Padre Paolo Berti, “...non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”

XXXIII Domenica del tempo ordinario      
 Lc.21,5-19 “...non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”
Omelia   
L’intervento di Gesù per allontanare dai discepoli quel sentimento di sicurezza, di potenza, che
provavano guardando l’imponenza del tempio, non lascia scampo a illusioni. Le parole sono drammatiche e delineano un futuro carico di rivolgimenti sociali, di sconvolgimenti cosmici. Potremmo cercare di indagare su questi eventi e concludere con una rasserenante riduzione di tutto ad un genere letterario, quello apocalittico ci dicono gli esegeti. Ma non è certo un invito a dotte esercitazioni su di un genere letterario quello che vuole proporre Gesù, non va infatti dimenticato che le immagini apocalittiche non sono mai del tutto indipendenti dal vero. Gesù, ho già detto, vuole togliere ai discepoli, e a noi, l’illusione di tempi facili; tempi che diano margini di tanta pace per cui se ne potrebbe abusare senza conseguenze; tempi, insomma, da “dolce vita”.
Gesù annulla quest'idea, e afferma invece che chi lo segue deve essere in stato di vigilanza, di combattimento nella fede, di eroicità nella carità e nella speranza. I discepoli sbalorditi si sentono dire che del tempio non rimarrà pietra su pietra. Una costruzione così poderosa, fatta per sfidare i secoli, fatta per incutere un senso di fortezza invincibile, di una sicurezza inviolabile, sarebbe stata annientata.
I discepoli rimangono stupefatti e si spingono a domandare la data della distruzione; un modo per “dominare gli eventi”, per prendere delle misure, quali poi non lo sapevano neppure loro. Gesù taglia la strada a questo voler sapere per dominare gli eventi. Quello che occorre è vigilare rimanendo uniti a lui, vivendo il suo esempio e la sua parola.
Voler dominare la cronologia degli eventi risulta essere un fianco scoperto, che dà la possibilità di ferire la fede ai propagatori di profezie circa un immediato ritorno del Signore. Anzi alcuni, falsi profeti, diranno addirittura che il tempo della fine è già presente, affermando: "Sono io. Io sono il Cristo" (Mt 24,4).
Che ci siano in giro dei falsi profeti che annuncino imminente la fine del mondo è cosa risaputa, ma che ci siano di quelli che dicano che il Cristo sono loro, ci sorprende. Comunque, riflettendo, si arriva a capire che la base per poter dire e fare attecchire questo delirio è la metempsicosi, idea falsa allora conosciuta nel mondo pagano, e ancora presente nell'induismo, pronto a divulgarla in maniera estesa in occidente. Così, non sarà difficile trovare nel futuro uno che dica: “Io sono la reincarnazione di Gesù Cristo”.
Chi seguisse questi tali ne rimarrebbe sconvolto, cadrebbe nell’agitazione, giudicherebbe inutile lavorare e si abbandonerebbe a sconvolgere gli altri e farebbe naufragare la sua fede in Cristo. E’ quello che accadeva a Tessalonica, dove c’erano di quelli che ritenevano che la fine del mondo fosse prossima e per questo, in agitazione, non facevano nulla, vivendo da parassiti. Per loro Paolo disse: “di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità”.
Gesù avverte che la notizia di un’imminente fine del mondo potrà essere veicolata sfruttando situazioni di guerra e di rivoluzioni - “sentirete di guerre e di rivoluzioni” -; ma i cristiani non dovranno lasciarsi terrorizzare, e dovranno continuare ad essere positivi nella carità. Infatti, il Signore ci dice che “prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine”. Il Vangelo di Matteo dice che (24,14) “Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine”. Ci sarà - io lo penso - un momento di grande difficoltà nel nostro non lontano futuro; e non credo di essere il solo a pensarlo. Infatti, chi non ne vede le avvisaglie nefaste causate dalla corruzione morale di oggi? E anche qui, su questo discorso della corruzione morale, si inseriscono i falsi profeti che vi scorgono segnali della fine del mondo, ma abbiamo sentito che prima della fine del mondo il Vangelo sarà annunciato in ogni terra, cosa che non è ancora avvenuta. Noi non siamo affatto vicini alla fine del mondo, proprio perché il cammino dell’evangelizzazione delle genti è ancora lontano dall’essersi compiuto. Ciò, tuttavia, non può essere un pensiero su cui adagiarci tranquilli, spensierati e parassiti del patrimonio cristiano che abbiamo ricevuto. Certo, il Vangelo sarà annunziato, ma con tutti i sacrifici che questo comporta.
Solo dopo averci messo in guardia da questi pericoli, Gesù ci parla della fine del mondo, che sarà contrassegnata da un vero parossismo: “Si solleverà nazione contro nazione…”. E’ “Il giorno del Signore”; il giorno del trionfo su tutti i suoi nemici; il giorno che segnerà la fine di ogni cosa sulla terra.
Ma, anche di fronte a tali eventi non si dovrà cadere nel turbamento, nell’agitazione convulsa. La profezia di Malachia, che abbiamo letto, ci dice infatti: “Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia”. Il “sole di giustizia” è Cristo, il quale libererà col suo ritorno i fedeli dalla stretta feroce delle ultime persecuzioni contro la Chiesa (Cf. 2Ts 2,7; Ap 20,8). Per i fedeli “Il giorno del Signore” sarà un giorno di liberazione. Dice il salmo: “Esultino (...) davanti al Signore che viene a giudicare la terra”.
Gesù presenta, non nasconde, le difficoltà che i fedeli avranno lungo i secoli. “Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi (…), trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome".
Saranno situazioni drammatiche, eppure feconde perché “avrete allora occasione di dare testimonianza”.
Gesù prepara i suoi, noi anche, alle situazioni estreme, e ci dice come affrontarle: “Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere
Se cerchiamo noi di preparare la nostra difesa certamente saremo presi dal timore, dalla considerazione delle difficoltà, dal timore della potenza delle macchinazioni persecutorie, e cadremo. Gesù ci invita a rimanere uniti a lui con perseveranza, e a non preparare discorsi. Se uniti a lui sapremo dire parole di testimonianza, che mentre scuoteranno i persecutori salveranno noi, poiché ci confermeranno nella fede. Chi affrontasse le situazione estreme con la determinazione di una testa di legno e quindi fanaticamente, senza testimonianza di carità, perirebbe. Occorre la determinazione di chi vuole continuare ad essere carità, ad ogni costo.
Ma ecco le parole consolanti e fortificanti di Gesù: “Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”.
Fratelli e sorelle, non lasciamoci prendere da tranquillità inerte di fronte al clero che ci pare forte, perché se è forte è forte della fortezza del Signore e non per potenza terrena. Non lasciamoci prendere da falsa tranquillità di fronte all’imponenza delle cattedrali, perché esse sono state innalzate e rimangono innalzate per il sacrificio degli oranti e dei martiri. Non lasciamoci prendere dalla potenza culturale sfoggiata dai dotti, perché questa non salverà nessuno nel momento della prova.
Non lasciamoci prendere, dunque, dalla voglia di facile e trionfale vita all’ombra di ciò che la Chiesa ha costituito, come si lasciarono prendere i discepoli alla vista del poderoso tempio carico di doni votivi. Errore, questo, che è stato fatto, ed è fatto. Ma quando la Chiesa sarà sempre più una minoranza; quando il numero dei veri cattolici sarà politicamente insignificante e quindi non più corteggiati per un risultato elettorale, come potranno reggere quelli che, come parassiti, ora stanno sotto l’ombra di ciò che la Chiesa con sacrificio, sangue e preghiera, ha fatto? Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.

Fonte:http://www.perfettaletizia.it/

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