Mons.Antonio Riboldi, "Maria SS.ma Madre di Dio"

Omelia del giorno 1 Gennaio 2017

Maria SS.ma Madre di Dio

Sono tanti i modi con cui celebriamo la fine dell’anno e l’inizio del nuovo.
Ma è davvero grande la preoccupazione di ‘come’ si presenta il tempo, dimenticando spesso che è il
dono più grande che Dio ci ha fatto. Lasciamo alle spalle un anno dove, credo per tutti, si sono come incrociate gioie e speranze, tristezze e angosce. La Chiesa giustamente celebra la fine dell’anno con un grande Te Deum, per dire Grazie a Dio che ci ha donato tanto tempo. E il tempo che viviamo, in quanto dono, - ricordiamocelo sempre – ci è dato per una sola ragione: quella per cui Dio ci invita a crescere in bontà e amore, come un cammino verso il momento in cui finirà ‘questo’ tempo e sarà l’eternità.

La vita non è uno scherzo e neppure un gioco. È un bene che esige seria responsabilità.

In questa prospettiva, dando uno sguardo all’anno che ormai irrimediabilmente sta alle nostre spalle, tutti sentiamo dunque l’urgenza ‘personale’ di dire GRAZIE a Chi ce ne ha fatto dono, ma anche il dovere di chiederci come lo abbiamo vissuto.

Forse un pericoloso zig-zag tra bene e sbagli, impegno e superficialità.

È difficile capire il senso di tutto il baccano con cui si celebra la notte di Capodanno.

Di che cosa dobbiamo rallegrarci, pensando a quanto è successo tra gli uomini, in ogni parte del mondo? Dovrebbe esserci una pausa di silenzio e riflessione, dovrebbe essere l’occasione di usare saggezza, per poter poi ‘raddrizzare ciò che è storto’, se solo consideriamo la serietà della vita.

Intanto ci apprestiamo a continuare il cammino, finchè Dio vorrà – siamo nelle Sue mani, non nelle nostre! -  ma non all’insegna del ‘vuoto’, costellato dal nostro egoismo e dalla pericolosa spensieratezza, ma con la saggezza di chi sa che se c’è un bene, agli occhi di Dio che ce ne ha fatto dono, va interpretato e perseguito, seguendo la Sua Volontà.

La solennità di Maria, Madre di Dio, Colei che ha saputo dire un ‘sì’ totale e fedele e ci è stata donata dal Figlio, nel momento più tragico della Passione, ci rassicura e consola e aiuta a riflettere su quanto sia importante la vicinanza della Mamma celeste nella nostra vita. Gesù bambino, ma anche uomo sofferente nella Passione,  ha avuto bisogno della Sua presenza materna.

Noi possiamo forse farne a meno? Affidiamoci a Lei e lasciamoci guidare.

Lei sa bene che cosa significhi vivere di fede, diventare discepola del Signore.

Oggi ci indica la strada maestra: “In quel tempo i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. … Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. (Lc 2, 16-21)

Impariamo l’arte di meditare, cioè ‘fare memoria di quanto Dio ha fatto e non dimenticare i tanti suoi

benefici’ (Benedetto XVI). La Mamma ci assista e aiuti a riconoscere la presenza di Gesù, che si manifesta nella nostra quotidianità, rendendola straordinaria!

Antonio Riboldi - Vescovo