ORDINE DEI CARMELITANI, La testimonianza di Gesù su Giovanni Battista

Lectio:  Domenica, 11 Dicembre, 2016
La testimonianza di Gesù su Giovanni Battista
Matteo 11,2-11
1. Invochiamo lo Spirito santo
Spirito di Dio,
che agli inizi della creazione

ti libravi sugli abissi dell'universo
e trasformavi in sorriso di bellezza
il grande sbadiglio delle cose,
scendi ancora sulla terra
e donale il brivido dei cominciamenti.
Questo mondo che invecchia,
sfioralo con l'ala della tua gloria.
Restituiscici al gaudio dei primordi.
Riversati senza misura su tutte le nostre afflizioni.
Librati ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo.
E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino
e nel giardino fiorirà l'albero della giustizia
e frutto della giustizia sarà la pace.
Spirito di Dio, che presso le rive del Giordano
sei sceso in pienezza sul capo di Gesù
e l'hai proclamato Messia,
dilaga su questa porzione del tuo Corpo mistico
raccolta davanti a te.
Adornala di una veste di grazia.
Consacrala con l'unzione
e invitala a portare il lieto annunzio ai poveri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri
e a promulgare l'anno di misericordia del Signore.
Liberaci dalla paura di non farcela più.
Dai nostri occhi partano inviti a sovrumane trasparenze.
Dal nostro cuore si sprigioni audacia mista a tenerezza.
Dalle nostre mani grondi la benedizione del Padre
su tutto ciò che accarezziamo.
Fa' risplendere di gioia i nostri corpi.
Rivestici di abiti nuziali.
E cingici con cinture di luce.
Perché, per noi e per tutti, lo Sposo non tarderà.
T. Bello
2. Il contesto liturgico
* Il tempo liturgico d’Avvento, in questa sua prima parte, è tutto orientato a far concentrare il nostro sguardo su “Colui che viene”: viene nella nostra umana carne con il Natale, viene sul trono di giudice nell’ultimo giorno.
* L’ultimo giorno, il giorno del ritorno del Cristo glorioso, è un evento che l’amorosa fede nel Signore c’insegna a desiderare e invocare: maranathà - ci spinge a gridare lo Spirito, nell’attesa della tua venuta - diciamo ogni giorno adorando le specie eucaristiche, venga il tuo regno - supplichiamo nel cuore della Sposa Chiesa dando voce al Cristo che prega il Padre in ogni ora-cardine della nostra giornata.
Il tempo sconosciuto che ci separa da questa seconda venuta del Messia è spazio di operosa creatività, per “preparare le vie” e preparare il nostro cuore e i nostri occhi a saper cogliere il momento in cui la parusia si avvererà, ma anche per “abbreviare” il tempo dell’attesa adoperandosi perché si realizzino al più presto le condizioni propizie al ritorno del Signore: “i ciechi vedono, gli storpi camminano…”.
* Tutta la liturgia di questa domenica è un caloroso e pressante invito alla gioia: l’attesa del Messia sta per concludersi! L’orazione iniziale recita così: “Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza”. A pochi giorni da questa domenica, infatti, inizieranno i giorni della diretta preparazione al Natale di Gesù che è la prima realizzazione del regno di Dio atteso.
* La prima lettura (Is 35,1-6.8.10) ha un inizio sorprendente, dato che il capitolo precedente termina con un giudizio severo del Signore, e subito imposta il tono di questa domenica. La schiavitù del popolo è terminata, si prepara un nuovo esodo e, come fece al tempo dell’Egitto, Jhwh verrà a salvare il suo popolo. L’opera di redenzione del Signore previene la miseria dell’uomo con la sua grazia e si rivolge all’umanità in tutte le sue difficoltà e malattie, rappresentate dal richiamo a ciechi, sordi, zoppi: le stesse categorie citate da Gesù nel vangelo odierno. Per questo è possibile obbedire al comando di rallegrarsi e può salire a Dio una richiesta di perdono piena di speranza (cfr Sal 50,10; Os 6,1) e compiere il nuovo esodo, riattraversare il deserto della nostra lontananza volontaria da Dio e ritornare a casa nostra, alla sorgente d’acqua che non finisce.
* La seconda lettura (Gc 5,7-10) esorta a comprendere correttamente il ritardo della parusia che l’opinione comune dei Cristiani della prima epoca riteneva, invece, vicinissima. Anche loro devono adottare un atteggiamento di pazienza, ma senza cessare di essere attivi e attenti per essere pronti a cogliere al volo il momento del ritorno del Signore glorioso. In pratica, quest’invito è richiamo a imitare la pazienza di Dio che sola ci conduce alla conversione (cfr Rm 2, 4). Nella sua magnanimità Dio crea in noi lo spazio per una vita nuova e perdonandoci ci rende capaci di aprirci al prossimo, lontano e vicino.
3. Il testo evangelico
Matteo 11, 2-11In quel tempo, 2 Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 3 "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". 4 Gesù rispose: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: 5 I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, 6 e beato colui che non si scandalizza di me".
7 Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8 Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! 9 E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. 10 Egli è colui, del quale sta scritto: "Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te". 11 In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui".
4. Fermiamoci a rileggere il testo evangelico
- Sussurriamo con calma le parole del vangelo, facendole passare pian piano dalla lingua alla mente, dalla mente al cuore.
Gustiamo con calma alcune di queste parole…
- Siamo attorno a Gesù e ascoltiamo quello che gli chiedono i discepoli di Giovanni: è un interrogativo serio, di quelli che possono cambiare la storia.
- La risposta di Gesù ha un tono posato, ma ci ferisce il cuore come una freccia: è chiaro, il Messia atteso è Lui!
Il cuore salta di gioiosa emozione!
Poi, un po’ alla vota, emergono le domande.
- E il famoso Giovanni che battezzava al Giordano immergendoci nel grande fiume della purificazione e della conversione? Eppure lui, con tutta la sua parola travolgente, con la sua vita esemplare che ci ha messi in crisi… è “solo” un profeta.
- Gesù di Nazaret, invece, è ben di più. Dunque, possiamo sperare che presto il Regno di Jhwh si realizzerà in mezzo a noi: pace, giustizia, solidarietà, fine delle malattie, niente più dolore e morte…
Eccolo: è qui, in mezzo a noi!
- Com’è possibile che sia vero tutto ciò?
Basta guardarsi attorno: le guerre imperversano, più crudeli che mai! Le malattie sono cambiate, ma continuano a seminare dolore, paura, mutilazioni, morte. È vero che tanti cercano di aiutare il prossimo, ma ce ne sono altrettanti che cercano solo il proprio interesse economico o il potere.
Gli storpi non camminano, i ciechi restano tali, la resurrezione dei morti è solo una speranza lontana e la morte non ci è stata ancora mai risparmiata!
Dov’è il Regno di Dio con i suoi doni?
Calmati… respira piano… rileggi la Parola: beato colui che non si scandalizza di me!
- Il Regno è venuto, ma non è ancora totalizzante! Non cessare di nutrire la speranza e di coltivare la gioia: Eccolo: il Messia è qui, in mezzo a noi!
- Lascia che le domande, i dubbi, i desideri e le speranze corrano liberamente attorno alla Parola di Gesù. Lascia che si confrontino e scontrino con essa.
Un po’ alla volta emergerà una risposta, anche se parziale: non nelle argomentazioni, ma guardando bene in faccia “Colui che viene” e che ti sta parlando ora.
Non stancarti di ripetere sottovoce la sua Parola e di custodirla nel cuore, al di sopra e al di dentro di tutti i dubbi e i problemi della tua giornata.
5. Guardiamo più da vicino il testo di Matteo
= Il nostro brano è collocato all’inizio di una nuova sezione del vangelo (11, 2–12, 50): è una serie di racconti circa l’attività di Gesù che fa seguito al discorso sull’apostolato. Non vengono narrati molti miracoli, ma l’evangelista pone l’accento sulla polemica fra Gesù e i suoi avversari, in un crescendo che continuerà per tutto il resto del vangelo.
Il testo è, con tutta probabilità, il riflesso dei primi dibattiti teologici fra i Cristiani e i discepoli di Giovanni, centrato sulla natura della missione di Gesù.
= Giovanni, che era in carcere…: Da molto, ormai, Matteo non parlava del Battezzatore (l’ultimo accenno è in 4, 12) e ora ci dice che egli è in prigione, ma riferirà solo più avanti le circostanze della sua carcerazione (14, 3-12).
* Il carcere di Giovanni, come per tutti, è luogo di segregazione, una specie di “mondo a parte” che lo rende quasi estraneo a ciò che costituisce la vita normale e deforma la percezione delle notizie che riceve dall’esterno. Non ci stupisca, anche per questo motivo, la domanda del Battezzatore che, pure, era stato il primo a riconoscere in Gesù “il più potente” (3, 11) e il giudice escatologico che “ha in mano il ventilabro” (3, 12), inchinandosi a Lui con umiltà e trepidazione (cfr 3, 11).
= Avendo sentito parlare delle opere del Cristo…: l’espressione “opere del Cristo”, usata per richiamare quanto Gesù andava facendo, anticipa la risposta che egli darà alla domanda di Giovanni.
* Giovanni Battista, stando in carcere, ascolta le notizie su Gesù: anche noi ogni giorno, stando nelle nostre "prigioni" di solitudini o di lontananza da Dio o di dolore, ascoltiamo “qualcosa” che viene da molte fonti e ci sentiamo frastornati.
Spesso è difficile distinguere la buona notizia del vangelo in mezzo a tante cose del nostro quotidiano!
Eppure, le opere dell’uomo Gesù sono “le opere del Cristo”, anche se noi non sempre ce ne accorgiamo, proprio come avviene a Giovanni.
= Sei tu che devi venire o dobbiamo attenderne un altro? Giovanni, quando battezzava intere folle nel Giordano, aveva descritto un Messia forte e severo nel punire i peccati degli uomini: “Colui che viene dopo di me è più potente di me, ed io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula in un fuoco inestinguibile” (Mt 3, 11-12). In quella severità che sferzava in vista della conversione e, perciò, della salvezza, Giovanni aveva letto il sigillo della misericordia di Jhwh. Ora, sottoposto alla prova del carcere, reso fragile per il senso di fallimento e di impotenza, vittima dell’ingiustizia e della prepotenza contro cui aveva sempre lottato, gli sembra che il male stia trionfando e ne è sconcertato. Immerso irrimediabilmente in questa nebbia, non riesce più a vedere con chiarezza la potenza di Dio in azione nelle opere di Gesù.
* È lecito ipotizzare: Gesù si stava rivelando gradualmente come il Messia, ma lo faceva rompendo i canoni dell’ideale ebraico e delle consuete interpretazioni delle sacre Scritture: non stava “facendo giustizia”, non stava separando i buoni dai cattivi come il vaglio separa il grano buono dalla pula; predicava con energia la conversione ma perdonava i peccatori; si mostrava “mite e umile di cuore” (Mt 11, 29), aperto e disponibile verso tutti, alieno da ogni forma plateale di contestazione al sistema. È possibile pensare, perciò, che Giovanni sia entrato in crisi perché Gesù non corrispondeva al Messia che egli attendeva e che aveva sempre predicato; quindi, manda una delegazione da Gesù per porre alcuni quesiti e riportarne una parola che faccia un po’ di luce in questo mistero di contraddizioni: “Chi sei tu, Gesù? Che cosa dici di te stesso? Come possiamo credere in te, se, di fronte alla prepotenza e all’ingiustizia, ti manifesti come il Messia paziente, misericordioso, non violento?”
Chi di noi non ha mai cercato di farsi un’idea più precisa di Colui nel quale crede e del suo modo di agire, quando la vita lo ha fatto scontrare con tante contraddizioni e ingiustizie, anche nella Chiesa? Chi di noi non ha mai fatto fatica a vedere e interpretare correttamente i segni della presenza attiva del Signore dentro la propria storia? È difficile accogliere un Dio “diverso” dai nostri schemi e perciò non possiamo accusare il Battista, perché anche noi siamo soggetti alla tentazione di volere un Dio che abbia i nostri sentimenti, gusti e che sia magari anche un po’ vendicativo nel fare “giustizia”. Vorremmo spesso un Dio fatto a nostra immagine e somiglianza, ma “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie…” (Is 55, 8).
= Gesù rispose: Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: Gesù non risponde in modo rapido e diretto, ma mostra con chiarezza come i fatti che provengono dalla sua azione stiano cambiando la storia e realizzando le profezia antiche sul Messia. Nessuna risposta “pronto uso”, quindi, ma i discepoli devono tornare da Giovanni e riferirgli quello che loro stessi hanno udito e visto, perché le guarigioni, le risurrezioni e le liberazioni sono i segni ormai inequivocabili della messianicità di Gesù di Nazaret.
Dobbiamo imparare ogni giorno annunciare la buona novella a partire da quello che noi stessi sentiamo e vediamo. La testimonianza fraterna è indispensabile per comunicare il vangelo.
* Il Cristo si sottopone umilmente all'interrogatorio e risponde indicando ai discepoli di Giovanni un vero e proprio metodo di comprensione e di annuncio: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete". Il quarto evangelista richiama lo stesso metodo aprendo la sua prima lettera: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi” (1Gv 1, 1-3). Questo è il metodo missionario adottato dalla Chiesa primitiva: il metodo imparato dall’incarnazione del Verbo.
L'annuncio vero ed efficace passa attraverso la comunicazione semplice e modesta dell'esperienza personale: le parole senza rumore di una vita tessuta di fede.
= I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i poveri sono evangelizzati: In queste parole, somma di diverse citazioni di Isaia (28, 18-19; 35, 5-6; 42, 18; 61, 1) sta il cuore della risposta di Gesù e di tutto il nostro brano. Il Signore presenta la propria opera non come giudizio e dominio, ma come benedizione divina per i bisognosi del Popolo.
È significativo che i brani profetici citati non contengano i riferimenti alla lebbra e alla morte, che invece l’evangelista riferisce dalla bocca di Gesù. Questo sottolinea la novità che Gesù porta nella sua maniera di realizzare le profezie sul Messia atteso da Israele.
Le opere di Gesù sono grandi, ma Lui è uno dei “piccoli” di cui parla con predilezione, è un “povero di Jhwh” che già vede la croce alla fine del suo cammino di uomo. Questo è insopportabile per chi spera in un Messia trionfante. Beato chi ode e vede con un cuore pieno di fede.
* Indirettamente, Gesù invita lo stesso Giovanni a udire e vedere ciò che egli sta insegnando e operando. Così l’ultimo dei profeti potrebbe ricordare e ora riconoscere che quanto Gesù dice e fa corrisponde alle grandi profezie messianiche, di cui è ricco il Primo Testamento.
È il meccanismo della “memoria religiosa”, senza la quale la fede non si accende mai e, soprattutto, non può sopravvivere ai colpi degli scandali che la vita le mette dinanzi: le opere di Dio del passato sono il segno della sua fedeltà alle promesse e il pegno delle sue opere del futuro.
Impegnarsi a ricordare ogni giorno le “grandi cose” che Dio ha fatto per noi e in noi (cfr Lc 1, 49) non significa cadere nella sterile reiterazione, ma portare il seme della grazia attiva di Dio man mano fin nel più profondo di se stessi, affinché possa germogliare e dare frutto. Anche l’Eucaristia è ricordo: è “memoriale della Pasqua del Signore”, ricordo vivo e attuale della salvezza donata a ciascuno di noi.
= Beato è chi non sarà scandalizzato di me: “Scandalo” è un vocabolo greco: la “pietra d’inciampo” preparata per colpire di sorpresa una persona. Nonostante il significato che noi attribuiamo di solito a questa parola, nella Bibbia “scandalo” può essere qualcosa di negativo come qualcosa di positivo.
Gesù è uno che “scandalizza” i suoi concittadini per le sue origini poco “in” e poco adatte al Messia glorioso; scandalizza i farisei con le sue parole sferzanti, scandalizza i discepoli del Battista con il suo operato fuori degli schemi previsti e scandalizza i suoi discepoli con la propria morte infamante…
Lo stesso Gesù, però, non elogia chi scandalizza i piccoli o coloro che sono occasione di scandalo (cfr Mt 5, 29) alla fede o alla morale, inducendo gli altri a percorrere strade sbagliate.
Il tipo di scandalo del quale abbiamo bisogno è quello che scaturisce dal vivere radicalmente il vangelo, quello che ci scuote dalle nostre abitudini di vita e dai nostri schemi mentali.
A nostra volta, siamo chiamati tutti a “scandalizzare” il mondo con lo scandalo del vangelo dimostrando con la vita di non assoggettarsi a usi e costumi lontani dalla fede cristiana, di rifiutare compromessi che provocherebbero ingiustizie, di preoccuparsi dei poveri e degli ultimi.
= Cosa siete andati a vedere nel deserto?: Nonostante la debolezza dimostrata dalla domanda posta da Giovanni, Gesù descrive con entusiasmo il suo precursore come un profeta che alla parola ardente unisce i segni vivi e incontestabili del suo rapporto privilegiato con qual Dio in nome del quale parla al Popolo. Anzi, con questa serie incalzante di sei domande retoriche e tre proposizioni positive, Gesù afferma che Giovanni è più di un profeta: è colui di cui parlano le Scritture antiche dei padri, il messaggero che prepara la via al Signore (Mt 3, 3) secondo quanto avevano detto i profeti antichi (Ml 3,1; Es 23, 20). Tuttavia il Signore non si attarda a spiegare i motivi della sua affermazione: forse sono fin troppo evidenti agli uditori.
= Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista: Giovanni non è solo un eminente profeta e il precursore del Messia (perché è ormai evidente che Gesù si ritiene tale), ma è grande anche come uomo, più di tutti i suoi contemporanei e degli uomini delle epoche precedenti. È una lode di tipo strettamente personale, quella che Gesù indirizza al prigioniero di Erode e non solo un’iperbole. Con queste parole, Gesù anticipa l’accostamento fra Giovanni battista ed Elia, che sarà esplicito nel vers. 14: “se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire”.
* L’espressione “tra i nati di donna” ha un tipico sapore semita, ma contiene anche un’allusione al mistero dell’origine di Gesù: anche Lui è “nato da donna”, ma solo per quanto riguarda la propria carne, perché la sua genesi umano-divina è molto al di là della semplice umanità.
La nostra nascita di “figli di Dio” per mezzo della fede è anch’essa avvolta dal mistero: “non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1, 13). Noi siamo “nati da donna” ma non siamo destinati alla terra, bensì al Regno dei cieli e lì verremo valutati secondo la fede e le opere di essa, frutto dell’accoglienza della grazia battesimale.
= Tuttavia il più piccolo …: questa parte della frase (forse una glossa primitiva) sembra limitare l’entusiastica presentazione del Battista. Per quanto grande fra gli uomini, Giovanni è piccolo nel Regno, perché lì tutto è misurato secondo criteri ben diversi da quelli della terra: il metro dei tempi nuovi che stanno venendo e sono iniziati con la venuta umana del Figlio di Dio. Chi appartiene a questa generazione del tutto nuova, è maggiore di chiunque sia vissuto nell’epoca precedente, anche di Giovanni il Battezzatore.
* Il contrasto tra "grande" e "piccolo" è creato appositamente per chiarire a tutti i credenti che per essere grandi bisogna diventare sempre più piccoli. Nella sua "grandezza" umana Giovanni viene indicato da Gesù come il più piccolo nel Regno e anche per Giovanni, quindi, si pone l’esigenza evangelica di “farsi piccolo” nelle mani di Dio. È la stessa esigenza che si pone ogni giorno per ciascuno di noi, tentati di assimilarci ai “grandi” e ai “potenti”, almeno nel desiderio!
6. Preghiamo la Parola ringraziando il Signore
Ancora una volta, è la stessa liturgia che, nel salmo responsoriale di oggi, ci offre la preghiera che innalziamo al Dio della nostra gioia, datore di ogni salvezza. Dal Salmo 145:

Il Signore è fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge lo straniero.

Egli sostiene l'orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.
7. Dalla Parola alla contemplazione
Signore Gesù
che “stai per venire”,
non tardare ancora
e ascolta il grido dei poveri
che guardano a te per avere
salvezza, giustizia e gioia.
Donaci occhi limpidi e cuore puro
per saper discernere
la tua presenza attiva e feconda
anche negli avvenimenti
del nostro “oggi”
che ci appare così grigio
e privo di raggi di speranza!
Vieni, Signore Gesù!

"Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!».
E chi ascolta ripeta: «Vieni!».
Chi ha sete venga;
chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita.
Colui che attesta queste cose dice:
«Sì, verrò presto!».
Amen.

Vieni, Signore Gesù” (Ap 22, 17. 20).
Fonte:http://ocarm.org/

Post più popolari