Monsignor Nunzio Galantino,L’AMORE DI DIO IN CERCA DI CHI SI È PERDUTO

L’AMORE DI DIO IN CERCA DI CHI SI È PERDUTO
XXXI Domenica del Tempo Ordinario, 30 ottobre 2016
Anche questa domenica, il Vangelo racconta l’incontro di un pubblicano – Zaccheo – con Gesù, un
incontro di salvezza che cambia radicalmente la vita di quel pubblico peccatore. Con un messaggio essenziale: Dio “viene a cercare chi era perduto”. Sì, il nostro Dio, in Gesù, ci cerca costantemente, ogni volta che ci allontaniamo da Lui, ogni volta che sperimentiamo il fallimento e la debolezza. Perché il suo cuore è mosso soltanto dall’amore e dalla misericordia:  “(Tu) Hai compassione di tutti (prima lettura) … chiudi gli occhi sui peccati degli uomini … ami tutte le cose … “. Ecco perché la storia di Zaccheo, insieme ad altre storie evangeliche (figlio perduto, adultera, Pietro…), dà a noi – tanto spesso schiacciati dai nostri limiti e sconfitte – speranza e fiducia nuove, poichè il nostro Dio “viene a cercare e a salvare ciò che era perduto”. Ma per salvarci, Egli ha bisogno anche di noi;  ha bisogno che, come Zaccheo, anche noi usciamo dal nostro mondo, dalle nostre meschinità, per “salire sul sicomoro” e, a nostra volta, tentare di incontrare il suo sguardo.

I particolari del brano ci aiutano nella comprensione. Gesù agisce in una scena con più protagonisti: Lui, la folla, Zaccheo, con la sua storia poco edificante (stando a quanto lui stesso confessa). Gesù passa, ma la folla ostacola l’incontro con lui. Per Zaccheo, però, la fatica di farsi strada tra la folla, salire sull’albero e incontrare lo sguardo di Gesù non è inutile! Il Maestro, infatti, lo chiama e si reca a casa sua, per un incontro autentico e salvifico. Forse, noi Zaccheo (e tutti quelli come lui, col marchio di “peccatori”) l’avremmo lasciato marcire appeso a quella pianta, magari additandolo scandalizzati alla pubblica riprovazione. Gesù invece no. Lo stacca dall’albero con delicatezza, anche se con impazienza (“scendi subito”), e immediatamente crea relazione. Non occorre che Gesù parli, rimproveri, sottolinei; non servono prediche. Basta l’incontro. E quanta gioia nelle parole e nei gesti di quell’uomo convertito!

L’incontro con Gesù ha reso possibile ciò che la logica corrente riteneva impossibile: un pubblicano – per di più arricchitosi sulle spalle degli altri – apre la sua casa ed il suo cuore a Dio e al prossimo. Tanto da mettere mano anche “al portafoglio”, per riparare i torti commessi ed entrare in una nuova logica di condivisione fraterna! La conversione, infatti, se autentica, genera sempre gesti concreti di responsabilità e giustizia.

Dio è sempre in cerca di chi si è perduto. Come possiamo, allora, noi – che pure ci consideriamo suoi discepoli – limitarci ad additare, giudicare e condannare chi commette degli sbagli? Ci conceda il Signore di divenire operatori di misericordia e pace tra i fratelli, segno di speranza per chi vuole risollevarsi dalle proprie cadute.

 Fonte:http://www.nunziogalantino.it/

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