padre Raniero Cantalamessa,"Tutto passa. Dio solo resta"

Tutto passa. Dio solo resta
padre Raniero Cantalamessa
I Domenica di Avvento (Anno A)
Vangelo: Mt 24,37-44
Inizia oggi il primo anno del ciclo liturgico triennale, detto anno A. Ci accompagna in esso il Vangelo
di Matteo. Alcune caratteristiche di questo Vangelo sono: l'ampiezza con cui sono riportati gli insegnamenti di Gesù (i famosi discorsi, come quello della montagna), l'attenzione al rapporto Legge–Vangelo (il Vangelo è la "nuova Legge"). È considerato il Vangelo più "ecclesiastico" per il racconto del primato a Pietro e per l'uso del termine Ecclesia, Chiesa, che non si incontra negli altri tre Vangeli.
La parola che si staglia su tutte, nel Vangelo di questa prima domenica di Avvento, è: "Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà...State pronti, perché nell'ora che non immaginate il Figlio dell'uomo verrà!". Ci si chiede a volte perché Dio ci nasconde una cosa così importante com'è l'ora della sua venuta, che per ognuno di noi, singolarmente preso, coincide con l'ora della morte. La risposta tradizionale è: "Perché fossimo vigilanti, ritenendo ognuno che il fatto può accadere ai suoi giorni" (S. Efrem Siro). Ma il motivo principale è che Dio ci conosce; sa quale terribile angoscia sarebbe stata per noi conoscere in anticipo l'ora esatta e assistere al suo lento e inesorabile approssimarsi. È quello che più spaventa di certe malattie. Più numerosi sono oggigiorno quelli che muoiono per malattie improvvise di cuore, che quelli che muoiono dei cosiddetti "mali brutti". Eppure, quanta più paura fanno queste ultime malattie, perché ci sembra che tolgano quell'incertezza che ci permette di sperare.
L'incertezza dell'ora non deve spingerci a vivere da spensierati, ma da persone vigilanti. Se l'anno liturgico è ai suoi inizi, l'anno civile volge al suo termine. Un'ottima occasione, questa, per dare spazio a una riflessione sapienziale sul senso della nostra esistenza. La stessa natura in autunno ci invita a riflettere sul tempo che passa. Quello che il poeta Giuseppe Ungaretti diceva dei soldati in trincea sul Carso, durante la prima guerra mondiale, vale per tutti gli uomini: "Si sta / come d'autunno / sugli alberi / le foglie". Cioè, in procinto di cadere da un momento all'altro. "Vàssene il tempo -diceva il nostro Dante Alighieri- e l'uom non se n'avvede", il tempo scorre e l'uomo non se ne accorge.
Un filosofo antico ha espresso questa fondamentale esperienza con una frase rimasta celebre: panta rei, cioè: tutto scorre. Succede nella vita come sullo schermo televisivo: i programmi, cosiddetti palinsesti, si susseguono rapidamente e ognuno cancella il precedente. Lo schermo resta lo stesso, ma le immagini cambiano. Così è di noi: il mondo rimane, ma noi ce ne andiamo uno dopo l'altro. Di tutti i nomi, i volti, le notizie che riempiono i giornali e i telegiornali di oggi -di me, di te, di tutti noi- cosa resterà da qui a qualche anno o decennio? Nulla di nulla. L'uomo non è che "un disegno creato dall'onda sulla spiaggia del mare che l'onda successiva cancella".
Vediamo cosa ha da dirci la fede a proposito di questo dato di fatto che tutto passa. "Il mondo passa, ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno" (1 Gv 2, 17). C'è dunque qualcuno che non passa, Dio, e c'è un modo per non passare del tutto neanche noi: fare la volontà di Dio, cioè credere, aderire a Dio. In questa vita noi siamo come persone su una zattera trasportata dalla corrente di un fiume in piena verso il mare aperto, da cui non c'è ritorno. A un certo punto, la zattera si viene a trovare vicino alla riva. Il naufrago dice: "O ora o mai più!" e spicca il salto sulla terra ferma. Che respiro di sollievo quando sente la roccia sotto i suoi piedi! È la sensazione che ha spesso colui che arriva la fede. Potremmo ricordare, a conclusione di questa riflessione, le parole che S. Teresa d'Avila ha lasciato come una specie di testamento spirituale: "Niente ti turbi, niente ti spaventi. Tutto passa. Dio solo resta".

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