Don Paolo Zamengo, "Il calendario di Dio "

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (13/11/2016)
Il calendario di Dio     Lc 21, 5-19
Il tempio di Gerusalemme gonfiava il petto di orgoglio. Era il cuore d’Israele e tutti morivano dalla
voglia di contemplarlo ed entrarci almeno una volta nella vita. I restauri erano stati iniziati da Erode il grande ma già si intravvedevano la meraviglia e lo splendore. Erode non era mai stato amato dal popolo ma l’aver messo mano ai lavori del tempio gli restituiva l’onore e la fama.

Un giorno Gesù sorprende e gela i discepoli che lo ascoltavano: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. Una vera picconata, una bomba.  Verranno giorni. Li viviamo già e conosciamo anche noi  questi giorni. Tutti tocchiamo con mano il nostro confine, il limite, la nostra fragilità. Fisica e morale. Si muore da vivi.

Il pianeta, il corpo umano, i nostri progetti e sogni vivono un’esperienza di degrado. Ma è proprio qui che si pianta la parola di Gesù. Il futuro non è la devastazione ma la trasformazione. Anche se il corpo fosse distrutto da stagioni di odio e di violenza, l’uomo, la persona, l’anima non muore.

Non cadiamo nella trappola di chi crede che gli avvenimenti anche più tristi, che non mancano mai nell’arco della storia, hanno la forza di  provocare i terremoti nel cuore e sgretolare la vita. Ciò che ha esclamato Dio, la sera della creazione, che tutto era bello, non è una pietosa bugia. Dio non si contraddice.

È  la promessa di un padre che ci porta nel cuore come il bene più grande, che merita il suo amore, la sua vita e la sua fedeltà perché  neppure un cappello del nostro capo andrà perduto.  L’infinita cura di Dio per l’infinitamente piccolo si fa custodia fedele, per sempre e per tutti.

Nel vangelo di oggi, Gesù non vuole farci l’elenco delle macerie della storia. Non ci vuole Dio per contare le croci del cimitero del mondo, ci basta un telegiornale. Più che informarci, Gesù ci vuole formare e preparare.

Siamo nel tempo intermedio, tra il già e il non ancora. Ma dobbiamo affrontarlo con serietà dando prova di lucidità e forza contro i miraggi del male. La nostra è lotta vera, Gesù lo dice. Parla di odio. Ma solo chi non scappa, chi non viene meno e non tradisce è degno di lui.

Al cristiano non è consentito scavalcare il tempo. Non si può vivere nel mondo come se non ci appartenesse, attraversare la storia con la testa fra le nuvole. Gesù ci chiede coinvolgimento e impegno. Esige che spendiamo le nostre migliori energie che a volte si chiamano vita.

I cristiani non sono disincarnati ma ben radicati nella storia. Vivono una sfida esaltante, quella di rendere sacra la storia profana e di restituirla al legittimo Creatore e Signore.

Se Gesù non soddisfa la nostra curiosità sulla fine della storia, ci invita però a vivere il tempo nella speranza e nella fiducia,  non solo facendo del bene ma facendo il bene.

Il vangelo non è la guida turistica per la fine ma il manuale per la costruzione del mondo, nella giustizia, nell’amore e nella pace. È vietato sedersi sulle macerie e piangere. Il cristiano non piange ma si rimbocca le maniche e costruisce. Costruisce cattedrali.

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