don Marco Pedron,"Guerrieri dell'amore"


Guerrieri dell'amore
don Marco Pedron
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
Vangelo: Lc 21,5-19
Per capire il vangelo di oggi del capitolo 21 di Lc bisogna rifarsi alla storia di Israele avvenuta ben
sette secoli prima. Infatti Sennacherib, il terribile re di Assiria, dopo aver devastato 46 città d'Israele, cinse d'assedio pure Gerusalemme.
La situazione è questa: Sennacherib sta per conquistare la città. E' quindi la notte finale, la notte prima dell'ingresso degli assedianti a Gerusalemme. Tutta Gerusalemme pensa che sia la fine. Ma sorpresa: al mattino gli occupanti non c'erano più. Sennacherib aveva tolto le tende. In 2 Re 19,35: l'azione di Sennacherib venne interpretata come distruzione dell'angelo del Signore che avrebbe colpito 185.000 soldati di Sennacherib. Forse, in realtà, il re d'Israele Ezechia pagò un forte tributo per salvare Gerusalemme.
Questo fatto aveva dato luogo alla certezza, alla speranza, che nel momento di maggior pericolo per Gerusalemme Dio sarebbe intervenuto. Gerusalemme, si pensava, non sarebbe stata fatta cadere nelle mani dei nemici perché Dio stessa l'avrebbe protetta.
Tutto ciò veniva cantato in Sal 46,6: "Dio sta in essa: non potrà vacillare; la soccorrerà Dio prima del mattino". Per cui quando Gerusalemme, di nuovo, si fosse trovata in massimo pericolo, Dio sarebbe intervenuto salvandola. Tutto questo ci serve per capire cosa succede e cosa dice il vangelo.
"Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, Gesù disse" (Lc 21,5).
Il tempio di Gerusalemme, iniziato da Erode il Grande, era una delle magnificenze dell'epoca, uno splendore di ricchezze, di lusso, uno dei posti sacri più belli dell'antichità.
Ma Gesù annuncia: "Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta" (Lc 21,6).
E' quello che avverrà nel 70 d.C. quando i Romani distruggeranno completamente il Tempio lasciando solo il famoso Muro del pianto.
"Gli domandarono: "Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?"" (Lc 21,7). Chi lo ascolta non sembra sbalordito ma quasi eccitato da ciò che vede e sente. La loro reazione infatti non denota spavento ma interesse.
Loro pensano, infatti, che nel momento di massimo pericolo, come già era successo, e come erano certi che sarebbe riaccaduto, Dio sarebbe intervenuto a salvare Gerusalemme.
Adesso capiamo il perché: quando il tempio sarà per essere distrutto - pensavano - vedremo la Potenza di Dio intervenire. Quindi benvengano questi giorni!
E Gesù: "Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io" e: "Il tempo è prossimo"; non seguiteli".
Letteralmente più che "sono io" è "Io sono" che è il messaggio divino. Cioè molte persone diranno di essere loro il Messia, il Dio che deve venire.
Tempo=kairos significa l'occasione, un tempo propizio, a differenza di chronos, che è il tempo dell'orologio, del calendario, il tempo che solo passa. Quindi molti verranno e diranno: "Questa è l'occasione, il tempo in cui Dio si manifesterà".
"Non seguiteli". Gesù è chiaro: "Non credeteci". Non ci sarà nessuna cosa che impedirà la catastrofe. Dio non interverrà come voi pensate a proteggervi e a salvarvi.
"Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine" (Lc 21,9).
"Devono"=dei è un termine che indica il dovere divino. Cioè, l'inaugurazione del regno di Dio è un susseguirsi di tappe, di liberazioni, ma la caduta di Gerusalemme non indica che il Signore verrà subito. E' solamente una delle tappe che prepareranno la realizzazione del regno di Dio.
Poi Gesù, adoperando il linguaggio tipico dei profeti con il quale annunciavano i grandi cambiamenti e sconvolgimenti sociali, dice: "Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno in luogo terremoti, carestie, pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo" (Lc 21,10-11). Hanno fatto vari film romanzando e utilizzando queste parole come i segni della fine del mondo, della lotta contro il Tentatore, ecc. Ma in realtà sono tipiche immagini dell'epoca.
Era semplicemente un genere letterario (apocalittica) usato da tutti i profeti dell'A.T.: si utilizzavano immagini forti per indicare (a volte era più un desiderio che una realtà) grandi cambiamenti nella società.
Il terremoto indica la rapidità e la violenza di un'azione. Le carestie e le pestilenze sono nient'altro che le conseguenze ambientali di queste invasioni.
Dal cielo (e non nel cielo) vuole dire dalla sfera divina.
"Ma prima di tutto metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi nelle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome" (Lc 21,12).
Queste persone sono eccitate, galvanizzate, dall'intervento divino. Gesù però toglie loro tutta l'eccitazione che hanno. Altro che Dio interverrà; perfino voi sarete presi!
I tre valori sacri di Israele vengono messi in discussione. E questi tre valori sacri erano i tre centri del potere, là dove l'uno si faceva scudo con l'altro.
1. La patria: il re domina sulle persone.
2. Dio: l'istituzione religiosa domina sulle menti e sui cuori degli uomini.
3. La famiglia, là dove il maschio era il capo indiscusso di tutti.
E chi è che li minaccia? Gesù! Per questo "vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno nelle sinagoghe e nelle prigioni". Sono perseguitati per motivi religiosi.
"Trascinandovi davanti a re e a governatori": questa è la persecuzione per motivi civili.
"A causa del mio nome": tutto questo ha come causa la visione, il messaggio e l'adesione a Gesù.
"Questo vi darà l'occasione di render testimonianza" (Lc 21,13). Ma tutto questo permetterà (ecco la testimonianza) di mostrare che questi valori sacri (patria-famiglia-Dio) sono i nemici degli uomini.
A Dio (nome comune di tutte le religioni) Gesù sostituirà il Padre. Se nel nome di Dio si può uccidere e togliere la vita ad altre persone, nel nome del Padre si può solamente dare la propria. Alla patria Gesù sostituirà il regno di Dio: non dei limiti, non dei confini, ma un amore universale. E la famiglia di Gesù non sarà quella formata dal sangue ("Chi è mia madre e i miei fratelli?") ma dagli stessi vincoli dell'anima e da ideali comuni.
Per cui la persecuzione darà modo di testimoniare, cioè di far vedere, che quelli che sembravano "amici" sono invece "nemici" dell'umanità.
"Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darà lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere" (Lc 21,14-15).
Quando si vive in sintonia con Gesù si vive e si respira la stessa vita, si assorbe lo stesso linguaggio. Non serve studiare prima o sapere chissà cosa. Si dirà e si testimonierà nient'altro che ciò che si vive.
Lc adopera i termini che poi utilizzerà con l'annuncio del primo martire cristiano (Stefano; è Lc infatti che ci racconta in At 7,55-60 la morte del primo martire Stefano). Infatti proprio lì si dirà che gli avversari non riuscivano a controbattere alla sapienza di Stefano (At 6,10). E Stefano sarà messo a morte proprio perché verrà accusato di aver parlato contro la Legge e contro il Tempio: chi tocca questi valori sacri, muore (At 6,13). Stefano viene assassinato (tra i suo assassini c'è anche Saulo, il futuro S. Paolo!) proprio perché mette in discussione questi valori sacri, che erano intoccabili.
"Sarete odiati dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi" (Lc 21,16) Quando tu, come Gesù, annunci il regno di Dio e quindi annulli questi poteri (famiglia, Dio, patria), le persone, anche le più vicine, non accetteranno tutto questo.
"Uccideranno alcuni di voi": lo diceva anche la Bibbia (Dt 13) che in caso di idolatria si è autorizzati, e perfino benedetti, ad uccidere i propri famigliari. Dt 13,7: "Qualora il tuo fratello o il figlio o la figlia o la moglie o l'amico, t'istighi nel segreto dicendo: "Andiamo, serviamo altri dei", tu non dargli retta, non ascoltarlo; il tuo occhio non lo compianga; non risparmiarlo, non coprire la sua colpa. Anzi lo devi uccidere; la tua sia la prima mano contro di lui per metterlo a morte" (Dt 13,7-10).
L'adesione a Gesù significherà agli occhi della società di Israele un tale sovvertimento, una terremoto così grande, da esser paragonato all'idolatria e annulla perfino i legami più stretti. Per questo si potrà ammazzare anche il proprio famigliare: perché è un'idolatra.
"Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime" (Lc 21,18-19). Ma tutto questo non vuol essere un messaggio di angoscia ma di speranza di fronte alle inevitabili persecuzioni che, come Gesù, sarà per chiunque vive davvero il suo messaggio.
"Il capello": il capello è una parte minima di una persona. Ma niente di noi andrà perduto.
"Anime"=psiché=la vita vera quella capace di resistere alla morte. Cioè: anche se dovessero togliervi la vita, la vita vera, la vita profonda, continuerà per sempre.
Non è quindi un messaggio di paura ma di speranza: Gesù tenta di sostenere ciò che lui stesso vive e che sa che vivranno gli apostoli e chiunque lo seguirà in ogni giorno della storia. E questo lo si vede bene poco dopo in Lc 21,28: "Quando vedrete accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". Tutte queste persecuzioni, questo male che vi si rivolta contro, è una denuncia che voi siete con Gesù a favore degli uomini.
Cosa dice a me questo vangelo? Sviluppa il guerriero che c'è in te.
A volte le persone dicono: "Sì, padre, qui è bello, ma lì fuori... nel mondo... nel mondo del lavoro... nella società è difficile". Ma fu facile per Gesù? Ma chi mai ha detto che "seguire Gesù" sia solamente bello, facile, tutto sorrisi, abbracci e saluti? Ma chi ha mai detto che sarà facile? Ma chi ha mai detto che il vangelo non sia una lotta e un conflitto?
Quando si guarda il vangelo si scopre che Gesù era perseguitato da tutte le parti: gli apostoli lo speravano diverso e la gente comune era divisa tra lo scetticismo, il rifiuto e l'entusiasmo, i ricchi non lo sopportavano, i poveri neanche perché pane e ricchezza materiale non glieli dava, i suoi familiari lo volevano rinchiudere perché "era pazzo" (Mc 3,21), gli scribi e i farisei cercavano in ogni occasione dei motivi plausibili per farlo fuori. Gesù fu odiato e perseguitato proprio dai suoi familiari e dai religiosi del suo tempo.
Nel testo parallelo di Mt 10,16-23 Gesù stesso dice: "Siate prudenti come i serpenti..." e di nuovo: "Guardatevi dagli uomini" (Mt 10,16). Lui, sapeva bene come sono gli uomini, per questo diceva a tutti: "Guardatevi bene dagli uomini". Perché non sono così puri, limpidi e semplici come a volte pensate. A volte sono falsi, doppi, hanno le maschere, si prendono gioco di voi e ve la faranno pagare.
Molti di noi quando parlano del cristianesimo immaginano il Gesù di Zeffirelli: i tramonti, le stelle, un mondo di pace, di bontà, d'amore, un paradiso terrestre, un mondo materno dove tutti sono buoni. Per molti di noi il modello è il monastero o le comunità degli Atti degli Apostoli dove (così c'è scritto ma così non era) tutti si volevano bene e c'era armonia e pace fra tutti, dove le relazioni sono pacifiche e sciolte, libere, vere e solo gioiose.
Ma tutto questo non esiste e non ci sarà mai. E' un'illusione della nostra mente. L'Eden, il Paradiso è perduto, non c'è mai stato e non ci sarà mai più su questa vita.
Nella sua famosa preghiera Madre Teresa, visto che anche lei conosceva bene la cosa, diceva: "Gli uomini sono irragionevoli, illogici ed egoisti, amali lo stesso. Quando fai il bene, diranno che lo fai per motivi egoistici e per secondi fini, ma tu continua a farlo. Quando hai successo, ti fai dei falsi amici e dei veri nemici, ma tu continua ad averlo. La sincerità e la franchezza ti rendono vulnerabile, ma tu continua ad essere sincero e franco. Quel che hai costruito in anni di lavoro può andare distrutto in una notte, ma tu continua a costruire. Del tuo aiuto c'è realmente bisogno ma forse la gente ti attacca quando l'aiuti, tu però, aiutala ugualmente. Da' al mondo il meglio di te, e ti tratteranno a pesci in faccia, ma tu continua a dare il meglio di te".
"Quando fai qualcosa di buono hai contro tutti quelli che fanno la stessa cosa, tutti quelli che fanno il contrario, tutti quelli che non fanno niente". Ma tu continua a farlo lo stesso.
Il guerriero dell'amore, com'era Gesù, è un uomo che: 1. ha il coraggio di lottare per ciò che crede; 2. è tenace (=non si arrende alla prima sconfitta ma "tiene" perché sa e conosce il valore di ciò che crede); 3. è capace di rischiare.
Gandhi diceva: "Il coraggio è il primo requisito della spiritualità". Senza questa qualità l'amore e la ricerca della verità sono impossibili. "Io sono un uomo di pace. Credo nella pace. Ma non la voglio a tutti i costi. Non voglio il genere della pace che si trova nella pietra. Voglio la pace che è ospitata dal cuore dell'uomo che si espone alle frecce del mondo...".
Rischio, lotta e coraggio-tenacia, non sono solo per le cose grandi ma è uno stile di vita di tutti i giorni: essere trasparenti e veri con gli altri invece di nasconderci dietro alle maschere e ai ruoli; prendere iniziative che altri non prendono; esporsi al pericolo di essere derisi, di essere presi in giro o feriti; fare cose che altri non fanno o controcorrente; battersi per un'ingiustizia.
Rischio. Martin Luther King riceveva dalle 30 alle 40 telefonate e 25 lettere al giorno di morte. Quando gli fu detto: "Ma sa che lei rischia grosso?". Lui rispose: "E' meglio morire da vivi che vivere da morti".
Un mafioso aveva iniziato a collaborare con Paolo Borsellino prima della strage in via D'Amelio. Quando fu minacciato dagli altri mafiosi, ritrattò tutto e non disse più nulla. Borsellino lo andò a trovare in carcere e gli disse: "Perché non dici più nulla?". "Perché ho paura". "Ma che uomo sei? E' meglio morire una volta sola che tutti i giorni". Dopo queste parole riprese a parlare.
Elias, 37 anni, era un uomo impegnato per la liberazione dei ragazzi dalla prigionia delle favelas. Un giorno gli squadroni della morte andarono a casa sua e lo uccisero. Sua madre quando lo vide sanguinante gli disse: "Te l'avevo detto, perché ti sei impicciato con quella gentaglia?". "Mamma sono stato al mondo 37 anni e ho vissuto 37 anni. Sono stato felice di ciò che ho fatto. Lasciami andare!". E così morì. Sono le ragioni del cuore che sono incomprensibili per la mente.
Tenacia. "Un uomo che non lotta per ciò che crede o non valgono le idee o non vale l'uomo".
Quando un figlio adolescente entra "in guerra" con il padre (o i genitori) se non si "rimane", se non si ha tenacia, il figlio non sente il suo animus (=coraggio in latino). Cosa sta facendo il figlio? Sta tentando di imparare la dote della conflittualità, del difendersi, del far valere le proprie ragioni. Ok, d'accordo, non è piacevole per chi fa da "maestro", ma se non c'è la capacità di tenere (=tenacia), diventerà uno smidollato senza colonna vertebrale o un arrogante (uno che pensa che il mondo giri attorno a sé).
Lotta. Siamo in una classe e c'è un ragazzo definito "iperattivo" che crea problemi alla classe. Sono successe alcune "cose" e allora si fa una riunione con i genitori. Alcuni propongono di "certificarlo" per toglierlo dalla classe e togliersi così il problema. Ma come reagiscono gli altri? Alcuni dicono: "Non è un problema nostro. Si arrangino gli insegnanti!" (pilatismo). Altri: "Io mi adeguo alla maggioranza" (conformismo). Altri: non dicono nulla neanche se interpellati per paura di esporsi (anguillismo). Altri: "Vedremo... faremo... magari...": cercano cioè di salvare tutte le posizioni, di conciliare tutti e tutto (capracavolismo). Solo un genitore dice: "Io non ci sto! Se facciamo così lo "etichettiamo". Io mi batterò perché non accada".
Il guerriero è quello che dice: "Io non ci sto". Non lo fa per "essere diverso dagli altri" o per "spirito di contrapposizione", come certe persone che, per partito preso, sono sempre contrari. Lo fa perché ha dei valori e si batte per quei valori.
D'altronde di fronte ai mostri interiori, di fronte alle tue paure, ai tuoi fantasmi interni, che farai?
Ad esempio: di fronte ad una tua paura (o blocco, ecc) puoi dire: "Non è vero!" (fuggi); "Non è così grave, passerà" (minimizzi); "Chissà che succeda qualcosa!" (ti deresponsabilizzi). Non ci vuole coraggio, lotta per dire: "No, adesso la affronto e la guardo in faccia"? Ma se non hai la capacità di lottare, la tenacia di rimanere, la forza di sostenere il rischio della destabilizzazione, quando l'affronterai?

Pensiero della Settimana
I combattimenti con i nemici interni si chiamano spiritualità.
I combattimenti con i nemici fuori si chiamano guerre.

Fonte:http://www.qumran2.net/