non tutti i ricchi sono avari.
Perché le Scritture non precisano mai la statura di nessuno mentre di Zaccheo si dice che "era piccolo di statura" (Lc 19,3)? Vedi se per caso egli non era piccolo nella sua malizia, o piccolo nella sua fede: egli non aveva ancora promesso niente, quando era salito sul sicomoro; non aveva ancora visto Cristo, e perciò era piccolo. Giovanni invece era grande perché vide Cristo, vide lo Spirito, come colomba, fermarsi su Cristo, tanto che disse: "Ho visto lo Spirito discendere come colomba e fermarsi su di lui" (Gv 1,32).
Quanto alla folla, non si tratta forse di una turba confusa e ignorante, che non aveva potuto vedere le altezze della Sapienza? Zaccheo, finché è in mezzo alla folla, non può vedere Cristo; si è elevato al di sopra della turba e lo ha visto, cioè meritò di contemplare colui che desiderava vedere, oltrepassando l`ignoranza della folla...
Così vide Zaccheo, che stava in alto; ormai per l`elevatezza della sua fede egli emergeva tra i frutti delle nuove opere, come dall`alto di un albero fecondo...
Zaccheo sul sicomoro è il nuovo frutto della nuova stagione. (Ambrogio, In Luc., 8, 82.84-90)

La risposta di fede alla chiamata di Dio
L`occhio della fede, che è stato posto nella pupilla della semplicità, riconosce la voce di Dio non appena l`ascolta...
Tutti coloro che sono stati chiamati hanno obbedito su due piedi alla voce che li invitava, allorché il peso delle cose terrene non si aggrappava alla loro anima. Infatti, i legami del mondo sono un peso per l`intelligenza e per i pensieri, e coloro che ne sono avvinti e impediti difficilmente sentono la voce della chiamata divina.
Gli apostoli, invece, e prima di loro i giusti e i padri, non erano in queste condizioni: obbedirono come viventi, e ne uscirono leggeri, perché nulla del mondo li appesantiva. Niente può legare e impedire l`anima che ascolta Dio: essa è aperta e pronta, sì che la luce della voce divina, ogniqualvolta si fa presente, la trova in condizione di riceverla.
Nostro Signore chiamò Zaccheo dal sicomoro sul quale era salito, e subito Zaccheo si affrettò a scendere e lo ricevette nella sua casa: il fatto è che sperava di vederlo e diventare suo discepolo ancor prima di essere stato chiamato. Ed è cosa davvero ammirevole che egli abbia creduto in lui senza che Nostro Signore gli avesse parlato e senza averlo visto corporalmente, ma solo sulla parola di altri: la fede che era in lui era stata custodita nella sua vita e nella sua salute naturali. Egli ha dimostrato la propria fede allorché credette in Nostro Signore sentendolo annunciare; e la semplicità della sua fede è affiorata quando ha promesso di dare la metà dei propri beni ai poveri e di restituire il quadruplo di ciò che aveva frodato.
In effetti, se l`anima di Zaccheo non fosse stata ripiena in quel momento della semplicità che si addice alla fede, non avrebbe fatto una tale promessa a Gesù e non avrebbe elargito e distribuito in poco tempo quanto il suo lavoro aveva ammassato in lunghi anni. La semplicità spandeva da un lato e dall`altro ciò che la scaltrezza aveva ammucchiato e la purezza dell`anima spargeva ciò che era stato acquisito con i pensieri dell`astuzia; la fede rinunciava a quanto l`ingiustizia aveva trovato e posseduto, e proclamava che non gli apparteneva. Infatti, l`unico bene della fede è Dio e non consente a possedere altro al di fuori di lui; tutti gli altri beni hanno poca importanza per lei, al di fuori di quell`unico bene durevole che è Dio; ed è stata posta in noi per trovare Dio e non possedere che lui, e per vedere che tutto ciò che esula da lui risulta a nostro detrimento. (Filosseno di Mabbug, Hom., 4, 77-80)

Il piccolo Zaccheo (Lc 19,1-10)
Come ha fatto Zaccheo il pubblicano
non mi sono elevato da questa terra vile
sullo slanciato albero della sapienza
per la divina tua contemplazione.

La corta taglia da spirituale
non è cresciuta in me con l`opre buone,
senza posa al contrario è sminuita
fino a ridurmi al latte dei bambini.

A ritroso percorrendo la parabola,
del corpo pravo l`albero ho salito,
per terragno amore dal soave gusto,
come Zaccheo, anche lui sul fico.

Di lì, per la possente tua parola
fammi scendere in fretta come lui;
prendi alloggio nella magion dell`anima,
e con Te, il Padre ed il Consolatore.

Fa` che il corpo che ha reso torto all`anima
in servizio il quadruplo le renda,
e dia metà dei beni corporali
al mio libero arbitrio impoverito,

per la parola tua a lei diretta,
d`ascoltar la tua voce io sia degno,
essendo io del par figlio di Abramo,
del Patriarca seguendone la fede.

(Nerses Snorhalí, Jesus, 668-673)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
la pagina del Vangelo di Luca di questa domenica ci mostra Gesù che, nel suo cammino verso Gerusalemme, entra nella città di Gerico. Questa è l’ultima tappa di un viaggio che riassume in sé il senso di tutta la vita di Gesù, dedicata a cercare e salvare le pecore perdute della casa d’Israele. Ma quanto più il cammino si avvicina alla meta, tanto più attorno a Gesù si va stringendo un cerchio di ostilità.
Eppure a Gerico accade uno degli eventi più gioiosi narrati da san Luca: la conversione di Zaccheo. Quest’uomo è una pecora perduta, è disprezzato e uno “scomunicato”, perché è un pubblicano, anzi, è il capo dei pubblicani della città, amico degli odiati occupanti romani, è un ladro e uno sfruttatore.
Impedito dall’avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa. Questo gesto esteriore, un po’ ridicolo, esprime però l’atto interiore dell’uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un contatto con Gesù. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto, non sa perché fa questo ma lo fa; nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell’albero, lo chiama per nome: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5). Quell’uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell’anonimato; ma Gesù lo chiama, e quel nome “Zaccheo”, nella lingua di quel tempo, ha un bel significato pieno di allusioni: “Zaccheo” infatti vuol dire “Dio ricorda”.
E Gesù va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico (perché anche a quel tempo si chiacchierava tanto!), che diceva: – Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano? Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo» (Lc 19,9). In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, entrò la pace, entrò la salvezza, entrò Gesù.
Non c’è professione o condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. “Dio ricorda”, sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Lui è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno. Guardiamo Zaccheo, oggi, sull’albero: il suo è un gesto ridicolo, ma è un gesto di salvezza. E io dico a te: se tu hai un peso sulla tua coscienza, se tu hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po’, non spaventarti. Pensa che qualcuno ti aspetta perché mai ha smesso di ricordarti; e questo qualcuno è tuo Padre, è Dio che ti aspetta! Arrampicati, come ha fatto Zaccheo, sali sull’albero della voglia di essere perdonato; io ti assicuro che non sarai deluso. Gesù è misericordioso e mai si stanca di perdonare! Ricordatelo bene, così è Gesù.
Fratelli e sorelle, lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: “Oggi devo fermarmi a casa tua”, cioè nel tuo cuore, nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall’egoismo e fare della nostra vita un dono d’amore. Gesù può farlo; lasciati guardare da Gesù! (Papa Francesco, Angelus del 3 novembre 2013)


Fonte:http://www.figliedellachiesa.org/

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