PARROCCHIA S.MARIA DEGLI ANGELI, " Occorre diventare fiore in un prato"

Omelia domenica 13 novembre 2016(Prefestiva)

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C 2016 (prefestiva)
Spesso, riprendendo il Vangelo delle beatitudini ” Beati voi quando vi insulteranno, vi
perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”
sottolineo le ultime parole:”Per causa mia”.
La beatitudine nella persecuzione non è tale solo quando uno viene perseguitato, criticato o, spesso, calunniato, ma anche quando tutto questo avviene perché è testimone della fede.
Allora siamo invitati alla perseveranza, a scoprire ogni giorno quella compagnia vera di Cristo.
Come riportavo nell’omelia della Commemorazione dei defunti, occorre avvertire questa compagnia per salire sul Monte Sinai e, come Mosè, dar un senso al cammino dopo aver gustato la visione della Terra promessa.
Chi persevererà, sarà salvo, come lo è stato per tutti i martiri e per il nostro patrono Sant’ Agazio.
La festa del patrono non si manifesta con il gesto dei fiori di maggio., occorre perseguire un ideale che gli altri seguono.
Claudel disse: ” Ma voi che vedete, che cosa ne fate della vostra luce?”
L’uomo avverte la necessità di essere testimone, di essere certo che Dio cammina con l’uomo.
Occorre vivere quella libertà che non è coperchio al nostro destino, ma terra che fa crescere.
Occorre vivere con la certezza di Dio.
Mercoledi, nella scuola di Comunità , abbiamo meditato questo pensiero di Giussani:” “L’uomo si ritroverebbe a dipendere dalla realtà, che a livello umano si chiama umanità e più concretamente società. La società è poi un ordine dominato dal potere, per cui, se l’uomo fosse l’esito dei suoi antecedenti materiali, si ritroverebbe a dipendere dal potere”.
La libertà è il dono di affidarsi a Cristo. Come abbiamo letto nel Vangelo:”Non preparatevi prima la vostra difesa. Io vi darò parola e sapienza”.
Il dono della Spirito Santo diventa un ricordo se il sacramento ricevuto è relegato ad una festa, ad un momento. Esso deve essere memoria che fa vivere la nostra fede, ogni volta che invocheremo il Suo nome, ogni volta che saremo certi, pur nella nostra fragilità della fede. Dio ci chiede solo la nostra obbedienza e non il nostro fare.

Fonte:http://www.guardavalle.net/