Mons.Antonio Riboldi, "Pregate sempre, senza stancarvi!"

Omelia del 16 ottobre 2016
XXIX Domenica del Tempo Ordinario
Pregate sempre, senza stancarvi!
Sappiamo tutti che la preghiera è davvero il modo di dialogare addirittura con Dio. Incredibile solo a pensarci! … Noi che conosciamo per esperienza quanto sia difficile trovare ‘un potente’ che ci ascolti. Non hanno mai tempo o, forse, siamo poca cosa ai loro occhi … contiamo niente.

Non così per Dio, l’Onnipotente! Quello che ci offre la Chiesa, oggi, da meditare, per dare ‘senso’ alla nostra vita, è proprio la preghiera.

La preghiera è, a volte, contemplare e ascoltare Dio, a volte aprire il nostro cuore a Lui, a volte depositare nel Suo Cuore chi o ciò che ci sta davvero a cuore …. è, insomma, un ‘vivere insieme a Dio’ la nostra esperienza di vita.

Per pregare non intendo certamente un ‘ripetere’ formule o parole, senza la partecipazione della fede e dell’amore. Quando il nostro è solo un ‘parlare a Dio’ senza confidenza e amore, sentendoci davvero alla Sua Presenza, non possiamo sicuramente ritenere di pregare, nel senso più vero e profondo del termine. Una vera preghiera è un ‘modo di essere’, di ‘stare davanti a Dio’ e richiede anzitutto silenzio interiore, che faccia strada alla parola e ancor più all’ascolto.

Lo sanno bene le persone di fede quanto sia importante la preghiera, per vivere alla Presenza di Dio

in continuità … come se non ci fosse stacco tra la vita concreta e i ‘momenti’ propri della preghiera, tanto che tutto diventa preghiera, anche il lavoro.

Così oggi Gesù parla a noi “… sulla necessità di pregare sempre, senza stancarci. ‘C’era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova che andava da lui e gli diceva: ‘Fammi giustizia contro il mio avversario’. Per un certo tempo, egli non volle, ma poi disse tra sé: ‘Anche se non temo Dio e non ho rispetto per nessuno, poiché questa vedova è così molesta, le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi’. E il Signore soggiunse: ‘Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano ogni giorno verso di Lui e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. (Lc. 19, 1-8)

Il Signore ci offre un’indicazione di vita: ‘Pregate sempre, senza stancarvi!’ e un richiamo, che ci fa meditare, se diamo uno sguardo a come oggi si vive, per lo più con poca o nessuna fede e rapporto con il Padre: ‘Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?’.

Dobbiamo interrogarci: Preghiamo? Quanto preghiamo? Quale contenuto ha la nostra preghiera?

Mi ricordo che un giorno, incontrando quel grande vescovo di Torino, che era il Cardinal Ballestrero, mi chiese a bruciapelo: ‘Quanto tempo date alla preghiera?’.‘Abbastanza’ risposi. ‘Un vescovo, se vuole davvero fare bene la sua missione deve dare alla preghiera almeno tre ore al giorno’.

Può sembrare un tempo lungo, ma, quando si esperimenta il valore dello stare davanti a Dio e dialogare o lodare o intercedere o, semplicemente, ‘stare’, il tempo scorre veloce.

“Naturalmente non si può giungere a Dio fisicamente, ma rivolgendogli le forze dell’anima: la mente, la volontà e le percezioni del cuore, mediante la purificazione della coscienza e la pratica dell’incessante preghiera, senza la quale non esiste nessun altro mezzo e nessun’altra possibilità reale per entrare nella regione della luce di Dio”. (Schimonaco Ilarion)

Chi ama non conta mai il tempo che ha per stare insieme alla persona cara e trasmettere il suo cuore. Non pesano, non danno fastidio le ore che si trascorrono insieme, anzi. Quando ci si lascia, pare sia trascorso un minuto e si prova con la gioia anche un poco di tristezza e il desiderio di incontrarsi di nuovo presto. È quello che vivono non solo i santi, ma quanti hanno imparato a pregare e sanno contemplare o parlare con Dio.

Madre Teresa di Calcutta, per esempio, nonostante la grande fatica che affrontava ogni giorno nel recuperare i moribondi nelle vie di Calcutta, per portarli a casa, pulirli e curarli, dava ampio spazio alla preghiera e chiese alle consorelle di dedicare ogni giorno almeno un’ora di adorazione a Gesù Eucaristia, perché solo così … la fedeltà agli ultimi era assicurata!

Pregare è davvero l’arte di chi ‘vede’, ‘incontra’ Dio nella vita, non si stancherebbe mai dal trovare felicità, forza di sperare di fronte ad ogni ostacolo, nel fissare gli occhi sul Suo Volto, come facciamo noi quando vogliamo bene, ma veramente bene a qualcuno.

Tante volte mi chiedo quale potrebbe essere il senso della vita quotidiana senza preghiera, senza la Presenza del Padre. Penso sia l’infelicità o l’amarezza di troppi.

Dobbiamo, ripeto, imparare non tanto e solo le formule delle preghiere, ma vivere la preghiera con parole nostre, con le nostre emozioni, pensieri, preoccupazioni: lasciare che il nostro cuore parli a Dio. Proviamo a rispondere con tutta sincerità alle domande che poneva il beato Paolo VI:

“Si avverte quale significato abbia l’orazione nella nostra vita? Se ne sente il dovere? Il bisogno? La consolazione? La funzione nel quadro del pensiero e dell’azione? Quali sono i sentimenti spontanei che accompagnano i nostri momenti di preghiera? La fretta? La noia? La fiducia? L’interiorità? L’energia morale? Ovvero anche il senso del mistero? Luci e tenebre? L’amore finalmente? … Il nostro è un atteggiamento come quello di un cieco che non vede ma sa di essere davanti a un Essere reale, personale, infinito, vivo, che osserva, ascolta, ama l’orante. Allora la conversazione nasce. Un Altro è qui e quest’altro è Dio … noi sappiamo che la preghiera è l’incontro con Dio, una comunicazione possibile ed autentica”. (14.02.1973)

Ma è davvero così? Restano infatti da meditare le dure e dolorose parole di Gesù: ‘Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?’. Se guardiamo all’ondata di materialismo oggi trionfante, ci viene da pensare che forse ne troverebbe poca. Ed è naturale, logico: quando tutta la nostra ‘fede’ è riposta nelle cose senza vita, nei beni materiali, è molto difficile lasciare ‘spazio’ a Dio.

Che non sia così per noi!

Papa Francesco, proprio commentando questa parabola, in un’Udienza Generale, disse:

“Da questa parabola Gesù trae una duplice conclusione: se la vedova è riuscita a piegare il giudice disonesto con le sue richieste insistenti, quanto più Dio, che è Padre buono e giusto, ‘farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui’; e inoltre non ‘li farà aspettare a lungo, ma agirà ‘prontamente’”. Per questo Gesù esorta a pregare “senza stancarsi” perché, a differenza del giudice disonesto, “Dio esaudisce prontamente i suoi figli”, anche se ciò non significa che lo faccia nei tempi e nei modi che noi vorremmo. La preghiera non è una bacchetta magica! Essa aiuta a conservare la fede in Dio, ad affidarci a Lui … ciò che importa prima di tutto è la relazione con il Padre. Ecco cosa fa la preghiera: trasforma il desiderio e lo modella secondo la volontà di Dio, qualunque essa sia, perché chi prega aspira prima di tutto all’unione con Dio, che è Amore misericordioso. La parabola termina con una domanda: ‘Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?’ E con questa domanda siamo tutti messi in guardia: non dobbiamo desistere dalla preghiera anche se non è corrisposta. E’ la preghiera che conserva la fede, senza di essa la fede vacilla! Chiediamo al Signore una fede che si fa preghiera incessante, perseverante, una fede che si nutre del desiderio della sua venuta. E nella preghiera sperimentiamo la compassione di Dio, che come un Padre viene incontro ai suoi figli pieno di amore misericordioso. Grazie!”

Antonio Riboldi - Vescovo