MONASTERO DI RUVIANO, "CIRCONCISIONE DI GESU’ – MARIA SS. MADRE DI DIO"


CIRCONCISIONE DI GESU’ – MARIA SS. MADRE DI DIO

 Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21
            Nell’ottava del Natale ancora una volta contempliamo la fedeltà di Dio: la fedeltà “ad Abramo
e alla sua discendenza per sempre” (cfr Lc 1,55); la fedeltà di Dio si concentra in quel Bambino, nato da donna e nato sotto la legge che è circonciso all’ottavo giorno e così viene inserito nel Popolo santo di Dio, in quel popolo discendenza di Abramo, popolo dell’alleanza e delle promesse (cfr Rm 9,4); la promessa fatta ad Abramo finalmente in Lui si concretizza: “In te – disse il Signore ad Abramo – saranno benedette tutte le stirpi della terra” (cfr Gen 12,3). Quella benedizione in Gesù passa da Israele a tutte le genti … è giunta a noi … la benedizione è la benevolenza di Dio, è il suo amore che illumina e salva, è i suo more che è venuto a cercarci fin nei meandri della storia, fino a giungere a noi in questo 2017 che oggi inizia; sì, in Gesù Cristo Dio ci ha raggiunti compiendo in Lui tutte e promesse fatte ai Padri.

            All’inizio del nuovo anno solare, mentre si scandisce ancora un anno con un numero che ci collega al primo avvento di Cristo, è opportuno fare memoria della circoncisione di Gesù; è opportuno e importante certo per non dimenticare la santa radice della Prima Alleanza, per non dimenticare che Gesù ci salva certo perché è Figlio di Dio fatto carne, ma ci salva perché quella carne è circoncisa all’ottavo giorno e quel segno nella carne lo fa erede di tutte le promesse da quella fatta ad Abramo a quella fatta a David (cfr 2Sam 7,11-12); senza quella circoncisione non potrebbe essere il Messia promesso e dunque non ci salverebbe. Allora è opportuna e i capitale importanza questa memoria della circoncisione perché, all’inizio di un nuovo anno ci dice che il tempo è stato riempito da Dio, che Dio è fedele alle sue promesse, viene meno e che, per questa fedeltà, ha calpestato questa stessa terra che noi calpestiamo. Ci dice che Dio custodisce il suo popolo ed il patto con lui, ci dice che Dio non si spaventa a causa delle nostre infedeltà, come non si è spaventato delle infedeltà dei padri.

            La circoncisione è segno di appartenenza ad un popolo, Israele, che si è impegnato a riconoscere Dio come Dio. Questa alleanza fu segnata da tanta infedeltà: quanta idolatria! Quanti dei…e non solo quelli fatti d’argento e d’oro…nella circoncisione del Figlio Dio adempie le inadempienze del suo popolo perché Gesù, vero Dio e vero uomo, sarà anche l’Israele fedele che, finalmente, a pieno, riconoscerà Dio come Dio, che riconoscerà Dio come Padre e lo racconterà alla storia tutta. In quella narrazione e per quella narrazione saranno benedette tutte le genti, come era stato promesso ad Abramo. Gesù sarà il sì pieno di Israele a Dio e, in Israele, sarà il sì pieno di tutta l’umanità a Dio; così Gesù è anche il sì pieno ed eterno di Dio all’uomo!

            Allora noi abitiamo una storia in cui potente risuona il sì di Dio all’uomo e questo diviene forza e grazia per i nostri sì a Lui…Non ci possiamo dunque spaventare del tempo e della storia: possiamo attraversarla e viverla con fiducia piena in Colui che è affidabile perché mantiene le promesse e paga di persona per custodire le promesse.

            Il Signore ci chiede, anche all’inizio di questo anno, di vivere il tempo nuovo che ci è dato, facendo certo un bilancio del tempo passato ma non solo per leggervi le nostre infedeltà e peccati (attenti al “narcisismo” spirituale di chi – anche con retta intenzione – guarda i continuo a sé in interminabili e minuziosi “esami di coscienza”!) ma soprattutto leggendo le fedeltà di Dio che si sono manifestate nelle nostre vite, di come e quando il suo Nome santo è stato pronunciato su di noi, come nella benedizione di Aronne che si legge, nella formulazione del Libro dei Numeri, quale prima lettura di questa liturgia; un testo in cui la benedizione consiste proprio nel Nome di Dio pronunciato per tre volte sul popolo. Facciamo memoria delle sue benedizioni che sono la sua presenza costante e fedele nelle nostre vite e nelle nostre storie.

            Chiediamo al Signore di avere occhi e cuore per riconoscere le sue benedizioni che sono passate anche per le vie del dolore e del non-senso; non perché dobbiamo per forza “santificare” ciò che è male, ma perché il Dio fedele non abbandona neanche su quelle vie tremende, buie ed insopportabili … anche se pare tacere o dormire (cfr Mc 4,38) Lui abita anche le nostre “tempeste”; è il Dio che c’è! E’ l’Emmanuele, il Dio-con-noi che abbiamo celebrato e cantato nei giorni santi del Natale.

            Viviamo fino in fondo il tempo che ci è dato mettendo fede nella fedeltà di Dio e con lo sguardo fisso su Gesù compimento di ogni promessa…così sarà possibile attraversare ogni giorno…

 p. Fabrizio