Movimento Apostolico, "Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno"

 Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno
Movimento Apostolico - rito romano  
XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - Cristo Re (20/11/2016)
Vangelo: Lc 23,35-43 
La fede è la chiave che apre la porta del Paradiso. Fede in chi, in che cosa? Fede in un Crocifisso da
parte di un altro crocifisso. Fede che vede in Cristo Gesù il Giusto e il Santo che sta su quella croce non per le sue colpe, i suoi peccati o misfatti, ma per la nostra superbia e idolatria che ha spodestato Dio dal suo trono per occuparne il posto. È questo il peccato dell'uomo: la sua volontà di farsi Dio, di prendere il suo posto, di sottrarsi alla sua obbedienza che gli è dovuta perché Lui è il Signore, il Creatore, il Governatore della nostra vita. Noi siamo suoi, sua proprietà eterna.
Ladrone non è colui che sottrae qualche cosa ad un suo fratello. Ladrone è prima di tutto ogni uomo. È ladrone perché ha sottratto a Dio la sua Signoria, il governo della sua vita, la sua proprietà. Sottraendosi all'obbedienza al suo Creatore, l'uomo gli ha rubato la gloria, l'onore, lo ha privato di ciò che è suo. Questa espropriazione è la fonte, la sorgente di ogni altro peccato e di ogni altra colpa. Ponendosi l'uomo nella sua volontà, guidato dalla sua concupiscienza e stoltezza, è capace di ogni altra trasgressione. Si incammina su una via di male che è senza ritorno.
Sulla croce vi è l'umanità. Cristo è al posto di tutta l'umanità. Espia per essa ogni peccato. In Lui avviene la riconciliazione dell'uomo con il suo Signore. Ma chi si riconcilia con Dio? Non chi conosce che lui è sulla croce perché ingiusto, ma chi dopo essersi riconosciuto peccatore, confessa la giustizia di Cristo, lo vede come il suo Redentore e Salvatore, chiede a Lui la grazia della salvezza: "Signore, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno". La porta della salvezza è la confessione che è in quel Crocifisso, in quell'Innocente, in quel Santo e in quel Giusto la mia vita, il mio futuro, il mio regno eterno, il mio Paradiso. La porta della salvezza è la mia fede che si trasforma in preghiera, che chiede, invoca, implora di essere redento e salvato.
L'altro ladrone, l'altra parte dell'umanità, vuole anch'essa la salvezza, ma non quella eterna. Non vuole il regno eterno del Signore. Vuole scendere dalla croce per continuare nella sua idolatria, empietà, trasgressione, ogni immoralità. Non vede quel Crocifisso come la vera salvezza. Lo vede come un operatore di prodigi. Poiché il prodigio non viene compiuto, si continua con gli insulti e le offese. Lo si ritiene un incapace. Lo si vede un trafitto uguale a tutti gli altri trafitti. È questa incredulità e visione distorta del Crocifisso che ci condanna non alla croce, alla croce siamo condannati per i nostri peccati, ma alla croce eterna dell'inferno.
Il ladrone che riconosce Gesù Crocifisso come il suo Salvatore scende dalla croce. Da essa viene deposto per sempre nel momento della morte. L'altro ladrone invece passa dalla croce di legno e dai chiodi di ferro, alla croce di fuoco dai chiodi di fuoco che inchiodano anima e corpo per l'eternità. Da questa croce eterna nessuno si potrà liberare, mai. Ci si può liberare ad una sola condizione: che si rimanga sulla croce di legno dai chiodi di ferro e mentre si sta su di essa si confessa che la salvezza viene dal Crocifisso che sta al centro, da quell'uomo che è il Santo e il Giusto ed è lì perché noi lo invochiamo e gli chiediamo la liberazione dalla croce eterna. Senza questa purissima visione di fede, dalla croce di legno si passa alla croce di fuoco.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, liberateci dalla croce eterna.

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