CARLA SPRINZELES, Commento II Domenica di Avvento

 Commento su Matteo 3,1-12
Carla Sprinzeles  
II Domenica di Avvento (Anno A) (04/12/2016)
Vangelo: Mt 3,1-12 ì
Oggi cerchiamo di mettere in luce la nostra vita, chiediamoci se è proprio vero che la nostra fiducia la
riponiamo in Dio o se lo riconosciamo solo esteriormente, ma in realtà ci poggiamo sulle nostre sicurezze, sulle nostre capacità operative, sui nostri denari, sulla struttura a cui apparteniamo.
Il rischio è ritenere sufficienti la pratica religiosa e l'osservanza morale per giungere alla pienezza di vita a cui siamo chiamati.
La "conversione" consiste nel fatto che Dio c'entri con la nostra vita di tutti i giorni, Dio è quel principio, quella fonte, a cui ci abbeveriamo ogni giorno, cioè quella forza di vita a cui ci apriamo giorno dopo giorno, per cui avviene qualcosa nella nostra vita di gioioso o di doloroso e ci affidiamo a Lui, assumiamo un atteggiamento di ascolto, di attenzione, diamo fiducia. Sono atti concreti che ci sono richiesti. Non è il semplice pensare, è assumere un atteggiamento: "Io so che c'è un amore che mi avvolge, a cui posso aprirmi e che trasforma - a piccoli passi ma realmente - la vita, se mi apro, se mi affido".
ISAIA 11,1-10
La prima lettura è del profeta Isaia, è di una ricchezza straordinaria.
Isaia è stato forse il più grande profeta.
Il grande Isaia ci chiede la conversione di renderci conto che il nostro modo di pensare è provinciale, è limitato, occorre allargare i nostri confini a tutti i popoli.
All'inizio della lettura parla del "virgulto che spunta sorprendentemente dal tronco di Iesse", apparentemente morto - si riferisce alla dinastia davidica.
L'immagine del tronco tagliato, del ceppo, si riferisce a come i re hanno gestito la regalità. Il virgulto invece esprime la novità dell'agire di Dio, il nuovo inizio. Su questo virgulto scende stabilmente il dono dello Spirito del Signore. Sarà una rinnovata relazione con Dio, con se stessi, con gli altri.
La pienezza dello Spirito viene espressa quattro volte, per indicare i quattro punti cardinali, ossia tutta la creazione. Innanzitutto è lo Spirito che dona "sapienza e intelligenza", sapienza - ossia l'arte del vivere bene e raggiungere la vera felicità; intelligenza - ossia la penetrazione dei misteri della vita, della storia, del piano di Dio.
Isaia parla dello Spirito di "consiglio e di fortezza".
Il consiglio è l'arte di governare con prudenza, la capacità di prendere decisioni assennate. La forza è la perseveranza, la pazienza, la tenacia con le quali darà attuazione a questa virtù.
Infine si parla di Spirito di "conoscenza e di timore del Signore", questo bambino avrà una conoscenza intima e profonda del Signore, che lo porterà a un rispetto e a un'altissima considerazione.
Nella seconda parte del brano, si delinea un quadro della nuova creazione, dove la violenza è superata e regna un'armonia tra gli animali e tra gli animali e l'uomo.
La presenza del "bambino" sembra ammansire anche le belve, porta un clima festoso dove la vita era difficile e impossibile. Il rinnovamento coinvolge terra, vento, acqua, piante, animali ed uomini.
Nella nuova umanità, finalmente, sono ricomposte le tensioni tra ragione e istinto, intelligenza e emozione, volere e agire.
Vi è un'inondazione della sapienza del Signore: Dio fa il vuoto della pienezza dell'orgoglio, dell'ingiustizia, dei soprusi, della cupidigia e porta la sua pienezza, evidenziata come dono della sapienza, tanto pieno da essere paragonato alla massa delle acque che coprono il mare. E' la sapienza di Dio che viene partecipata ad Israele e che riempie il creato.
MATTEO 3, 1-12
Spesso corriamo il rischio di non dare importanza alle parole che leggiamo o che ascoltiamo nel vangelo perché le abbiamo sentite ripetere tante volte. Al tempo di Gesù c'era la consapevolezza che la profezia da tempo taceva in Israele, lo Spirito non trovava più lo spazio per esprimersi nella vita degli uomini.
Giovanni viene rappresentato come un profeta anche nello stile: l'abito che vestiva era proprio quello dei profeti, il cibo selvatico di cui si nutriva, ma soprattutto richiama alla conversione, al cambiamento di vita, traguardi nuovi.
Giovanni è cresciuto tra un gruppo di persone, una comunità che viveva vicino al deserto dove rifletteva e pregava. Gesù è stato suo discepolo, di lui Giovanni dice: "Chi mi sta seguendo è più potente di me."
Noi spesso crediamo di avere parole definitive, di sapere dove sta la verità, dove sta la giustizia, quali sono i mezzi per realizzarla! Giovanni è consapevole della sua provvisorietà: "Non sono io, c'è un altro più grande." L'annuncio che fa Giovanni è di cambiamento profondo per il Regno che viene: "Il Regno è vicino, convertitevi!"
Il Regno ha due dimensioni fondamentali: quella personale, il Regno di Dio che è in noi, e quella sociale, che è prevalente. Quando al tempo di Gesù si parla del Regno abitualmente ci si riferisce all'aspetto sociale: è stato Gesù che ha sottolineato l'aspetto personale, il cuore. Il Regno di Dio è un nuovo modo di vivere i rapporti, di distribuire i beni, di curare gli ultimi.
Cosa significa convertirsi in modo che Dio possa venire? Possiamo dire che ciò che ci è chiesto si riassume in due atteggiamenti fondamentali.
Il primo atteggiamento è riconoscere che non siamo noi in grado di far venire Dio nella nostra vita, è Dio che viene, ma noi possiamo impedire che Dio venga. Occorre liberarci dalla presunzione che il nostro passato basti. Giovanni diceva: "E' inutile che voi diciate: siamo figli di Abramo". Noi dobbiamo diventare nuovi, perché dobbiamo diventare figli di Dio, e questo non è possibile se ci aggrappiamo solo a ciò che abbiamo, a ciò che siamo.
Il secondo atteggiamento è creare spazi di silenzio, di accoglienza, sapendo che ciò che abbiamo non ci basta. Non basta dire parole occorre vivere in modo fedele al Signore che viene, attenderlo, accoglierlo, tenendo conto delle esigenze degli ultimi, dei poveri, che è il criterio fondamentale dello stile di vita necessario.
Il Battista preparava la venuta di uno che avrebbe reso il popolo puro, come si purifica l'argento attraverso il fuoco. Cristo avrebbe portato davvero il fuoco sulla terra e vi avrebbe immerso i suoi discepoli, ma come poteva, il precursore, intuire che sarebbe stato un fuoco d'amore e non di sterminio? Colui che stava per venire, contro ogni previsione, si sarebbe inserito nella vita di tutti, come uno qualsiasi, distinguendosi solo per il bene che avrebbe fatto a tutti, passando in mezzo alla gente, con l'unica originalità di uno sguardo libero da ogni giudizio.
Gesù di Nazareth non viene "a pulire la sua aia", ma a introdurre nella nostra quotidianità la tenerezza del Padre che conosce la nostra debolezza. Il Messia porta al mondo un volto di Dio che nessun profeta aveva immaginato: quello del bambino inerme che noi metteremo a morte senza che sia distrutta la relazione con lui.
Amici, occorre che in questo periodo di avvento diamo uno spazio di tempo al silenzio per accogliere questo Dio che si vuole incarnare nella nostra storia. Ci facciamo tutti un Dio a nostra immagine, o meglio a immagine dell'educazione che abbiamo ricevuto, ma Dio è diverso, ascoltiamo nel silenzio e attraverso gli altri come Dio vuole incarnarsi in noi!

Fonte:http://www.qumran2.net/

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