Don Bruno FERRERO sdb"Il cristiano vive perennemente nell'Avvento.

27 novembre 2016 | 1a Domenica di Avvento A | Omelia
Il cristiano vive perennemente nell'Avvento.
C'è una storiella su un tizio che bussa alla porta di suo figlio:

"Giovanni", dice, "svegliati!"

Giovanni risponde: "Non voglio alzarmi, papà".
Il padre urla: "Alzati, devi andare a scuola".
Giovanni dice: "Non voglio andare a scuola".
"E perché no?" chiede il padre.
"Ci sono tre ragioni ", risponde Giovanni. " Prima di tutto, è una noia; secondo, i ragazzi mi prendono in giro; terzo, io odio la scuola".
E il padre dice: "Bene, adesso ti dirò io tre ragioni per cui devi andare a scuola: primo, perché è tuo dovere; secondo, perché hai quarantacinque anni, e terzo, perché sei il preside".

San Paolo ci ha detto la stessa cosa.
"Siete grandi ormai. Siete adulti. Prendetevi le vostre responsabilità e decidete".

Fratelli, è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.

Di solito si dorme di notte. La notte rappresenta tutto il tempo fino alla venuta del Signore. É contrapposta al "giorno del Signore". Quando il Signore arriva irrompe la luce del giorno. Fino a quel momento regna il buio del tempo presente.
Al buio gli esseri umani sono praticamente ciechi. Non sanno che cosa sia la realtà e si accontentano del sonno necessario alle creature, che qui appare come un'espressione complessiva della loro debolezza.
Sveglia è la persona che mira radicalmente a reagire con occhio vigile a ciò che la volontà di Dio raccomanda nella situazione che si presenta di volta in volta. Veglia per Gesù significa: sensibilità per gli uomini e per le cose.
Il contrario sono la sonnolenza e il sopore, mancanza di partecipazione ed elusione delle responsabilità.

Sotto molti aspetti l'esortazione a essere desti è identica ad alcuni vocaboli biblici che hanno goduto del loro momento favorevole soprattutto in passato, come "fare penitenza" o "conversione". "Risveglio" suona più positivo, perché mira alla luce del giorno e alla gioia di esserci, di ritrovarsi dopo l'incoscienza del sonno.
Vegliare durante la notte non è romantico: bisogna lottare contro il freddo e la stanchezza. Non ci si può fare l'abitudine. Solo quando si è intensamente toccati da qualcuno si può vegliare per aspettarlo.
Vegliare significa anche "aver cura".
Gesù ci invita oggi ad avere molta cura di noi stessi:

"anche voi state pronti,
perché nell'ora che non immaginate il Figlio dell'uomo verrà".

Un ragazzo di quindici anni testimonia questi sentimenti in una lunga lettera al padre in carcere:

"Osservando questi volti trascurati, guardando questi piccoli appoggiati al muro di cemento del vecchio carcere mentre le mamme fanno la fila per il controllo dei pacchi, io, scusami papà, non posso fare a meno di pensare che siete voi i responsabili, voi che dovreste essere i nostri custodi, voi che, invece di pensare a voi stessi e ai vostri affari, dovreste pensare di più a noi, interessarvi dei vostri figli.
Voi, cari papà, dovreste avere il coraggio di scegliere, per amore nostro, un altro genere di vita.
È meglio un padre povero a casa, che un padre ricco in catene. O sbaglio?
Papà, la tua libertà è anche la mia. La tua condizione penosa dentro a una cella è pure la mia. Io sto bene solo quando stai bene tu. Perciò non devi più permettere che io e la mamma andiamo a letto la notte senza di te.
È uno strazio per me vederti andare via scortato dalla guardia, e sparire dietro quella porta di ferro.
Ti rendi conto cosa vuoi dire aspettare un'altra settimana per vederti, e vederti solo per un'ora e poi di nuovo vederti sparire dietro quella maledetta porta di ferro che divide il tuo mondo dal mio?
Perché devo subire il peso che non sopporto più della tua assenza che dura ormai da troppo tempo? E per quanto tempo ancora deve durare questa brutta cosa?
Papà, ti ripeto, tu solo puoi mettere fine a questa realtà penosa. Ci vuole una vita diversa. Io non ho nessuno al mondo che mi possa amare più di te. La tua pace, papà, è anche la mia.
Caro papà, mi sfogo con te. Non ti nascondo che oggi, dopo il colloquio, ho pianto. Non ce la faccio più a vederti allontanare verso la tua fredda stanza, dove non troverai noi ma il vuoto della tua vita, che non è una vita, è solo un'apparenza di vita. Penso troverai anche gli sbagli che hai fatto. E io e la mamma costretti a tornare nella nostra casa vuota e fredda. Perché solo la tua presenza la può riempire e darle calore.
Caro papà, la mamma non te lo dice, forse si vergogna, ma te lo dico io. Durante la notte, nel sonno, ti chiama, ti carezza, ti bacia. E poi si sveglia di colpo col viso bagnato da quelle poche lacrime che le sono rimaste.
Papà, soltanto tu hai la possibilità di realizzare il sogno di mamma. Solo tu puoi asciugare le lacrime che scendono su quel volto sfinito e trascurato da troppo tempo. Perché lei crede, e a ragione, che non ha alcun senso riguardarsi o farsi bella se non ci sono i tuoi occhi ad ammirarla.
E la stessa cosa vale per me. Perché senza di te non riesco più a dare un senso alla mia vita. Perfino quando gioco a pallone, col pensiero corro alla cella dove tu stai, mi blocco, rimango come impalato, e se faccio il portiere lascio passare i goal, e i miei compagni mi sgridano e mi domandano dove ho la testa.
Un giorno tu e la mamma avete deciso di mettermi al mondo. Non ve l'ho chiesto io, non potevo chiedervelo. Se davvero lo avete voluto voi, allora dovete pure volere la mia felicità. Non posso immaginare che mi abbiate dato la vita per farmi soffrire.
Caro papà, a volte sento talmente la tua mancanza che avrei la tentazione di scavalcare quel muro di cemento che ci separa e venire presso di te, ed essere come un pezzo di cielo nella tua buia stanza del carcere.
Senti, papà la faccenda, in fondo, è molto semplice, mica complicata come sembrerebbe, io sono stufo di fare le file. E tu di sicuro sei stufo di stare là dentro. E allora perché non ti decidi a scegliere la via della nostra felicità?

Indossare le armi della luce significa operare una scelta decisa e coraggiosa verso i valori del Vangelo.
Una letterina a Gesù Bambino di un ragazzino del catechismo lo mette ingenuamente in evidenza:

Caro Gesù Bambino: i cattivi ridevano di Noè, stupido, ti sei fatto un'arca sulla terra asciutta. Ma lui è stato furbo a mettersi con tuo padre anche io farei così.

Il cristiano è la persona che vive perennemente nell'Avvento.
In questo modo Gesù sa che c'è almeno una persona che lo aspetta. Come la sentinella spera nell'aurora (Salmo 130,6), egli aspetta il Signore, pieno di struggimento e di amore. Non può e non vuole dormire, finché egli finalmente arriva.
Gesù pretende qualcosa di radicale. Avere lo sguardo puntato solo su Dio, anticipando così la realtà e i criteri del giorno venturo nel cuore della notte, proprio quando tutti vogliono mettersi comodi.
Il tempo dei cristiani è un tempo pieno. Pieno di senso, nel senso di significato e di direzione. Si va da qualche parte, si va da Qualcuno.
Il momento verrà: Abbiamo un appuntamento.
Nel cuore della parabola delle dieci ragazze c'è un annuncio: "A mezzanotte un grido risuonò: ecco lo sposo andategli incontro!"

Don Bruno FERRERO sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it


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