CARLA SPRINZELES, "Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni non vi terrorizzate..."


Commento su Malachia 3,19-20; Luca 21,5-19
Carla Sprinzeles  
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (13/11/2016)
Vangelo: Lc 21,5-19
Oggi ci viene chiesto dalla liturgia di credere che il bene è più forte del male e che prevarrà.

Ci avviciniamo alla fine dell'anno liturgico, fra due domeniche inizierà con l'avvento il nuovo anno.
La nostra responsabilità è grande, siamo responsabili delle nostre scelte, che non riguardano solo la nostra attività, il nostro lavoro, ma anche le nostre relazioni, i nostri pensieri, i giudizi che diamo, i nostri desideri, che mettono in moto dinamiche di vita o di morte.
Gesù nel vangelo ci parlerà della distruzione del tempio di Gerusalemme, non pensate che si tratti di una punizione di Dio per le scelte degli uomini.
Gesù si riferisce alle conseguenze storiche delle scelte che gli uomini stavano compiendo.
Se avessero accolto la proposta di Gesù, non sarebbe scoppiata quella rivolta per l'attesa di un messia glorioso, politico o militare.
La rivolta scoppiò in occasione di una raccolta di tasse in Galilea: ci fu un sovvertimento che poi pian piano condusse alla distruzione della città e alla dispersione che dura ancora oggi.
Ci viene detto di non avere paura, di non cedere all'angoscia, proprio perché la novità dev'essere riconosciuta, accolta; invece chi ha paura si aggrappa al passato, si aggrappa a ciò che ha vissuto, che gli ha dato sicurezza.
Occorre avere fiducia in Dio, scegliere di credere.
Alla domanda che ci facciamo: "Che cosa dobbiamo fare?"
La risposta è: rinnoviamo il nostro atteggiamento fiducioso in Dio, teniamo fisso lo sguardo su Gesù, sui valori del Vangelo, che sono sempre più necessari, cambiano la vita, ma non sono ancora attuati, oggi tocca a noi!
MALACHIA 3,19-20
Il passo della prima lettura è la parte conclusiva dell'ultimo scritto profetico, è la pagina che chiude l'Antico Testamento.
Si tratta di un testo del profeta Malachia, che svolse il suo ministero in un tempo di grande incertezza sociale e religiosa, Malachia raccoglie i sofferti interrogativi del suo popolo: Dio non vede l'oscuro agire degli empi? Non reagisce positivamente al ben operare dei pii?
La risposta è che ci sarà un nuovo giorno della creazione: "il giorno che io preparo, dice il Signore".
Malachia propone due quadri, uno negativo e uno positivo.
La prima caratteristica è di segno negativo.
Sarà un giorno di giudizio, come è richiamato dall'immagine del fuoco.
Il fuoco infatti purifica, consuma.
Di tale azione saranno preda gli empi, i presuntuosi, come "paglia nel fuoco" e senza speranza "non lascia loro né radice né germoglio".
Segue l'immagine positiva che presenta il giorno del Signore come evento di salvezza, nonostante l'apparente assurdità di una vita tribolata.
Viene paragonato a "un sole di giustizia che sorge con raggi benefici", espressione ripresa nel cantico di Zaccaria, riferito a Cristo come salvatore degli uomini.
Gli avvenimenti di ogni giorno, in particolare quelli che fanno sorgere apprensioni e paure, ci fanno chiedere: "Perché Dio non fa nulla? Perché non interviene per riportare il mondo sui binari della giustizia? Verso dove sta andando questa storia a cui apparteniamo?"
La profezia di Malachia risulta più che mai attuale.
Viviamo in tempi in cui quello che più conta sembra essere l'emergere, l'avere successo.
La parola del profeta invita Israele a ritrovare la speranza perché Dio è il Signore della storia e il suo intervento è sicuro, ma non è magico e non è secondo i nostri schemi.
Occorre che noi facciamo il primo passo ci muoviamo verso la fiducia in Dio nel nostro quotidiano, scegliamo di avere fede, fiducia in lui!
LUCA 21,5-19
Il quadro del vangelo che leggiamo oggi è terrificante come un telegiornale delle ore venti in cui solo il negativo fa rumore.
"Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni non vi terrorizzate...ma guardate di non lasciarvi ingannare", dice il Signore, perché sono occasioni per rendere testimonianza all'amore, per mascherare il male e permettere al Bene di vincere, per lasciare spazio allo Spirito.
Gesù prevede che i suoi discepoli saranno odiati, traditi, messi a morte, ma afferma che non c'è niente da temere perché nessuno può toglirci la vita vera.
L'unica cosa che dobbiamo temere è l'odio che si annida nel nostro cuore e produce il male, a largo o a corto raggio.
E' l'odio il responsabile dell'elenco terrificante di questo vangelo.
Ogni male è sempre prodotto, in fin dei conti da noi stessi o da persone che il Padre ci affida per amarle. L'amore vince tutto.
Come i cani sono cattivi quando hanno paura, così la gente è spesso tanto pericolosa quanto più è sensibile.
Una signora anziana, tornando tardi la sera, ha trovato i ladri in casa.
Li ha salutati con garbo, ma loro, oer paura di essere denunciati da lei, volevano eliminarla.
Lei invece li ha incoraggiati a prendere ciò che a loro serviva: "Io - diceva- son anziana e sola e non ho bisogno di tante cose".
Di fronte alla sua calma, gli uomini hanno abbandonato la loro aggressività e all'una di notte erano ancora tutti insieme a mangiare la pasta preparata per loro dall'anziana signora e a raccontare le loro storie infelici e le ferite della loro infanzia.
"Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non piombate nella paura" perché tutto serve al fine ultimo che sarà la vittoria del bene sull'odio.
L'odio è prevalentemente frutto della paura: solo la fiducia nella capacità di bene che c'è nell'altro, solo la certezza che dietro il male c'è un bene nascosto, potranno vincere il timore e instaurare un mondo nuovo edificato su relazioni vere.
Alla fine dell'elenco catastrofico Gesù rivela il senso del tutto: "Neppure un capello del vostro capo perirà, perché in tutto rimarrete nelle mani del Padre, fonte di ogni bene, fonte della Vita che non muore.
A noi è chiesta solo la perseveranza nel Bene che è la nostra partecipazione all'opera del Padre, il quale non smette mai di lavorare per il nostro bene.
"Nella vostra pazienza voi salverete la vostra vita".
Chi si aggrappa a ciò che ha perde tutto, mentre chi vive i rapporti lasciandosi condurre dallo Spirito, salva la vita.
Cosa vuol dire pazienza? Vuol dire sapere portare la sofferenza dell'incertezza, della paura, è il sapere caricarsi delle situazioni, del male che circola, dando fiducia a Dio.
Amici, il nostro impegno di oggi è grande!
Innanzitutto scegliere di credere, di aver fiducia che il Bene è più forte del male.
Ogni giorno in qualunque nostro discorso, conversazione, relazione divulgare e contagiare gli altri di questa nostra convinzione.
Un altro punto importante è riuscire e chiedere per questo aiuto a Dio, a non giudicare nessuno, e a vedere dietro qualsiasi male la possibilità di un bene.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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