Paolo Curtaz," Mala tempora"

Commento al Vangelo di domenica 13 novembre 2016 - Paolo Curtaz
Mala tempora
Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti,
carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Bene, allora direi, a spanne, che ci siamo.
Non ci siamo fatti mancare niente: la Siria, l’Isis, la Libia, i terremoti nell’Appennino, il Venezuela alla fame, un Occidente che si vanta di avere sdoganato nel nome della libertà ogni possibile forma di suicidio e omicidio (dolce morte, suicidio assistito e, inevitabile, la soppressione di malati mentali).
Forse siamo alla fine? Forse Dio non è poi così tanto buono come ci siamo raccontati per tanto tempo? Forse conviene spolverare la vecchia immagine del Dio iracondo che, alla fine, ci da’ una bella strigliata?
Legittimo pensarlo. Forse anche doveroso.
E il dubbio si insinua. Nel cuore di chi abita in centro Italia. Nel cuore degli abitanti della piana di Ninive, dei tanti cristiani che si sono visti annientati nel silenzio assordante di chi non voleva intervenire. Forse dobbiamo arrenderci all’evidenza di un mondo incomprensibile, una natura incomprensibile, un essere umano incomprensibile.
In questi tempi cupi un po’ ci si affida sempre meno alla fede, sempre di più ai cartomanti e ai santoni, vivi o imbalsamati.
E, ovviamente, qualche veggente cattolico ci assicura che siamo negli ultimi tempi. Ma dai!
Che scoperta! Dalla resurrezione in poi siamo alla fine dei tempi.
State a sentire Luca, allora.

Time out
In questa penultima domenica dell’anno liturgico Luca parla alla sua e alla nostra comunità degli ultimi tempi. Quelli che sono già iniziati.
Non parla della fine ma del fine. Non della clamorosa implosione del mondo ma del senso della storia.
A capirla e saperla leggere. Alla fine dell’anno parliamo del fine della realtà.
Luca sta evangelizzando una comunità perseguitata, impressionata dalla distruzione di Gerusalemme e del tempio, impaurita dall’ondata di odio scatenata da Nerone.
Siamo perduti?, si chiedono i suoi parrocchiani, È la fine?
Non ve lo chiedete mai? Io sì.
E se Dio si fosse sbagliato? E se la vita fosse davvero un coacervo inestricabile di luce e di tenebre che mastica e tritura ogni emozione e ogni sogno? E se Dio – tenero! – avesse esagerato con l’idea della libertà degli uomini e del fatto che l’uomo può farcela da solo?
Me lo chiedo quando vedo un giovane papà prendere il camper e andare in Germania a cercare lavoro, con una laurea in tasca e un ex-lavoro da dirigente.
Me lo chiedo quando vedo persone sane, trasparenti, volenterose venire offese, turlupinate, ingannate e restano seduti nella sala d’aspetto delle opportunità (sociali, lavorative, economiche) vedendosi passare davanti persone ignoranti e arroganti.
È la fine? Dobbiamo arrenderci?

Alzate lo sguardo
No, dice Gesù, state sereni.
Non sono questi i segni della fine, come qualche predicatore radiofonico insiste nel dire. Non sono questi i segnali di un mondo che precipita nel caos.
E, sorridendo, il Maestro ci dice: cambia il tuo sguardo. Cambia te stesso. Cambia il mondo.
Guarda alle cose positive, al tanto amore che l’umanità, nonostante tutto, riesce a produrre, allo stupore che suscita il Creato e che tutto ridimensiona, al Regno che avanza nei cuori, timido, discreto, pacifico, disarmato. Guarda a te stesso, fratello mio, a quanto il Signore è riuscito a compiere in tutti gli anni della tua vita, nonostante tutto.
A tutto l’amore che hai donato e ricevuto, nonostante tutto.
Guarda a te e all’opera splendida di Dio, alla sua manifestazione solare, al bene e al bello che ha creato in te. Guarda e non ti scoraggiare.
Di più: la fatica può essere l’occasione di crescere, di credere. La fede si affina nella prova, diventa più trasparente, il tuo sguardo si rende più trasparente, diventi testimone di Dio quando ti giudicano, diventi santo davvero (Non quelli zuccherosi della nostra malata devozione!) e non te ne accorgi, ti scopri credente.
Se il mondo ci critica e ci giudica, se ci attacca, non mettiamoci sulle difensive, non ragioniamo con la logica di questo mondo: affidiamoci allo Spirito.
Quando il mondo parla troppo della Chiesa, la Chiesa deve parlare maggiormente di Cristo!

Mannaggia
Lo dico ufficialmente e pubblicamente: a me questa cosa non piace affatto.
Preferisco crogiolarmi nelle mie vere o presunte disgrazie, preferisco lamentarmi di tutto e di tutti, vivere nella rabbia cronica.
Preferisco cento volte lamentarmi del mondo brutto sporco e cattivo ed eventualmente
costruirmi una piccola setta cattolica molto devota in cui ci troviamo bene (Almeno all’inizio poi, è statistico, facciamo come il mondo cattivo!).
Preferisco fare a modo mio, accipicchia!
Mi affatica l’idea di dover cambiare me stesso. E il mio sguardo. E il mio cuore.
Ma se proprio devo fare come vuoi tu, Signore, allora libera il mio cuore dal peso del peccato, dall’incoerenza profonda, dalla tendenza all’autolesionismo che mi contraddistingue e rendimi libero, in attesa del tuo Regno.

Alla fine, Signore, aiutami tu a non pensare che sia la fine.
Ma a trovare il fine di tutto questo.
Aiutami, non capisco, davvero. Ma mi fido.

Fonte:http://www.tiraccontolaparola.it/