JUAN J. BARTOLOME sdb, #LectioDivina "Maestro, quando sarà?"

3 novembre 2016 | 33a Domenica T. Ordinario - Anno C | Lectio Divina
Lectio Divina su: LC 21,5-19
Senza dubbio ascoltare oggi il vangelo non mancherà di sorprenderci: poche volte risultano le parole
di Gesù lontane dalle realtà dei nostri giorni, tanto lontane dalle nostre preoccupazioni normali: cosa interessa a noi la distruzione del tempio di Gerusalemme? Un episodio che successe più di duemila anni fa? A chi interessa oggi la fine del mondo imminente? Anche se in verità vi sono voci che annunciano la prossima catastrofe, che vedono le attuali difficoltà come un cattivo presagio. C'è sempre qualcuno che pensa che non stiamo bene, che staremo peggio. Ma tali predizioni non arrivano a convincerci: tanto siamo abituati a vedere l'oggi uguale a ieri, tanto convinti che già abbiamo visto tutto che non possiamo perciò sperare in qualcosa di nuovo. Riassumendo: non temiamo il peggio, perché già viviamo sufficientemente male; neppure desideriamo il meglio, perché abbiamo imparato ad accontentarci di quel poco che abbiamo. E, per non inquietarci, abbiamo smesso di sperare. Non era così al tempo di Gesù, e neppure all'inizio della chiesa: Gesù e i primi cristiani, vivevano convinti che stava arrivando la fine del mondo e temevano il giorno del giudizio universale. Erano già fedeli, ma speravano, e volevano, essere confermati come tali.
In quel tempo, 5alcuni erano ammirati della bellezza del tempio, della qualità della pietra e delle offerte votive. Gesù disse.
6 "Di questo che contemplate, ecco, verrà un giorno in cui non sarà lasciata pietra su pietra: tutto sarà distrutto" .
7 Gli dissero: "Maestro, quando sarà? E quale sarà il segno che tutto ciò sta per accadere"?
8 Rispose:
"Guardate che nessuno vi imbrogli. Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: "Sono io", oppure: "Il tempo è vicino"; non andate dietro a loro. 9Quando sentirete notizie di guerre e di rivoluzioni, non siate nel panico. Dato che devono accadere prima queste cose, ma la fine non verrà subito".
10 Diceva ancora:
"Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, ci saranno grandi terremoti, e in vari paesi epidemie e fame . 11 Ci saranno anche spaventevoli e grandi segni nel cielo. 12Ma prima di tutto questo, vi metteranno le mani addosso e vi perseguitano, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, e sarete portati davanti a re e governatori, a causa mia . 13 Così avrete occasione di dare testimonianza. 14 Non preparate la vostra difesa, 15 perché io vi darò parola e sapienza alle quali non si potrà far fronte.
16 I genitori, parenti, fratelli ed amici vi tradiranno, e uccideranno alcuni di voi, 17e sarete odiati da tutti per causa mia. 18 Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà; con la vostra perseveranza salverete le vostre anime. 19 Se sarete saldi, vi salverete".
1. LEGGERE: capire quello che dice il testo facendo attenzione a come lo dice
Un'ingenua osservazione dei discepoli, mentre vanno al tempio (Lc 21,5), dà occasione per un duro e insperato discorso di Gesù (Lc 21,36): Era più che logico che un galileo appena giunto a Gerusalemme, rimanesse 'di pietra' davanti alla monumentalità del tempio, un edificio che ancora si stava ultimando…Quando lo racconta Luca, la caduta di Gerusalemme e la rovina del tempio era già accaduta: per i suoi lettori le parole di Gesù, hanno la forza dei fatti, sono parte della sua esperienza.
Gesù ha un modo diverso di 'vedere' le cose: non si fida dell'apparenza di questo mondo, pur impressionante che ci sembri, anche se ha futuro (Lc 21,6), ma contempla la realtà davanti a Dio. La reazione di chi ascolta è chiara, si preoccupano per il quando e per il come; vogliono conoscere quando accadrà la fine, quali segnali devono avvertirli che sta avvenendo (Lc 21,7). Senza dare risposta, Gesù avanza tre circostanze, avvertendoli, a tempo, di come devono reagire. Primo, dice, l'ultimo giorno sarà preceduto da falsi profeti e messia che agiteranno i credenti annunciando guerre e rivoluzioni, fatti che non porteranno alla fine, ma la anticiperanno (Lc 21,8-9). La situazione si farà, in una seconda tappa, spaventosa: il male regnerà sulla terra, dove i discepolo saranno perseguitati "per la loro causa"; non per essere cattivi, ma per essere fedeli; sarà il tempo della testimonianza estrema, durante la quale Cristo sarà il loro 'avvocato'(Lc 21,10-15). In ultimo la divisione e il disamore trionferanno sopra i provati credenti; incluso sopra quelli più imparentati, quelli più amati: li odieranno, li tortureranno, li uccideranno. Allora, solo allora, sarà giunto il tempo definito, quello della perseveranza, che anima Gesù, impegnandosi per quelli che non perderanno, non solo la vita, ma neppure un cappello della loro testa. Tutti, anche i più lontani, saranno assistiti da Dio quel 'giorno' (Lc 21,16-19).
Il vangelo di oggi non deve terrorizzarci, anche se dobbiamo prenderlo sul serio: per male che stiamo, per i peggiori mali che soffriamo o temiamo, Dio cura in noi anche il superfluo e l'insignificante; tutto quello che siamo o abbiamo gli interessa e tutto sarà salvato…., se gli siamo fedeli, anche quando saremo traditi dalle nostre persone più care.
2. MEDITARE: applicare alla vita quello che dice il testo!
L'entusiasmo che provarono i discepoli, galilei appena giunti a Gerusalemme con la visione del tempio, dà occasione a Gesù per parlare. Non gli mancavano le ragioni: il tempio di Gerusalemme era l'edificio più imponente e magnifico di tutta la città, orgogliosi di tenere Dio tra loro, gli abitanti non avevano smesso di abbellire durante i secoli il suo luogo di residenza. A Gesù, viceversa, non gli impressionò il suo splendore presente, perché era sicuro della sua rovina futura. Come poi successe. Allora, come oggi, un mondo che si confronta con Gesù, che respinge il suo vangelo e la sua persona, un mondo in cui Dio non ha spazio, è un mondo senza futuro.
Sicuri di tenere Dio a loro disposizione nel tempio, aspettandoli quando andavano a visitarlo e senza sgridarli quando non si avvicinavano, i contemporanei di Gesù erano convinti che la loro vita era stata risparmiata dal loro Dio; pensavano di non poterlo perdere perché sapevano dove incontrarlo; e lo persero perché, risiedendo solo nel tempio di Gerusalemme, non seppero incontrarlo ogni giorno nella loro vita e nel mondo. Gesù oggi ci avverte, e con gravità inusitata, che un mondo che rinchiude Dio, sia pure in un bel tempio, non ha futuro. Scomparvero e scompariranno per sempre i mondi, e i templi, di quelli che si sono allontanati da Dio e lo hanno apprezzato poco.
Noi, oggi, abbiamo collocato Dio solamente in bei templi? Lo immaginiamo occupare i santi luoghi, lontano dalla vita che conduciamo e dalle nostre preoccupazioni? Con tanta fantasia come efficacia, noi credenti crediamo che Dio esiste e vive accanto a noi, ci impegniamo a non aspettare Dio, crediamo di non essere attesi da Dio, non ci curiamo di Lui e della sua volontà, perché ci illudiamo di sapere dove si trova. Noi crediamo che sta sempre dove lo abbiamo collocato: tenerlo in un posto ci evita di cercarlo negli altri; chiudendolo in un tempio dove lo accudiamo, desideriamo sempre che faccia la nostra volontà. Ci sentiamo liberi di non fare la sua volontà nel luogo dove ci sembra che per noi non si trova. Un mondo senza Dio nella vita, ma con un bel tempio, non ha nessun futuro. Non potrà essere per noi né bello né attraente un tempio, pur magnifico che sia, se è l'unico posto dove cerchiamo Dio.
La distruzione del tempio, dimora di Dio, annunciata da Gesù, suppone, in realtà, la scomparsa di un mondo nel quale Dio già non aveva sede: una grande tragedia per il popolo che aveva perso tutto meno questo angolo dove accedere sicuri al loro Dio. Gesù può così annunciare i due messaggi in un unico discorso: la rovina del tempio segnala la fine di un mondo senza Dio. E supposto che ciò susciterà perplessità e dolore, Gesù previene questo ai suoi perché non prestino attenzione agli indovini di turno: cataclismi e persecuzioni sono i due segnali che precedono la sua seconda venuta. Anticipandogli quello che succederà, li prepara per quando ciò accadrà: tradimento e odio separeranno il discepolo dalla sua propria famiglia; la fedeltà a Cristo allontana le altre fedeltà. Così può apprendere il cristiano che vive aspettando il suo Signore che sta per venire; che la sua casa si trova dove sta per venire il Signore e che il suo cuore appartiene al Signore che sta per venire; così potrà vivere aspettandolo senza dovere appoggiarsi ad altri e neppure cercare segni differenti da quelli annunciati.
Non è che Gesù desidera allarmare senza ragione con la narrazione dell'orrenda fine che sta per venire: Dio non vuole distruggere il mondo dove Egli è presente e dove si compie la sia volontà. Ma abbatterà i mondi dove i cuori lo hanno dimenticato. E noi cristiani, dovremo vivere desiderando questo intervento di Dio, sperandolo ardentemente, perché desideriamo non la rovina di quanto abbiamo ottenuto in questa vita, ma la sicurezza di non perderlo per sempre. Il male che ci affligge o che temiamo, le tribolazioni che patiamo o che sperimentiamo, gli odi che soffriamo e che generiamo, non hanno futuro, avranno una fine certa se viviamo già oggi nel mondo di Dio, facendo di Dio Signore, unico padrone del nostro piccolo mondo, nella nostra famiglia e nel nostro cuore.
Non bisogna dare attenzione a chi ci vuole convincere che la fine è vicina. Non abbiamo nessuna necessità di ascoltare gli indovini di turno. Avendo Dio nel nostro mondo, noi non perderemo ciò che Dio pensa di darci; sentendolo vicino alla nostra vita, non ha bisogno di togliercela. Alimenta maggiormente la sua speranza in un mondo migliore, colui che mantiene in questo mondo la fedeltà a Dio. Ai fedeli, solo a loro, la fine del mondo sarà il finale delle loro tribolazioni, il premio dei loro sforzi, il trionfo della loro perseveranza: niente di meno; né il termine della speranza e neppure il termine della loro fede.
Per aiutare la nostra fedeltà, Gesù ci ha predetto che disgrazie e persecuzioni precederanno la fine; ci ha fatto sapere che il mondo che arriverà si può trasformare in inospitale e nemico per gli amici di Dio. E questo è la cosa più scioccante, quella che ci costa maggiormente capire e accettare: i cristiani non si possono sentire totalmente felici nel mondo dove Dio non è presente. Cercare, viceversa, come lo facciamo ogni giorno ed egoisticamente il meglio per noi, suppone che perderemo Dio qui e nel mondo che verrà. Parlando della persecuzione e del maltrattamento da parte dei simili a noi vicini, incluso dei familiari e amici, Gesù ci avverte che solo in Dio dobbiamo porre la nostra fiducia: colui che ha sofferto il tradimento dei suoi, saprà che appartiene unicamente a Dio, che accanto a lui non gli può mai mancare nulla e neppure dovrà desiderare nulla.
Il credente, come lo stesso Gesù, è nel luogo dove sta il suo Dio; la sua abitazione è quella dove abita il suo Dio. Supposto che il suo mondo è anche il mondo di Dio, non deve temere di patire, perché non patirà per sempre: Dio si trova nella famiglia di coloro che perdono la loro per lui. Se il nostro cuore apparterrà a Dio che viene, se i nostri affetti e progetti si occuperanno del Dio che vive tra noi, si incontreranno fratelli tra quelli che fanno la volontà di Dio e nulla potremo temere: la fine del mondo sarà - solo - la fine delle nostre pene. Dio si è impegnato per la nostra salvezza; e noi non perderemo Dio nel nostro mondo, perché la fine di questo mondo per quelli che perseverano in Dio, è l'incontro definitivo con Lui. L'unico bene che ha il mondo dove noi viviamo è la certezza che in lui vive già il nostro Dio, ed è vicino a noi. Mentre in lui viviamo, staremo in salvo sotto il suo sguardo e sicuri delle sue cure.
Juan J. BARTOLOME sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it

Post più popolari