padre Raniero Cantalamessa"Cristo è Re e Signore della mia vita?"

Cristo è Re e Signore della mia vita?
padre Raniero Cantalamessa
XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - Cristo Re 
Vangelo: Lc 23,35-43 
La solennità di Cristo Re, quanto a istituzione, è assai recente. Fu istituita infatti da papa Pio XI nel
1925, in risposta ai regimi politici atei e totalitari che negavano i diritti di Dio e della Chiesa. Il clima da cui nacque la festa è, per esempio, quello della rivoluzione messicana, quando molti cristiani andarono alla morte gridando fino all'ultimo respiro: "Viva Cristo rey", viva Cristo re! Ma se l'istituzione della festa è recente, non così il suo contenuto e la sua idea centrale che è invece antichissima e nasce si può dire con il cristianesimo. La frase "Cristo regna" ha il suo equivalente nella professione di fede: "Gesù è il Signore" che occupa un posto centrale nella predicazione degli apostoli.
Il brano evangelico è quello della morte di Cristo, perché è in quel momento che Cristo inizia a regnare sul mondo. La croce è il trono di questo re. "C'era una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei giudei". Quello che nelle intenzioni dei nemici doveva essere la giustificazione della sua condanna, era, agli occhi del Padre celeste, la proclamazione della sua sovranità universale.
Per scoprire come questa festa ci riguardi da vicino, basta richiamare alla mente una distinzione semplicissima. Esistono due universi, due mondi o cosmi: il macrocosmo che è l'universo grande ed esterno a noi e il microcosmo, o piccolo universo, che è ogni singolo uomo. La liturgia stessa, nella riforma seguita al Concilio Vaticano II, ha sentito il bisogno di spostare l'accento della festa, accentuando l'aspetto umano e spirituale della festa più che quello, per così dire, politico. L'orazione della festa non chiede più, come faceva in passato, di "accordare a tute le famiglie dei popoli di sottomettersi alla dolce autorità di Cristo", ma di fare che "ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, lo serva e lo lodi senza fine".
Al momento della sua morte, si legge nel brano evangelico, sul capo di Cristo pendeva la scritta: "Questi è il re dei giudei"; gli astanti lo sfidavano a mostrare apertamente la sua regalità e molti, anche tra gli amici, si aspettavano una dimostrazione spettacolare della sua regalità. Ma egli scelse di dimostrare la sua regalità preoccupandosi di un solo uomo, per giunta un malfattore: "Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Gli rispose: In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso".
In questa prospettiva, la domanda più importante da porsi nella festa di Cristo Re non è se egli regna o no nel mondo, ma se regna o no dentro di me; non se la sua regalità è riconosciuta dagli stati e dai governi, ma se è riconosciuta e vissuta da me. Cristo è Re e Signore della mia vita? Chi regna dentro di me, chi fissa gli scopi e stabilisce le priorità: Cristo o qualcun altro? Secondo san Paolo esistono due possibili modi di vivere: o per se stessi o per il Signore (Rom 14, 7-9). Vivere "per se stessi" significa vivere come chi ha in se stesso il proprio principio e il proprio fine; indica un'esistenza chiusa in se stessa, tesa solo alla propria soddisfazione e alla propria gloria, senza alcuna prospettiva di eternità. Vivere "per il Signore", al contrario, significa vivere per il Signore, cioè in vista di lui, per la sua gloria, per il suo regno.
Si tratta veramente di una nuova esistenza, di fronte alla quale, la morte stessa ha perso il suo carattere di irreparabilità. La contraddizione massima che l'uomo da sempre sperimenta – quella tra la vita e la morte – è stata superata. La contraddizione più radicale non è più ormai tra il "vivere" e il "morire", ma è tra il vivere "per se stessi" e il vivere "per il Signore".

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