padre Aldo Bergamaschi,"Pregare con i riti?"

Pregare con i riti?
padre Aldo Bergamaschi,
XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (16/10/2016)
Vangelo: Lc 18,1-8 
In san Pietro si sta santificando padre Leopoldo, noto in Padova come grande confessore. Anche a me
è stato dato questo nome, ma francamente non aspiro alla santità, non aspiro a santità ufficiali. Ho l'impressione che soltanto Dio potrà darci questo segno al termine dei nostri giorni, se avremo seguito il dettame della coscienza prima, e la luce della rivelazione dopo.
E adesso affrontiamo questo passo evangelico che vi confesso non è poi cosi limpido come si potrebbe pensare. Mi sono venuti dei dubbi e anche stavolta la mia predica sarà più fatta di dubbi che non di certezze, ma spero che al fondo dei dubbi emergano uno o due certezze. Comincio con un episodio che forse ho già raccontato da questo pulpito. Uno dei sette saggi della Grecia di nome Biante, colui che è autore della famosa massima, 'omnia mea mecum porto' cioè a dire 'porto tutto con me', un giorno viaggiava su una nave insieme con dei mercanti. A un certo momento c'è tempesta in vista il cielo si oscura, i mercanti sono preoccupati. Alzano le mani e cominciano a pregare gli dei. Credo che pochi marinai si sottraggano al fascino della preghiera. Biante allora vedendoli in quell'atteggiamento chiese: signori che cosa state facendo. Stiamo pregando gli dei. Risposta: signori per favore, scappate giù nella stiva tutti perché se gli dei sanno che voi siete qui manderanno giù fulmini e la nave andrà a fondo sicuramente, nascondetevi! Perché queste preghiere gridate a Dio sono la calamità di tutti i nostri mali, nascondetevi dunque.
Il buono non prega mai con riti, perché prega sempre. Certo dobbiamo avere orrore di due tipi di uomini, di quelli che non pregano mai, ed ecco qui il giudice. Vediamo di teorizzare, un uomo che veramente non prega mai identifica se stesso con la verità, confesso che avrei paura di un uomo di questa specie. E d'altra parte ho paura anche di quelli che pregano troppo.
Gesù pare avesse una certa tenerezza nei confronti delle vedove, perché attorno alle vedove si ronza per molte motivi. Ora Gesù dice che i farisei facevano delle lunghe preghiere e poi divoravano le case delle vedove. Allora c'è da aver paura anche di chi prega molto. Dicevo c'è da aver paura di due tipi di persone, di quelli che non pregano mai, per il motivo che vi ho detto e di quelli pregano molto perché rischiano il fanatismo, cioè costoro pregano molto per evitare di convertirsi.
Quindi ecco il rischio della giustificazione, quelli hanno blindato l'io e lo identificano come verità, questi manipolano la verità e rischiano di non raggiungere mai la conversione. Voi mi direte: ma in questo passo si incita alla preghiera, vedremo. Intanto ho l'impressione che non siano parole di Gesù ma che sia la comunità, che sia il redattore: Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre. Troppo, troppo, troppo, troppo storiografico. Allora questo cattivo, buono apparente, in genere prega molto proprio per un senso di colpa o per non volere abbandonare la sua vita peccaminosa. Pregare sì, diventare creatura nuova no, questo mai.
Altro pasticcio, coinvolgere Dio mediante la preghiera nella nostra attività, e in primis nella attività bellica, vedi la prima lettura. Io vi domando chi ha seguito un poco le mie prediche che cosa ne pensa di questo episodio di Mosè che alza le mani, per cui la battaglia andava bene quando le mai erano alzate e andava male quando le mani cadevano. Coinvolgere Dio proprio nella attività bellica che è il simbolo di tutte le nostre disgrazie. La negazione dell'amore al prossimo nel suo momento più radicale e profondo. Quindi sarebbe l'attività bellica il luogo in cui Dio è annullato come padre e annullandolo come padre, lo si trasforma in un condottiero che parteggia per un settore dell'umanità. Voi capite si potrebbe dire, in polemica: e tutte le altre volte in cui le battaglie sono state perdute? Qui si dice che appunto Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo. E quando sono stati sconfitti e portati in esilio Dio dov'era?
E anche il concetto di preghiera viene tutto eroso da questa concezione storicistica in cui in questo caso la verità si identificherebbe col gruppo. Nel caso primo si identifica con l'individuo, in questo caso si identifica col gruppo. Tutto ciò è accaduto perché ci sono delle guerre, perché gli uomini mettono a un certo punto una barriera e dicono che quelli sono il nemico che noi dobbiamo combattere. Perché la preghiera anziché rinnovare gli uomini e renderli fratelli, diventa un elemento di divisione e di cattura di Dio stesso.
Che cosa spinge quella vedova a non dare tregua a quel giudice... pregare non è 'defadigare deos' come dicevano i pagani 'affaticare gli dei', e bla, bla, bla, no, ma lottare per la giustizia con la forza di Dio dentro di noi. Noi creiamo un tipo di economia che crea la fame del mondo e poi preghiamo Dio che ci liberi dalla fame del mondo. Noi mettiamo le premesse per ucciderci in guerra e poi invochiamo Dio perché ci dia la vittoria o la pace. E adesso vogliamo tentare una definizione di questa preghiera. Pregare, insistere senza stancarci. Ecco la forza del credente, insistere senza stancarci per attuare la fede. E allora se il cappello a questa parabola fosse stato messo dalla comunità saremmo stati di fronte a una interpretazione strana della parabola, Gesù l'avrebbe dettata per convincerci della necessità di pregare sempre senza stancarci il che non sarebbe vero secondo la maniera classica.
Allora noi cadremmo nella trappola di concepire la preghiera come un tirare Dio per gli stracci dentro ai nostri pasticci, oppure sarebbe una confusione tra il giudizio finale e intervento storico, quindi una forma di provvidenzialismo. Gli uomini fanno tutto per motivazioni spurie. Gli uomini non operano per fare giustizia, ma fanno giustizia per stare tranquilli, per calcolo, per paura di qualche giudizio. Sarebbe come se una madre desse da mangiare al proprio figlio non per amore ma per evitare di sentirlo piangere. La vedova non va tutti i giorni al tempio a pregare Dio perché intervenga dall'esterno come se egli fosse una specie di Ercole che intervenga con la clava in mano per risolvere il problema. Ed è questo il modo in cui pensiamo Dio quando preghiamo. No, la vedova non va al tempio perché Dio intervenga, no ella vive con Dio e con la giusta causa giorno per giorno attimo per attimo giorno e notte direi, e ha capito, mediante la fede in Dio appunto, che qualcosa non funziona quaggiù perché qualcuno, nel caso, posto in autorità bada solo a se stesso, ha perduto cioè il senso della sua funzione, non prega, e quindi ha sostituito se stesso alla verità o ha identificato se stesso con la verità.
Se posso fare un paragone, i cristiani uniti potrebbero essere per l'umanità ciò che sono i geni all'interno di tutta la storia umana, i quali non rappresentano una classe, ma rappresentano il la, danno il la alla natura umana. I cristiani dovrebbero darlo per ciò che attiene ai rapporti socio-economici. Dio interverrà a favore dei suoi eletti quando si chiuderà l'epoca della misericordia, cioè quando è finita questa vita, allora ci sarà la giustizia, perché ci sarà il regno di Dio. L'apocatastasi di Origene, cioè il perdono universale no, ma coloro che non hanno sviluppato la metanoia andranno nel nulla. Adesso la vittoria del bene è affidata ai buoni, è una pia illusione pensare che Dio interverrà dall'esterno, Dio ha già fatto quello che doveva fare. Ecco quindi il vero problema.
Chi sono gli eletti, non certo i mestieranti della preghiera coloro che pregano molto, ma coloro che pregano sempre che hanno cioè una condotta lineare in ogni circostanza della vita. Noi invece siamo dei furbacchioni, siamo quello che siamo, non vogliamo cambiare in nulla, soltanto che in un certo periodo della giornata aggiungiamo le preghiere. Immaginate un lupo che continui a mangiare le pecore poi a un certo momento lo vedete che dice salmi a non finire, ma lupo resta. È ovvio che mediante questa preghiera vuole dare a se stesso una certa garanzia di legalità.
Temo, dice Gesù, che al mio ritorno troverò uomini religiosi che pregano per la pace perché non ci sia la disoccupazione, ma io temo di non trovare più cristiani della tempra della vedova, la quale, ogni giorno in nome della propria fede chiede giustizia a chi deve farla quaggiù e non la fa.


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