padre Gian Franco Scarpitta "Mai stancarsi di riconoscenza"

Mai stancarsi di riconoscenza
padre Gian Franco Scarpitta  
XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (09/10/2016)
Vangelo: Lc 17,11-19 
Solo uno fra tutti rende lode a Dio per il prodigio di guarigione ottenuto! Considerando che la lebbra
era una piaga sociale oltre che fisica, in quanto emarginava chi ne era colpito in quanto impuro e reietto, quella dei nove lebbrosi doveva essere davvero una grave ingratitudine, poiché essere guariti da un morbo come quello equivaleva non soltanto a recuperare la sanità fisica, ma anche a riottenere l'attendibilità pubblica, il consenso sociale, la piena considerazione dei conterranei. Essi aveva ottenuto tutto questo, eppure nessuno di loro aveva pensato di fare un solo atto di ringraziamento nei confronti di Gesù. Se ne erano andati tranquilli e risoluti, godendo del beneficio ottenuto. Non di rado questo avviene anche nei nostri rapporti odierni: ogni qualvolta si raggiunge una meta tanto agognata o si supera un pericolo esorbitante o si ottiene un favore immeritato, ci si preoccupa di gioire, di esultare e di usare e abusare del beneficio medesimo, senza però considerare quanti ci hanno aiutato ad ottenerlo. Poco si pensa a mostrare riconoscenza e a gratificare tutti quelli che ci hanno aiutato in un determinato obiettivo, ovviamente fatta eccezione per tante persone di lodevole condotta.
Come nel caso di questo personaggio parabolico, tante volte a ringraziare sono coloro dai quali non ci si aspetterebbe mai un gesto simile. Coloro che solitamente non ci usano lo stesso metro di confidenza di altri o che non hanno con noi le medesime relazioni di altri.
A rendere grazie a Dio nella persona di Cristo, in questo villaggio in cui questi adesso è giunto nel suo cammino è un Samaritano, che supera in coerenza e rettitudine i cosiddetti "bravi Israeliti", come già avveniva nella parabola nella quale un Samaritano si faceva prossimo di un viandante caduto nelle mani dei criminali.
I lebbrosi che corrono in cerca di Gesù sono infatti in tutto dieci, lui compreso. Tutti quanti vengono guariti dall'intervento prodigioso del Messia Salvatore, che li risolleva oltre che dal male fisico anche dalla pecchia morale del peccato; fra tutti quanti solo il Samaritano ritorna indietro da Gesù a rendere lode a Dio. Gli altri sono intenti a correre dal sacerdote per aver decretato lo stato di avvenuta guarigione, valido per la riammissione nella società. A differenza di tutti gli altri, che si preoccupano solo di recarsi dal Sacerdote per le formalità rituali presi dalla gioia e dalla concitazione, Solo questo Samaritano invece torna indietro a dimostrare umiltà disarmante e filiale sottomissione a chi adesso egli vede come il Figlio di Dio che vince il male fisico e morale e che ha la meglio sulle infermità e sulle malattie. La sua reazione verte a instaurare un rapporto di spontanea fiducia con il Signore e ad immedesimarsi nella profondità dell'intimità con il Dio che solo in Gesù Cristo è ravvisabile. E in ogni caso si mostra umilmente in debito nei confronti del Signore, obbligato e ben disposto a qualsiasi cosa pur di meritarsi un tale beneficio ricevuto. La fede stessa, come finalmente commenta lo stesso Gesù, ha ottenuto la guarigione a questo oscuro personaggio di Samaria che non ha avuto neppure bisogno, a differenza di Naaman il Siro, di particolari ritualismi esteriori quali il bagnarsi nelle acque fluviali: è bastata la sola presenza di Gesù a risanarlo. E' sufficiente la fede radicale nel Cristo a fare in modo che egli riottenesse la salute e il reinserimento nella società.
Ringraziare significa ammettere. Nel dire "grazie" c'è infatti l'ammissione di essere stati raggiunti dal beneficio del quale ci stiamo compiacendo. Il Samaritano appunto ammette la gratuità del dono di Dio, la sua immeritata ricompensa, la sua piccolezza davanti all'immensità di Dio, per cui per lui il dire grazie è un atto di umiltà.
L'ingratitudine è propria di chi, ottenuto finalmente il beneficio, pensa solamente a goderne e a trastullarsi, noncurante di essere stato gratificato. Ingratitudine è distrarsi dal prossimo che ci ha appena aiutati per concentrasi solo su stessi. La riconoscenza è invece il valore più alto della stima e nel cosa di Dio anche della fede.
Chi ringrazia Dio è certamente uomo di fede. Ma il senso di gratitudine dovrebbe essere una costante del nostro rapporto con Dio considerando quanto noi possediamo e potrebbe esserci tolto e la precarietà miseranda di chi si trova in uno stato di abbandono e di miseria anche materiale. "Mi lamentavo perché non avevo scarpe, finché non incontrai una persona che non aveva piedi", dice una massima di un autore il cui nome non ricordo. Non dovremmo mai stancarci di rendere grazie a chi è fautore di tutte le grazie, soprattutto nella prosperità e nel benessere. Considerando che quanto abbiamo potrebbe non essere più a nostra disposizione.


Fonte:http://www.qumran2.net

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