Don Attilio GIOVANNINI sdb"Il Regno è per noi"

4 dicembre 2016 | 2a Domenica di Avvento A | Omelia
Il Regno è per noi
*Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino.
Se ci dicessero: vorresti un mondo senza guerre, senza mafie, senza bombe, senza speculazioni, senza
inquinamento, senza droghe, senza incidenti stradali … un mondo di pace, di giustizia, di civiltà, di progresso...: noi cosa diremmo?
Eh, magari! - diremmo tutti, no?
Ma allora perché, se tutti lo vogliamo, non c'è un mondo senza violenza e senza falsità? Perché, quando veniamo presi individualmente, siamo tutti buoni e umani; quando stiamo in gruppo diventiamo feroci?
Come possiamo difenderci dal male? Come dissociarci dalle brutture imperversanti?
Purtroppo la prima reazione che ci viene di fronte a una ingiustizia è la violenza: restituire male per male. Ma non ci vuole niente a capire che così si dà il via a una catena di odi e di ferite senza più gravi, in cui non ci si ferma mai, perché la colpa è "ovviamente" tutta dell'altro.
Dunque, se ci interessa davvero un mondo senza guerra ecc., la prima cosa da fare è smettere di giustificarci tutto dando la colpa agli altri. Gli sbagli degli altri non giustificano mai i nostri. Nessuno mi obbliga a fare il male se io non voglio.
Allora comincio da me, tolgo anzitutto il male da me. E poi mi lancio a tutta forza a fare il bene. E il mondo vedrai che cambierà faccia.
Oddio!, non cambierà in un giorno, visto il punto in cui siamo. Ci vorrà assai, ci vorrà tanta perseveranza e testardaggine; ma il risultato è sicuro, dato che Dio ha promesso di metterci la sua parte. Per questo Gesù ci assicura: il Regno è vicino, il mondo nuovo è alla portata, la nuova creazione secondo il progetto di Dio è già iniziata!

E allora, coraggio!

Non badiamo alle fatiche e ai risultati apparentemente modesti e lenti. La vittoria è sicura.

Solo dobbiamo guardarci da alcune insidie.

La prima insidia è la distrazione.
Lasciarsi stornare dai particolari, dalle questioni contingenti e secondarie, e dimenticare che stiamo lavorando nel cantiere di Dio. Sprecare il tempo per trovarci alla fine dei nostri giorni senza aver concluso nulla. Dio contava su di noi, e noi l'abbiamo bidonato. Però rimaniamo a mani vuote.

La seconda insidia è trascurarci, dimenticare...
... che lottando costruiamo noi stessi, ci realizziamo come persone, capaci di responsabilità e di onore, come portatori di una chiamata a collaboratori di Dio. In pratica non ci amiamo e non ci teniamo a far fiorire la nostra identità e la nostra unicità.

La terza insidia è la pigrizia.
Non aver voglia di pagare il prezzo della vittoria. Eludere gli impegni scaricandoli sugli altri: ci sono i dirigenti, gli esperti, gli addetti... facciano loro, che noi poi ci riserviamo di criticare, ma non di aiutare. Ma quale merito avremo?

La quarta insidia è la presunzione.
Dirsi che sì, io sto già facendo tutto, io sono già quasi perfetto.
Ognuno si accorge delle nostre contraddizioni, delle nostre deficienze, tranne noi.
Frustiamo la Parola di Dio, vanifichiamo i suoi appelli d'amore, restando nella nostra mediocrità e superficialità.
Rifiutiamo di scrutare il nostro cuore, di risanarlo, e non combiniamo nulla, salvo poi lamentarci che il mondo va male, invocare interventi drastici dall'alto o dal basso, accusare Dio.

Ma il mondo non cambierà
se non ci convertiamo noi.

E questo è possibile, oltre che urgente, perché Dio ci viene incontro, particolarmente in questo tempo di Avvento, con tutta la sua grazia. Il peccato non ha l'ultima parola.
L'unico nostro vero peccato è che possiamo in ogni momento convertirci, ritornare al suo amore creativo, e non lo facciamo.
A meno che prendiamo questo Natale come l'occasione buona!

Don Attilio GIOVANNINI sdb