p. José María CASTILLO"SIGNORE, RICORDATI DI ME QUANDO ENTRERAI NEL TUO REGNO"

CRISTO RE – 20 novembre 2016 - Commento al Vangelo
SIGNORE, RICORDATI DI ME QUANDO ENTRERAI NEL TUO REGNO
di p. José María CASTILLO
Lc 23,35-43
[In quel tempo, dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano
Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
1. Oggi è fuori di dubbio che Gesù sia stato processato e giustiziato dal prefetto di Roma, Ponzio Pilato, che pronunciò la sentenza di morte durante un processo secondo le leggi dell’Impero. Solo il prefetto romano poteva pronunciare una sentenza di morte in croce. Inoltre, si sa che la croce era un castigo utilizzato dai romani in Palestina tra il 63 ed il 66 d.C. solo contro quelli che si ribellavano a Roma (H. W. Kuhn, X. Alegre). Tutto questo vuole dire che Gesù fu condannato a morte per un motivo politico, per lo meno a giudizio dell’autorità ufficiale di Roma. Un altro motivo non poteva interessare, né in questo era competente il prefetto romano. Gesù fu condannato per il delitto di seditio, come un “sovversivo” contro il potere costituito. Cosa che si conferma se consideriamo che i due malfattori, crocifissi con Gesù, sono chiamati lestái (Mc 15,27 par), una parola utilizzata da Giuseppe Flavio per designare i ribelli politici.
2. Tuttavia, da quello che raccontano i vangeli, Gesù non ha promosso nessuna insurrezione politica. Né ha mai parlato contro Roma o contro l’occupazione romana e la crudeltà dei legionari romani contro la popolazione, come anche poteva aver parlato contro gli abusi fiscali, la repressione militare, etc. Perché allora la condanna a morte per un motivo politico? Questa domanda riguarda direttamente il titolo di “re” posto sulla croce.
3. Come hanno ben spiegato gli specialisti in diritto romano, i due pilastri fondamentali sui quali si basava quel diritto erano: 1) La difesa del “diritto di proprietà”; 2) La difesa del “potere dei potenti” (P. G. Stein, Seneca). Ebbene, questi due pilastri, portati fino alle loro estreme conseguenze, si collocano agli antipodi dello spirito e della lettera del Vangelo. Probabilmente l’idea di papa Pio XI, quando nel 1925 ha istituito la festa di Cristo Re, era quella di esaltare il suo potere e la sua gloria sui poteri di questo mondo. Ma si può ragionevolmente dire che l’idea di Gesù era un’altra. Gesù voleva affermare che “un altro mondo è possibile”. Un mondo non fondato sul potere e sul capitale, ma sull’etica dell’onesta, del rispetto, dell’uguaglianza di diritti e della garanzie per tutti gli uomini, la bontà soprattutto e l’aiuto a tutti quelli che soffrono. In questo consiste l’essere re di Cristo.

Fonte:http://www.ildialogo.org/

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