Padre Paolo Berti, “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”

I Domenica di Avvento               
Mt 24,37-44. 
“Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”
Omelia 
L'Avvento è il tempo di preparazione alla solennità del Natale, ed ha come caratteristica un’intensa
riflessione sul Signore che è venuto, che viene e che verrà. Si legge nell’Ap (1,7): “Ecco viene sulle nubi e ognuno lo vedrà”. Egli è già venuto, ma ora, risorto, viene sulle nubi, il che vuol simboleggiare il suo essere imprendibile e vittorioso; poi concluderà questo suo venire con la venuta finale, l’apparizione finale, “la parusia”, “la presenza visibile”, per cui “ognuno lo vedrà”. Egli è “Colui che era, che è e che viene” come ancora dice l’Ap (4,8).
Egli, Capo della Chiesa, viene con la sua grazia, che regge e anima la Chiesa, a stabilire sulla terra il suo regno; quel regno che si forma come pasta lievitata dal “regno dei cieli”, cioè dal regno dell’amore, della comunione con lui e in lui. Questo regno dei cieli lievita i regni della terra conducendoli a formare la società globale dell’amore e della verità. L’Avvento è dunque tempo di impegno perché il Signore viene a trasformare la terra, non disgiuntamente dalla Chiesa sua sposa. Ma, l’impegno è stimolato dalla contemplazione di Colui che è venuto, che si è incarnato, che è vissuto in mezzo a noi, colmando la distanza infinita che c’è tra Dio e noi. L’impegno è stimolato da Colui che darà il premio nell’ultimo giorno nella gloria a coloro che l’avranno servito. L’Avvento è tempo che promuove l’attesa, che è elemento essenziale della vita cristiana. Chi non attende il ritorno del Signore è uno che non sa chi è quel Bambino che i presepi presentano; è uno che non sa che quel legno della mangiatoia è già prefigurazione di un legno di morte, la croce; è uno che non sa che il Signore è risorto e siede alla destra del Padre; è uno che non sa che egli pronuncerà la parola finale su tutta la storia dando a ciascuno premio o condanna. L’Avvento è tempo liturgico che ravviva l’attesa, nella consapevolezza della “presenza” di Colui che viene, e che non solo viene con la grazia dello Spirito Santo, ma che ogni giorno “scende sugli altari”. E’ un continuo venire sugli altari, per un perpetuarsi incessante dell’unico sacrificio della croce. L’Avvento non può essere vissuto senza comunione con questa “presenza”, la quale rende viva l’attesa rendendola un’attesa di manifestazione. Colui che è presente, ma nascosto sotto le apparenze del pane e del vino, è Colui che sarà veduto, perché verrà non più nascosto a donare le ricchezze di grazia dello Spirito Santo, ma verrà visibile “faccia a faccia” (1Cor 13,12) a donare ai risorti in lui le ricchezze di gloria dello Spirito Santo.
Ma, aderiamo in tutto alla Parola di vita che la liturgia odierna ci propone. Parola di vita che come tale non è solo comunicazione di luce alla mente, ma anche di amore al cuore. Da questo del resto scaturisce l’omelia.
L’immagine del monte Sion con il tempio che viene innalzato su tutti i monti e su tutti i colli, colpisce. Ma certo, nessuno pensi a un fatto fisico, ad uno sconvolgimento geografico, per cui sopra l’Everest, prima o poi dobbiamo vedervi il monte Sion, con un bel tempio di pietra. No; qui la profezia indica il monte, come forza, rifugio, come il pergamo mondiale di diffusione della parola del Signore, che viene da un tempio potente, non di pietra; da Cristo, il vero tempio in cui abita la pienezza della divinità. Le genti andranno ad un “monte”, a una forza, a una sicurezza, a una vicinanza col cielo; a quell'essere vicini a Dio, uniti a Dio, che è dato da Cristo. Dunque, fratelli siamo in attesa, ma tuttavia nello stesso tempo andiamo incontro. Camminiamo in una direzione di vita accompagnati, sostenuti dal Pane di vita, che al termine del percorso si svelerà al nostro sguardo, verrà. Sarà come per i discepoli di Emmaus: camminavano con lui, ma non lo “vedevano”, ma alla fine del viaggio “lo videro”; ma poi scomparve; ma ecco, alla fine dei tempi non scomparirà, lo vedremo per sempre, staremo con lui, per sempre. Nell’ultimo giorno non saremo più attorno all’Eucarestia, al Deus absconditus, ma al Dio che pienamente si svelerà nella gloria.
Così camminiamo imitando e contemplando Colui che amiamo. Nel tempo dell’Avvento in particolare lo contempliamo discendere dal cielo e serrarsi, nel grembo verginale di Maria, in una natura umana, pur rimanendo Dio infinito. Ho detto serrarsi, perché l’Incarnazione è un fatto definitivo, irreversibile; il Verbo eterno della gloria si è serrato in una natura umana reale, realissima; è nato da donna, per opera dello Spirito Santo.
Camminiamo imitando e contemplando, del resto contemplazione e imitazione non possono essere assolutamente disgiunte: una vive dell’altra. Chi imita contempla e chi contempla l’amato, il maestro, non può non imitarlo. Contemplazione e imitazione dettano il cammino, fanno l’azione.
Il Vangelo di oggi ci illumina circa il nostro camminare. Due uomini sono nel campo. Sono curvi per raccogliere, sono dietro un aratro, falciano il grano. Due che fanno la stessa cosa, ma uno la fa bene, l’altro la fa male. Uno contempla Cristo che ha voluto lavorare e lo imita nella generosità e tende a lui, desiderandolo; l’altro pensa ai quattrini, alle donne, al gioco. Uno salirà con Cristo, l’altro no. E così le due donne: una gira la mola e l’altra vi mette il grano; sono insieme per un unico lavoro, ma la loro realtà interiore è distante. Una è con Cristo, l’altra è contro Cristo. Una ama, l’altra odia l’amore. Una aggredisce, l’altra sopporta. Una è prepotente, l’altra è mite. Proprio un Vangelo magnifico quello di oggi, ci parla di Dio presente e nascosto nei cuori; ma quando Cristo ritornerà nella gloria, noi saremo svelati insieme a lui (Col 3,4). Il Vangelo presenta una realtà di piena tranquillità, tutto apparentemente omogeneo: si mangia, si beve, si prende moglie e marito, eppure c’è una diversità profonda, abissale, che si rivelerà in tutta la sua portata alla fine. Il nostro camminare c’è.
Allora, fratelli e sorelle, non è vero che non succede niente; succede, eccome succede! Il grano cresce in mezzo alla gramigna; cresce, non dubitate, cresce. Riprendiamo animo ascoltando le parole di san Paolo che ci dice che “la nostra salvezza è più vicina ora di quanto diventammo credenti”; certo, il tempo di separazione dal Cristo è diminuito. Ogni giorno che passa è il giorno di un guadagno depositato in cielo; ogni giorno che passa è un giorno che ci porta più vicino all’incontro con Colui che desideriamo. Come è diversa, fratelli e sorelle, la vita in Cristo. Quelli del mondo guadagnano per la terra, accumulano in terra, per la terra; ogni giorno che passa è per loro un giorno in meno che hanno, un giorno che avvicina non ad un incontro, ma a una fine dove tutto quello che si è accumulato resterà qua, non si avrà con sé. Per quelli del mondo le prime rughe sono un allarme, i capelli che diventano bianchi sono un’oscura angoscia; ci si confronta con quelli della stessa età e se si ha un capello nero in più ci si sente vincenti. Ma per noi “la notte è avanzata e il giorno è vicino”, perché è al giorno eterno che noi tendiamo. Camminiamo, difendendoci dal mondo; ma attenti, fratelli e sorelle, la migliore difesa, che pur deve esserci, è servire sempre più l’opera di Dio nel mondo. Si difende nella miglior maniera chi cammina, cioè chi procede nella strada di vita tracciata da Cristo, al cui termine il Signore gli si svelerà. Ora noi sappiamo quando amiamo e quando odiamo; sappiamo se amiamo poco o molto, ma poi molto nessuno potrà mai dirlo, solo Dio conosce fino in fondo il nostro cuore. E poi, molto? Molto? Chi può dire che sta amando molto Dio, meritevole di illimitato amore? Sappiamo che siamo vivi in Cristo; da come ci comportiamo, dal fatto che crediamo alla Parola e la mettiamo in pratica, dal fatto che amiamo sinceramente, e anche dal fatto che se non lo fossimo, vivi in Cristo dico, non lesineremmo impegno per esserlo; ma al termine del cammino dell’attesa e dell’azione, ci scopriremo in Cristo, nella Trinità, in un fuoco d’amore, in una luce di gloria, di cui ci parla la Scrittura, ma di cui ora ci sfugge l’esperienza, ma questa esperienza sarà eternamente, eternamente sarà. Amen. Vieni, Signore Gesù. Ave Maria.
Fonte:http://www.perfettaletizia.it/

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