MONASTERO MARANGO,"Un segno carico di futuro"

4° Domenica di Avvento (anno A)
Letture: Is 7,10-14; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24
Un segno carico di futuro
1)In quei giorni il Signore parlò ad Acaz.
I giorni di cui si parla si collocano tra il 740 e il 728 a.C.: l’avvenimento che domina questo periodo è
l’invasione della Siria e della Palestina da parte del re d’Assiria. Non è la prima volta che la minaccia assira grava sulla regione, ma ora la Palestina è direttamente e duramente provata: i territori che non saranno annessi dal vincitore dovranno riconoscere la sua pesante sovranità. Inevitabilmente, scrivendo queste note, penso alla Siria di oggi, ad Aleppo e a Palmira, a Mosul in Iraq, a tutto il Medio Oriente, dove il terrore, le bombe, la violenza, hanno devastato tutto e ridotto città e villaggi a cumuli di rovine. Rovine di umanità. Alcuni amici mi hanno inviato delle foto da Qaraqosh, nella piana di Ninive, appena liberata dopo due anni di occupazione da parte di Daesh, il sedicente Stato islamico: è puro orrore, oscuramento della coscienza, abbruttimento all’ennesima potenza.
Viene spontanea una domanda, ieri e anche oggi: che cosa diventa ormai il diritto sovrano del Signore sulla terra che egli ha dato agli uomini? Che cosa è rimasto dell’uomo, creato a immagine di Dio?

Ritorniamo ai fatti narrati da Isaia. I re di damasco (Siria) e di Samaria (Israele), volendo trascinare il re di Giuda nella loro coalizione contro il temibile re di Assiria, attaccano Gerusalemme e vogliono detronizzare il giovane re Acaz. E’ a questo punto che interviene il profeta Isaia, che si reca dal re e gli dice di continuare a confidare nel Signore. Non viene ascoltato. Il re Acaz, sconvolto dalla minaccia che ora gli viene da coloro che erano i suoi alleati, fa appello al re di Assiria, al prezzo del riconoscimento della sua interessata protezione. Alleanze incrociate: il nemico è contemporaneamente amico, in triangolazioni difficili da comprendere. Allora come anche oggi. Nello scacchiere mediorientale ancora non riesco a capire quali siano gli schieramenti, le alleanze, gli interessi, chi sia il nemico e chi l’alleato. L’unica cosa che si vede con chiarezza è il massacro degli innocenti, di fronte ai quali i nostri Paesi continuano a far finta di non vedere, alzando muri e sprangando le porte; e l’immorale commercio delle armi che ingrassa i venditori di morte.
La scelta di Acaz sarà carica di conseguenze, poiché la tutela del temibile tiranno non mancherà di estendersi a tutta la vita del popolo, rivelandosi un abbraccio mortale.

Chiedi per te un segno dal Signore tuo Dio.
Per Isaia, che torna ad incontrare il re, il segno non è necessariamente un miracolo, ma un fatto presente, messo in relazione con un avvenimento futuro, che ne confermerà pienamente il senso. Il segno non è semplicemente un’indicazione, ma l’inizio di ciò che si compirà pienamente in futuro.
E’ come se il profeta chiedesse al re di non essere prigioniero della propria visione politica. “Non tutto – gli sussurra Isaia – è avvolto dall’oscurità. Leggi i segni”. Ma Acaz non vuole essere trascinato in questa logica, si tira indietro, rifiuta di comprendere ciò che il Signore gli chiede nella situazione presente. Con la sua superficiale e presuntuosa religiosità si rende “insopportabile”: questo è il senso del verbo “stancare”.

Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.
La “vergine” (almàh, in ebraico) è la giovane regina, sposa di Acaz, che darà alla luce il suo figlio primogenito, il futuro re Ezechia. Nello spazio di meno di un anno il regno di Damasco e di Samaria saranno devastati, mentre la nascita di questo bambino verrà presentata come una testimonianza nuova e meravigliosa della protezione di Dio stesso nei confronti della vacillante dinastia davidica e di tutto il popolo. E’ il segno che Dio stesso offre a coloro che sanno leggere il tutto nel frammento. Poi, in realtà, la storia continuerà tra molte contraddizioni, smentite, oscurità. La fede nelle promesse fatte alla dinastia di Davide sarà mantenuta, ma con uno sguardo rivolto al futuro, oltre le tragedie e le negatività del presente, in mezzo alle quali, tuttavia, per chi ha “l’occhio penetrante” possiamo sempre scorgere i segni che preannunciano il sorgere di un giorno nuovo.

Così fu generato Gesù Cristo.
Per i cristiani Gesù di Nazareth è il «segno» dato per noi da Dio stesso, «nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità».
Vorrei sottolineare, come semplici appunti, alcune parole dal brano del Vangelo odierno.
Maria, promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trova incinta per opera dello Spirito Santo. Così il testo di Matteo. Quale fu la reazione di Giuseppe a tale notizia?

Giuseppe era uomo giusto.
Giuseppe è chiamato «giusto» non tanto per l’osservanza formale della Legge che autorizza il divorzio in caso di adulterio, né per il fatto che si sarebbe mostrato ‘comprensivo’ di fronte a quello che appariva un evidente tradimento. Giuseppe è giusto perché non vuole farsi passare per il padre di un bambino che ha in Dio stesso la sua origine. Egli è a conoscenza del mistero, per un verosimile avvertimento di Maria, di cui non dubita affatto.

e non voleva accusarla pubblicamente
E’ una interpretazione del testo che non condivido, assieme a molti autorevoli esegeti antichi e moderni. Traduco piuttosto: «e non voleva divulgare pubblicamente il fatto». Questa interpretazione non è meno fondata di altre; sembra invece offrire meno difficoltà e riposa su un migliore fondamento letterario.

pensò di ripudiarla in segreto.
Coerentemente con la lettura precedente, traduco in questo modo: «pensò di ritirarsi in segreto». Se Dio stesso è entrato nella vita di Maria con tutta la sua potenza, a questo punto Giuseppe si ritiene fuori gioco: deve subito allontanarsi da una vicenda che non coincide più con i suoi progetti iniziali, e che si rivela troppo alta per lui.
Sarà invece il medesimo Signore a riprenderlo e a renderlo protagonista di una storia davvero incredibile: «Non temere di prendere con te Maria…darà alla luce un figlio, e tu lo chiamerai Gesù».
Si compie nella vicenda di Giuseppe quanto Isaia nei tempi antichi aveva annunciato: «Dio stesso ci darà un segno. Nascerà un bambino. Si chiamerà Emmanuele, Dio con noi».

In una storia tragica, fatta di incomprensibili alleanze e di inaudite violenze, Isaia ha saputo vedere un «segno» carico di futuro. Lo ha visto nella nascita di un bambino.
Matteo ha visto nel figlio di Maria, nato dalla potenza dello Spirito e dall’umile disponibilità di una giovane ragazza, il segno definitivo dell’amore e della fedeltà di Dio.
E noi? Sappiamo chiedere «un segno dal Signore»?
Sappiamo riconoscere, nella trama di una storia ancora intrisa si sangue, di tradimenti, di morte, «il segno dell’Emmanuele»?.

Donaci, Signore, di saper vedere con il cuore.

Giorgio Scatto
Fonte:   MONASTERO MARANGO,CAORLE (VE)