fr. Massimo Rossi,“Zaccheo, scendi subito…”,

XXXI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – 30 ottobre 2016
Sap 11,22-12,2; Sal 144/145; 2Ts 1,11-2,2; Lc 19,1-10
O Dio, che nel tuo Figlio sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto, rendici degni della tua
chiamata:  porta a compimento ogni nostra volontà di bene, perché sappiamo accoglierti con gioia nella nostra casa per condividere i beni della terra e del cielo.
“Signore, tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato.”
Continua il braccio di ferro tra Gesù e i farisei:  al centro della polemica, la simpatia del Signore per i pubblicani.  Anche il Vangelo di questa XXXI domenica ha come protagonista un esattore delle tasse, e che esattore!  il capo degli esattori!
Zaccheo è tra i personaggi più famosi e più simpatici del Vangelo;  alcune associazioni cristiane che si occupano di emarginazione e povertà in genere, hanno scelto Zaccheo come icona.
Dunque Zaccheo: Zaccheo era ricco …e fin qui nessuna novità;  i funzionari dell’Impero Romano si arricchivano sulle spalle dei contribuenti… Se poi avevano la fortuna di far carriera – se la compravano, la carriera, …mica come oggi! –  diventavano ancora più ricchi e potenti.
Vi lascio immaginare lo scandalo di veder convivere pubblici peccatori e per di più pieni di soldi, come Zaccheo, accanto a  vedove che morivano di fame insieme ai loro figli…
Ai nostri giorni la situazione non è cambiata granché.  “Nihil novum sub soli”
Il fatto che Gesù di Nazareth si fermi a chiamare Zaccheo e si autoinviti a casa sua, aggiungeva scandalo a scandalo;  ma di questo ho già parlato sette giorni fa.  Quello che invece non vi ho detto  è che nel gruppo dei 12 Apostoli, sì, sì, proprio tra i discepoli più vicini al Signore, ce n’è uno che era conosciuto come “il pubblicano”: si chiama Matteo e, secondo la tradizione, sarebbe il primo evangelista.  Peggio di così!  A proposito, se vi capita di andare a Roma, passate dalla basilica di San Luigi dei Francesi, una delle più belle chiese della città, ad ammirare il capolavoro di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, dal titolo “vocazione di san Matteo”. L’opera  dell’insigne pittore cinquecentesco rappresenta Gesù nell’atto di puntare il dito verso il pubblicano, seduto al banco delle imposte, con alcuni compari.
Tornando a Zaccheo, questo incontro mi ha fatto ricordare un’altra vicenda raccontata nella Bibbia, più precisamente, nella Genesi (cap.3);  senza girarci troppo intorno, dico subito che sto alludendo al racconto del peccato di Adamo.  Ricordate la storia: dopo aver fatto ciò che il Creatore aveva proibito di fare, Adamo ed Eva sentirono i passi di Dio nel giardino, ebbero paura e si nascosero;  il Signore chiamò:  “Adamo, dove sei?”.   Il motivo del comportamento di Dio nei confronti del primo uomo, ce lo rivela proprio la storia di Zaccheo: “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.”:  l’Onnipotente era sceso nel paradiso terrestre a cercare e a salvare coloro che si erano perduti nel loro peccato.
Dobbiamo evitare la tentazione di pensare che il perdono di Dio segua, cioè venga dopo la conversione dell’uomo: il motivo per il quale Zaccheo sale sul sicomòro era la pura e semplice curiosità:  evidentemente il Maestro di Nazareth era all’apice della fama: “E quando mi capita ancora di incontrare Gesù?”. Chi di noi, in occasione della visita ufficiale di una personalità importante, che so, della cultura, della politica, dello spettacolo,…  che per pura combinazione transita dalle sue parti, non sarebbe colto da improvvisa curiosità di vederlo passare?
Nel presente caso non si tratta di un desiderio a lungo accarezzato, che ha profondamente scavato nell’intimo; insomma un pensiero, quello di Dio, che in certe particolari circostanze, diventa ricorrente e ci può addirittura cambiare la vita…
Dalla lettera del Vangelo non abbiamo motivo di pensare che, nella mente e nel cuore del piccolo-uomo-Zaccheo, ci fosse chissà quale crisi spirituale.
Molto è stato scritto sulla (bassa) statura di Zaccheo: naturalmente si intende la statura morale dell’uomo, la quale risulta ben poca cosa, se confrontata con quella del Messia. Lascio a voi le conclusioni.
Certo, il richiamo di Gesù: “Zaccheo, scendi subito…”, deve aver colto di sorpresa il pubblicano appollaiato sull’albero;  “Come fa a sapere come mi chiamo?  io neppure non lo conosco!…”.
È la verità della relazione tra Dio e l’uomo:  io non conosco Dio, ma Lui mi conosce per nome, cioè (mi conosce) nel profondo, ancor più di quanto io stesso mi conosca.
E se io non sono in grado di far valere la fede sul mio peccato, a Lui non importa…  Dio continua ad amarmi… Mi amava già prima:  prima che lo incontrassi, prima che mi accorgessi di Lui, prima che cominciassi ad interrogarmi sul senso della fede…
San Paolo scrive: “Mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito.” (Rm 5,5-11):  l’Amore di Dio, la sua misericordia, il suo perdono stanno prima della conversione.  Anzi, sono il motivo per il quale io mi posso convertire e decido di farlo.
Cambio vita perché ho sentito l’abbraccio di Dio!  Non divento buono affinché Dio mi ami;  divento buono perché Dio mi ha amato prima e di più!
La vicenda di Zaccheo è emblematica:  l’offerta di amicizia da parte di Gesù – un po’ più che un’offerta! – e la gioia che cresce durante il banchetto convincono il pubblicano che l’augusto invitato non è un uomo qualsiasi;  e che l’affetto di quest’ultimo chiede ben di più che una risposta di affetto…  L’amore di Gesù interpella l’identità stessa di Zaccheo, la sua vita passata e ne condiziona definitivamente il futuro.  E dal momento che, a causa della sua professione, Zaccheo aveva fatto soffrire molti, la propria conversione recherà gioia a molti.
Quando la fede diventa determinante nell’esistenza di un cristiano, diffonde gioia intorno a sé.
Ora la statura di Zaccheo non si misura più in centimetri, ma in opere!  E Zaccheo diventa un gigante!  Non ha più bisogno di salire su un sicomòro per vedere e per farsi vedere.  La sua nuova vita è luminosa e invita ad avvicinarsi.  Ma soprattutto invita a rendere grazie a Dio!
Il Vangelo racconta che quanti assistevano ad una guarigione miracolosa operata dal Signore, rendevano grazie a Dio.  Ebbene, quella di Zaccheo è una vera e propria guarigione miracolosa!
Essere perdonati dai nostri peccati e, in forza di questo perdono, cominciare una vita nuova, val più di qualsiasi miracolo;  ed è la prova suprema, in verità l’unica, dell’esistenza di Dio, e che il nostro Dio ha il volto di Cristo (cfr. Mc 2).

Fonte:http://www.paroledicarne.it/

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