fr. Massimo Rossi, "Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.".

Commento su Luca 21,5-19
fr. Massimo Rossi  
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (13/11/2016)
Vangelo: Lc 21,5-19 
Ciò che dirò oggi è assai difficile da dire, ma soprattutto da ascoltare.

Naturalmente prendo le mosse dal Vangelo: le parole di Gesù sul tempio, hanno il sapore amaro di una profezia di rovina, di distruzione, avvenuta storicamente quarant'anni dopo, con l'ultima invasione delle truppe di Roma: come sappiamo, il tempio di Gerusalemme non venne più ricostruito; sull'area ove sorgeva il luogo di culto per eccellenza degli Israeliti, sorgono ora due moschee.
La sentenza del Signore esprime anche la presa di distanze dal quel luogo così ricco e dunque così lontano dalla Sua persona e dal Vangelo che era venuto ad annunciare...
Anche la Chiesa deve e dovrà sempre fare i conti con il messaggio cristiano, il quale, specie nei secoli passati, difficilmente si riusciva a decifrare nella filigrana del potere politico, economico e spirituale esercitato - ostentato? - dai rappresentanti della gerarchia cattolica...
L'omelia potrebbe finire qui...sarebbe anche meglio! La ricchezza della Chiesa - di certa Chiesa, non tutta, per fortuna! - è una questione scomoda, specie se a trattarla è un prete...
Io amo la mia Chiesa, prima di tutto come (cristiano) battezzato. E comunque la Chiesa non ha bisogno di essere difesa. Tutti conosciamo gli errori commessi in passato; sono convinto che abbiamo imparato la lezione e che non ritorneremo indietro; i nostalgici degli antichi fasti, di quando la Chiesa era da tutti riconosciuta come un interlocutore potente e autorevole anche in questioni, diciamo, non proprio evangeliche, costoro ascoltino bene le parole che Gesù rivolge quest'oggi agli apostoli... "Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta.".
Ma c'è dell'altro.
Dopo aver predetto la distruzione del Tempio, il Signore annuncia la persecuzione contro i cristiani: questo sì che può veramente mandarci in crisi! E la persecuzione dura ormai da venti secoli, e non accenna a smettere. È vero, agli albori della Chiesa aveva tutte le caratteristiche di un genocidio, perpetrato non in base all'etnia, ma alla fede religiosa.
Oggi, che il cristianesimo è diffuso in tutto il mondo, i cristiani perseguitati sono 150 milioni. Solo l'anno scorso ne sono morti a migliaia, soprattutto nei Paesi islamici. Siria, Nigeria, Iraq, ma anche Messico, Turchia, Sudan, Eritrea... più di 50 sono gli Stati dove i cristiani vengono oppressi, discriminati, cacciati, uccisi.
L'Africa registra la più rapida crescita di persecuzione, mentre in Medio Oriente si sta verificando un gigantesco esodo dei seguaci di Cristo. Le stime ufficiali fanno rabbrividire: solo nel 2014, più di mille sono state le chiese attaccate, bruciate, distrutte. Le proiezioni per gli anni a venire annunciano che il peggio deve ancora venire. La Corea del Nord detiene il triste primato delle incarcerazioni: si parla di 50-70mila cristiani arrestati.
L'80% delle persecuzioni religiose nel mondo è diretta contro di noi. Le statistiche ufficiali rilevano che ogni minuto, 5 cristiani vengono uccisi. Basta con le cifre!
Non è il caso di sottolineare che il fondamentalismo islamico è responsabile della stragrande maggioranza di atti contro la fede cristiana: ma anche le provocazioni satiriche - io le ritengo un abuso -, che da alcuni anni compaiono sulle prime pagine dei giornali occidentali hanno fatto la loro brava parte a fomentare l'odio anticristiano.
Si fa sempre più urgente una seria riflessione sugli aspetti concreti e quotidiani della presenza in un determinato paese di credenti appartenenti a religioni diverse e delle garanzie che uno stato democratico deve offrire per salvaguardare la libertà di culto.
Prima che sullo specifico della fede cristiana - vi prego, leggetevi i capitoli 5-6 di Matteo! - la presente riflessione scaturisce e si fonda sull'idea di civiltà e di convivenza, sul tessuto storico, culturale e religioso; in particolare, sul lungo e faticoso cammino compiuto verso la tolleranza e il rispetto reciproco.
Non ha senso accampare la pretesa della reciprocità, nel rispetto delle minoranze sancito dalle costituzioni democratiche: quando una società come la nostra riconosce e concede determinati diritti è perché lo ritiene eticamente giusto, non per avere una contropartita (nelle società non occidentali). Ricordiamo che la faccia deteriore della reciprocità si chiama ritorsione: l'atteggiamento che assumiamo verso i musulmani può comportare pesanti ritorsioni, appunto, per i cristiani che vivono in alcuni paesi islamici; non sorprendiamoci se la vita quotidiana dei nostri fratelli di fede si ritroverà ancor più circondata da diffidenza e ostilità, o se qualche musulmano moderato si ritrova spinto fra le braccia dei fondamentalisti...
L'ho già detto una volta da questo microfono, e oggi lo ripeto: la paura esiste, ma è una cattiva consigliera e porta a percezioni distorte della realtà - lo dimostra un sondaggio sui timori degli italiani nei confronti degli immigrati, ma anche solo l'ascolto delle confidenze di tanti fedeli -. Proprio per questo la paura non deve essere lasciata alla sua vertigine, va oggettivata, misurata e ricondotta alla razionalità, se vogliamo che la nostra società sia più umana. Altrimenti, dove arriverà, in nome di paure più fomentate che reali, la nostra regressione verso l'intolleranza e il razzismo spicciolo di chi non perde occasione per manifestare con sorrisetti, battute, insulti, reazioni scomposte, la propria ostilità nei confronti del diverso, quale che sia il motivo della diversità? Del resto, è proprio l'essere "concittadini", conoscersi, vivere fianco a fianco, condividendo le stesse preoccupazioni per il lavoro, la salute, la salvaguardia dell'ambiente, la qualità della vita, il futuro dei propri figli, che porta a una diversa comprensione dell'altro, che aiuta a vedere le persone e le situazioni con uno sguardo nuovo, più acuto e lungimirante: lo sguardo della misericordia. Il Giubileo che sta per chiudersi, non sia passato invano!
Concludo citando un'ultima volta il Vangelo di oggi, a proposito della tentazione della paura: il Signore ci avverte: "Non preparate prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. (...) Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.".