p. José María CASTILLO" NON SI E’ TROVATO NESSUNO CHE TORNASSE INDIETRO A RENDERE GLORIA A DIO, ALL’INFUORI DI QUESTO STRANIERO"

XXVIII TEMPO ORDINARIO – 9 ottobre 2016  - Commento al Vangelo
NON SI E’ TROVATO NESSUNO CHE TORNASSE INDIETRO A RENDERE GLORIA A DIO, ALL’INFUORI DI QUESTO STRANIERO
di p. José María CASTILLO
Lc 17,11-19
Lungo il cammino verso Gerusalemme, [Gesù] attraversava la Samarìa e la Galilea.

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti».
E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Come nella parabola del buon samaritano (e nei casi di altri pagani) (Lc 10,30-35; cf. 14,16-24; At 13,46; 18,6; 28,25-28) (H. Klein), gli uomini “non-religiosi” rispondono all’appello del Vangelo presto e meglio degli stessi israeliti. È quello che risulta evidente in questo racconto di guarigione dei dieci lebbrosi. Se andiamo direttamente al cuore di questa storia (e prescindiamo dai dettagli relativi sul come si sia redatta questa guarigione), in questo caso torna ad essere chiaro esattamente la stessa cosa che già aveva detto il vangelo di Luca nella parabola del buon samaritano. Dove sta la chiave del problema?
La legislazione giudaica sulla guarigione dei malati e la purificazione religiosa (Lv 14,2 ss) prescriveva che un lebbroso guarito doveva passare per il tempio ed un rituale religioso, per essere integrato nella famiglia e nella società. Ossia, era il rito religioso quello che restituiva all’ammalato la dovuta integrazione sociale. Ma nel caso che qui si racconta, ci imbattiamo nella dimostrazione più chiara della forza che hanno la religione ed i suoi rituali nel far concentrare sulla propria religione la mentalità dei religiosi osservanti, fino a renderli ciechi nel non vedere quello che evidente. I nove lebbrosi israeliti, che credevano ciecamente nell’efficacia del rito sacro, nel compiere il rito sono rimasti soddisfatti e con la coscienza tranquilla. Cosa che inevitabilmente ha deviato la loro attenzione fino ad impedire loro di considerare che chi li aveva curati era Gesù. Il samaritano, al contrario, poiché non credeva a tutto l’insieme dei riti del tempio ed alla loro efficacia, immediatamente ha pensato alla cosa più evidente, più logica ed umana: che la bontà di Gesù gli aveva restituito la salute. E di conseguenza gridando, pazzo di felicità e di sentimenti di gratitudine è ritornato da chi realmente gli aveva restituito la vita normale.
L’insegnamento di quest’episodio è chiaro: la religione, fedelmente osservata, indurisce il cuore e disumanizza le persone. Gli osservanti religiosi hanno perso il senso elementare della gratitudine, mentre il samaritano, l’uomo senza religione (o della religione “equivocata”) è colui che fa quello che è umano, quello che è normale, ringraziare chi lo aveva curato. Capita che negli ambienti religiosi abbondino osservanze e manchi umanità. Come nel Diritto Canonico mancano i Diritti Umani. E gli uomini di Chiesa vedono questo come “quello che deve essere”. Non sono metaforicamente “lebbrosi”?


Fonte:http://www.ildialogo.org/