D. Gianni Mazzali SDB,"UN NUOVO PARADISO"

4 dicembre 2016 | 2a Domenica di Avvento A | Omelia
II Domenica di Avvento / A Mt 3,1-12
UN NUOVO PARADISO

Non così manifesto oggi, ma profondamente vero vi è in tanti un desiderio struggente di un mondo
nuovo, di cieli e di terra nuova. Sì lo potremmo chiamare un bisogno di paradiso già su questa terra. La Bibbia inizia proprio, dopo il grande affresco della creazione, con la descrizione del paradiso terrestre. Lì vive l'uomo, con la donna, con gli animali, con le piante, con tutti gli essere viventi. Sono felici Adamo ed Eva, parlano a tu per tu con Dio, sono appagati in una vita che durerà per sempre. In questo Eden primordiale noi rintracciamo la proiezione di ciò che anche noi vorremmo essere in una condizione serena che ci sembra sfuggire oggi. Nella fatica del quotidiano, nel peso esistenziale dei nostri problemi, nelle contraddizioni inattese che ci sconcertano si manifesta la ricerca di felicità, di una pace pervasiva. La Parola oggi ci raggiunge proprio in questa ricerca, avvalorata da un clima spirituale che è carico di aspettativa, di speranza, di un compimento che attendiamo dall'alto.

CAMBIARE VITA NEL NUOVO REGNO

E' molto perentorio Giovanni Battista nella sua predicazione semplice, essenziale, senza sbavature: "Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino". La sua è una predicazione non di effetto o di maniera. Ha quell'energia travolgente che viene dalla vita. La prima predica di Giovanni è la sua vita: uomo del deserto, rivestito di povertà, austero, senza ingombranti accessori, tutto concentrato sulla sua missione. E battezza le folle che accorrono a lui perché egli incarna i loro desideri, perché li solleva dalle loro pene, perché, nella sua austerità vera, alimenta la speranza. Colpisce questo accorrere, questa confessione, magari pubblica, che la gente fa dei propri peccati: "(…) tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati".
Giovanni non si preoccupa di attirarli a sé, non li blandisce, raggiunge tutti indistintamente nella loro ricerca: "Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino". Non si accontenta di una predicazione generica che rischierebbe di accontentare tutti e di non chiamare in causa nessuno. Si altera Giovanni, si adira, rischia addirittura l'insulto non per offendere o allontanare i reprobi, ma per raggiungere il loro cuore, il loro intimo, penetrando oltre la scorza di una rispettabile ipocrisia e di una appartenenza religiosa riconosciuta: "(…) e non crediate di poter dire dentro di voi "Abbiamo Abramo per padre!" Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli di Abramo".
Il Battezzatore predica con foga, non addolcisce, non annacqua le esigenze della conversione. Punta dritto all'essenziale e ciascuno, necessariamente si deve sentire chiamato in causa. La conversione della mente e del cuore punta ai fatti, alle cose concrete, è feconda, non può che produrre frutti. Il rischio che si corre è quello di essere tagliati fuori perché, vanamente, ci si sente buoni, virtuosi, non bisognosi di conversione. Oggi, ma forse è successo in tutti i tempi, c'è chi accampa dei diritti nei confronti di Dio, si sente già giusto per ciò che è e ciò che fa e, proprio per questo atteggiamento di autogiustificazione, si taglia fuori da quella salvezza che invece raggiunge chi desidera essere purificato dall'ipocrisia, dalla sensualità, dalle dipendenze, da un egoismo ed un individualismo imperanti. Il nuovo Paradiso terrestre, il Regno, si schiudono in Gesù per quelli che accettano di vincere le forze distruttive del male e del peccato.

RE DI GIUSTIZIA E DI PACE

Nella meravigliosa pagina odierna del profeta Isaia si sente fortemente il richiamo ad un rinnovamento profondo che si collega idealmente con la figura e la predicazione di Giovanni. Nell'accennare alla "radice di Iesse", il padre di Davide, il profeta indica che sta parlando di un re che prende le distanze dalla discendenza di Davide: egli non sarà un re sanguinario, ma un re di giustizia e di pace. Il Messia non si collega alla dinastia del re Davide, ma rappresenta una novità assoluta. Il Messia è un re "radicale", un virgulto nuovo che attinge direttamente alla radice, al piano originario di Dio. Il Messia riporta il creato alla situazione meravigliosa dell'Eden: "Il lattante di trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso". La contemplazione del profeta ci raggiunge nel nostro anelito di serenità, di giustizia, di pace nel vortice delle quotidiane tensioni e contraddizioni: "Le nazioni la cercheranno con ansia".

SALVATORE PER TUTTI

Paolo scrive ai Romani, ai "gentili" come si diceva allora, ai pagani e nello stesso tempo non può non pensare agli Ebrei, ai suoi, a quelli a cui appartiene per discendenza di sangue ed è confortante quanto egli afferma: "E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull'esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio".
La certezza che Gesù è il nostro Salvatore, per grazia di Dio, ci porta a sentirci tutti salvati, senza eccezione alcuna e pertanto fratelli solidali in Gesù e riconoscenti al Padre per il dono della conversione e della salvezza.

"Diceva abba Severino:
Com'è facile confondere l'immaginazione con il cuore!
Quanti uomini credono di essersi convertiti
nel momento in cui pensano di convertirsi…"

(R. Kern)
Don Gianni MAZZALI sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it

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