fra Damiano Angelucci"Giovanni, la sirena della salvezza"

Commento al Vangelo della II Domenica di Avvento, anno A; 4 dicembre 2016
Giovanni, la sirena della salvezza
TESTO ( Mt 2,1-13 )

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo:
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».

E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.
Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».


COMMENTO

“Razza di vipere!”. Giovanni Battista non brilla per diplomazia. La sua parola di giudizio, tagliente come una spada a doppio taglio, viene a preparare la strada al Messia, a preparare e disporre i cuori alla verità della salvezza di Gesù Salvatore.

Giovanni è voce del Messia che sta per iniziare la sua missione, ecco perché si permette gli stessi accenti forti e pungenti, specialmente nei confronti di quei sadducei e farisei che rappresentavano le autorità in campo laicale e sacerdotale del popolo ebraico.

“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!” grida Giovanni. La sua parola è un appello urgente, la sua voce anticipa la voce e la presenza di Gesù e invita al cambiamento di vita, al risveglio, come abbiamo anche ascoltato nel Vangelo di Domenica scorsa. Non c’è tempo da perdere, occorre rapidamente adeguarsi al nuovo che viene; il cambiamento è urgente perché Gesù è l’ultima chiamata per il Regno di Dio, per incamminarci nella via della vita. I giudei ascoltano nell’esortazione di Giovanni, per il momento, solo una voce.

Per dare un’immagine, pensiamo cosa succede al passaggio di un mezzo di soccorso, un’ambulanza ad esempio: la prima cosa che si percepisce è il rumore assordante della sirena che mette in allerta, chiede attenzione, spazio, disponibilità ad arrestarsi, e in un momento successivo vediamo arrivare un mezzo a tutta velocità e ne capiamo la provenienza e la direzione.

In modo simile Giovanni richiama, grida, annuncia la salvezza imminente, ma il suo richiamo è anche grido di allarme per chi non si mette in ascolto, soprattutto per chi non farà frutti degni di conversione, per coloro cioè che accolgono la legge solo in modo esteriore, formale continuando ad aggirarne il senso profondo: la giustizia, la misericordia.

La severità del precursore Giovanni non è da temere, ma da considerare un’opportunità, perché il Signore non vuole assolutamente che l’uomo fallisca l’appuntamento decisivo, unico, ultimo con la sua misericordiosa che si fa carne, esperienza di vita nella persona di Gesù.

“Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco” dice ancora Giovanni. Il frutto sarà opera anzitutto della Grazia di Cristo Gesù ma anche della buona disposizione dei cuori; infatti ogni terreno fertile non potrà non dare la sua resa in proporzioni variabili, ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta per uno, perché si realizzi la profezia di Isaia:
“Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata. Ogni mia parola non ritornerà a me senza operare quanto desidero, senza operare ciò per cui l’avevo mandata” ( Is 55,10-11 ).

Fonte:http://fradamiano.blogspot.it/

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