Mons.Antonio Riboldi,"Giuseppe ‘uomo giusto’ e la grande attesa di Dio-tra-noi"

Omelia del 18 dicembre 2016

IV Domenica di Avvento

Giuseppe ‘uomo giusto’ e la grande attesa di Dio-tra-noi
Per chi davvero ha fede e vive di gioia, perché Dio si fa uno di noi, per stare con noi, questi giorni,
che ci accostano al Natale, sono giorni di meravigliosa attesa: un’attesa piena di stupore, che si prova quando si riceve la notizia che una persona molto cara sta per arrivare. ‘Al solo pensare – mi diceva una mamma che attendeva il figlio a lungo lontano – è tanta la gioia che provo che mi sembra di ‘morire di felicità’’.

Ma è così la nostra attesa del Natale?

Tutti vogliamo ‘fare’ Natale e, a volte, non badiamo a spese. Di fatto troppi‘usano’ il Natale di Gesù, che viene direttamente e divinamente a rivelare quanto Dio ci ami, fino a farsi uno di noi, ‘figlio dell’uomo’, come pretesto per ‘celebrare’ un natale pagano.

Il primato delle cose, dell’abbondanza materiale – anche quando ci si lamenta dei rincari o della crisi – a volte con ostentazioni sfacciate, sprechi incalcolabili, frutto di ingiustizie sociali - le tante povertà anche vicinissime - la quasi dimenticanza della condivisione fraterna, in effetti sono ‘una bestemmia’ al Natale di Gesù. Cerchiamo, carissimi, di evitare simili sbagli!

Tuffiamoci nella solenne liturgia del Santo Natale, che diventa ‘liturgia della carità’ verso chi soffre, ed entreremo nel mistero della grande Gioia della grotta di Betlemme.

Proviamo, questi giorni che ci separano dal Natale, a ‘viverli’ con Maria e Giuseppe.

Ricordiamo tutti l’episodio dell’Annunciazione. Maria, un’adolescente, viene visitata dall’Arcangelo Gabriele, che le espone il disegno del Padre: la riconciliazione con noi, Sue creature, che avevamo drammaticamente rifiutato la Sua amicizia, sola ragione della nostra creazione e vita. Dio non poteva e non vuole mai abbandonarci! Occorreva riportare l’uomo a quel ‘sì’, mancato dai nostri primogenitori. Un ‘sì’ preparato da quello di Abramo, che lascia tutto per seguire il suo Dio, di Isacco, pronto ad essere sacrificato, di Mosè, che affronta il faraone per salvare il popolo del suo Dio, di Giobbe nella prova della sofferenza, di tanti profeti nella persecuzione, per giungere al ‘sì’ di una donna, preservata dal peccato originale, Maria di Nazareth: un ‘sì’ da cui sarebbe dipesa la salvezza dell’umanità, la nostra salvezza!

Il Padre attende quel ‘sì’ proprio nell’evento dell’Annunciazione, quando l’Arcangelo si fa portavoce del Suo disegno. E, sia pure dopo un giusto e umano turbamento davanti all’incredibile richiesta, quel ‘sì’ è pronunciato: ‘Si compia in me la Sua Parola’. ‘E il Verbo si fece carne’, ossia in quel momento è iniziato, come nell’Eden, il cammino di Dio tra gli uomini, percorrendo la ‘stessa via dell’uomo’ fino alla morte in croce. Ma, tante volte, non è facile, anche per noi, capire tanti fratelli e sorelle che, per fare spazio totale a Dio, fanno della loro vita un ‘sì’ totale.

L’avventura di Gesù incomincia così con una profonda sofferenza della mamma, Maria, che non può né sa spiegare il mistero dell’Incarnazione del Figlio. Chi potrebbe mai credere che è nato dallo Spirito Santo? La ragione dell’uomo non sa e non può ‘capire’ le ‘imperscrutabili’ e spesso ‘diverse’ vie di Dio! Dio, per venire tra di noi, non usa gli schemi ‘normali’ e tanto meno quelli trionfalistici, che nella nostra superbia ci aspetteremmo...da un Dio! Difficile capire la sublimità del Mistero e dell’umiltà, che è la sola vera via che conosce l’Amore quando si dona.

Così, la Presenza di Dio, annunciata e germinata nel seno di Maria, in modo misterioso – come sono tutti i ‘segni dell’amore di Dio’ – incontra subito l’incomprensione in Giuseppe. Scrive l’evangelista Matteo, nel Vangelo di oggi: “Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo. Sua Madre, Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.”

Giuseppe è comunque un ‘uomo giusto’, - così lo definisce il Vangelo. Pur nel tormento interiore ed intimo che vive, con un sentimento dominante di tradimento che lo soffoca, non usa la giustizia come condanna, ma come misericordia, come è la natura di Dio Padre. Amando profondamente Maria, si arrende, non discute sulle cause di quella gravidanza, e sceglie la via umanamente più misericordiosa: difende la dignità di Maria, rinunciando ad un pubblico rifiuto, – usanza di allora che sarebbe stato un condannare Maria al disprezzo di tutti – e la congeda ‘in silenzio’. Qui è la grandezza umana di Giuseppe.

Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un Angelo del Signore che gli disse: ‘Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù. Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati’. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: ‘Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio-con-noi’.

Dio non viola la nostra libertà, la rispetta, ma, di fronte alla sincerità ed onestà della nostra ricerca, nel travaglio del dubbio, che ci può soffocare, sa e vuole sempre ‘illuminarci’, se solo Gli lasciamo un varco, se lo invochiamo. È la via del discernimento spirituale, che ci consente di ‘camminare alla Sua Presenza, nelle Sue vie’. Ed in questo S. Giuseppe è maestro e modello: “Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”. (Mt. 1, 18-24)

E qui vi è la grandezza di Giuseppe, uomo di fede.

Fa davvero riflettere questa ‘via’ che Dio sceglie per venire: via del Mistero e dell’umiltà, che è quella dell’amore che si dona, si abbandona con fiducia, nella docilità ed obbedienza alla Volontà del Padre, sapendo che solo Lui conosce sempre il nostro vero Bene e desidera ardentemente realizzarlo per noi, ma mai senza di noi. Una ‘via’ che tante volte incontra la nostra incomprensione.

È questo l’Amore che cerchiamo, anche se poi tante volte non lo capiamo. Oggi chiediamo a Giuseppe e alla Vergine Maria, che ci guidino ad entrare nel grande Mistero del ‘Dono’ del Padre, che è il Natale di Gesù, con un cuore docile e disponibile nell’umiltà, da ‘giusti’ e ‘credenti’, come sono stati loro.

Antonio Riboldi - Vescovo

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