Padre Paolo Berti,“Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”

Immacolata Concezione della B.V.Maria         
Lc 1,26-38 
“Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”
Omelia 

E' molto opportuno che il primo giorno dell'anno cominci con la solennità di Maria, Madre di Dio. Il
Verbo eterno della gloria ha voluto nascere da una donna, pur potendo comparire in mezzo a noi con un corpo unicamente fatto dall'onnipotenza della sua parola: "Nato da donna, nato sotto la legge" (Gal 4,4) ci dice san Paolo. Il che vuol dire che ha voluto in tutto vivere la nostra esperienza di uomini e che ha voluto essere l'obbediente del Padre all'interno di un popolo, costituito in vista di lui, in ragione di lui. 
"Nato da donna"; chi può negare la realtà dell'umanità di Cristo? Egli ha assunto una carne come la nostra. 
Madre di Dio è riconosciuta Maria e se anche questo titolo non piace ad alcuni, è assolutamente veritiero. 
Infatti, in Cristo ci sono due nature, quella umana e quella divina, nell'unità di una sola Persona, quella del Verbo. Ne consegue che in Cristo vi è un'unità singolare, che in nulla nasce da una mescolanza delle due nature. Proprio per questa unità singolare Maria è detta Madre di Dio. L'errore di Nestorio fu quello di pensare a due persone in Cristo: quella di uomo e quella di Dio, ma errò perché in Cristo vi è una sola Persona, per cui la natura umana di Cristo ha come persona, la Persona divina. Mistero questo, ma non assurdità! E noi lo crediamo, sulla scorta dei Vangeli e del Magistero della Chiesa. 
Si legge nel Vangelo di Luca (1,35): "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra". Queste parole sull'ombra della potenza dell'Altissimo sono ricche di echi biblici che vanno considerati. Sulle acque primordiali, si legge nel libro della Genesi (1,2), aleggiava lo Spirito di Dio. Noi vi vediamo l'immagine di un uccello che aleggia sulle acque e in questo ci appoggiamo alla colomba che compare nel Battesimo di Gesù nel Giordano; ma non dobbiamo rimanere legati all'immagine, solo comprenderla, poiché l'espressione vuol dire che lo Spirito di Dio si apprestava, sovrano e trascendente, a produrre opere sempre più perfette. Dio, di opera in opera, giunse all'uomo, ma l'uomo, opera perfetta, non era il vertice della perfezione. Il vertice della perfezione sarebbe giunto con l'incarnazione del Verbo. 
Ecco, la teologia ci dice che il Verbo si sarebbe incarnato anche in assenza del peccato originale, alla fine dei tempi, come sigillo della elevazione dell'uomo alla visione beatifica di Dio. 
L'uomo opera perfetta, divenne col peccato molto imperfetto, e anche ora, anche nei più santi ha sempre, seppur piccoli, gradi di imperfezione. Dio non ha rinunciato al suo disegno e il Verbo ugualmente si è incarnato sorpassando (Eb 5,8), con la sua morte e risurrezione, il vertice di perfezione che avrebbe avuto in assenza del peccato di Adamo ed Eva. 
L'ombra della potenza dell'Altissimo di cui parla il testo lucano richiama l'ombra della nube sulla tenda del convegno (Nm 9,15), dove sull'arca, tra i cherubini, c'era "la presenza di Dio". Ora non si ha più l'ombra di una nube simboleggiante Dio, ma l'azione onnipotente di Dio. Lo Spirito Santo, che investe Maria per dare una natura umana al Verbo, compie l'opera suprema di Dio. La perfezione della perfezione è l'Uomo-Dio, nel quale gli uomini diventano figli di Dio. Figli di Adamo secondo la carne, figli di Dio per l'unione con l'Uomo-Dio, il Cristo, il Figlio di Dio. Lo Spirito Santo, per volere eterno del Padre, "scese" su Maria con la sua potenza creatrice - comune a tutta la Trinità -, per produrre l'umanità assunta dal Verbo. Quell'umanità ebbe carne da Maria, sangue da Maria, cosicché veramente Cristo è Figlio di Maria, e Maria per l'unità delle due nature nell'unica persona del Verbo è Madre di Dio. 
Ma ecco nel momento dell'incarnazione il cuore di Maria venne unito dallo Spirito Santo, in un incendio d'amore, al Verbo incarnato; e lo Spirito Santo innalzò quel cuore unito al Verbo incarnato al Padre, all'Altissimo. 
Lo Spirito Santo ci dice il Montfort (1673-1716) nel suo "Trattato sulla vera devozione a Maria", non producendo, per così dire, nel seno della Trinità altra Persona, ebbe il compito di operare l'incarnazione del Verbo nel grembo di Maria.
Ma, amici, consideriamo quanto dice il Corano per vedere meglio l'immensa luce del Vangelo. Nel Corano Maria è un semplice strumento, il suo sì non conta. Maria è un essere passivo che non gode di libertà di scelta e perciò non gode della gioia dell'amare, perché l'amore vuole la libertà di scelta dell'Amato. E Maria non è un puro luogo biologico; una volontà che non esiste, perché obbligata; una libertà soppressa. No, Maria è stata interpellata; tutto il cielo ha atteso il suo libero sì. E quel sì è stato umile, responsabile, grato: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola" (Lc 1,38). Dio non ha chiesto a Maria l'annullamento della sua libertà, ma il suo esercizio che si è espresso nel credergli e nell'amarlo. "E beata colei che ha creduto" (Lc 1,45), esclamerà santa Elisabetta. 
Questo primo giorno dell'anno ci porta a considerare l'opera suprema di Dio, dalla quale e per la quale ha trovato inizio l'opera della ricreazione (Ef 1,10). 
Anche le tenebre, che distruggono la terra (Ap 11,15), guardano Maria, ma per oscurala agli occhi degli uomini, affinché non ne siano illuminati e non abbiano dal frutto del suo grembo salvezza. 
Cosa dicono le tenebre? Dicono che Gesù non è il Figlio di Dio, che perciò fu solo un uomo concepito da Giuseppe. Cosa dicono le tenebre? Che la maternità divina deriva dall'accoglienza dei miti dell'ellenismo, ma i miti proprio niente hanno in comune col Vangelo. Cose confutate e riconfutate da libri e libri, ma che in questo tempo vengono rilanciate con una ostinazione che raggiunge l'incredibile. Ma, niente paura, Giovanni ci dice che, sebbene le tenebre non vogliono accogliere la luce (Gv 1,5), pure, loro malgrado, la fanno risplendere meglio. Così è. Le tenebre producono fermenti di morte, di orrore, di crudeltà, di odio, ma il Vangelo è luce che risplende nelle tenebre e le mette in fuga. 
Cosa dicono le tenebre? Per loro val bene il detto che tutto fa brodo, e così non perdiamoci a cercare nelle tenebre una logica, un senso. 
Meditiamo, amici, nel nostro cuore la Parola come fece Maria, e la Parola ci nutrirà e ci difenderà da ogni menzogna. 
All'inizio del nuovo anno chiediamo a Dio la sua benedizione considerando la formula di benedizione della prima lettura. 
Per noi, che la pronunciamo in Cristo, è ancora più bella. Veramente il Padre ha fatto brillare il suo volto su di noi inviando il Figlio. Egli ci concede la pace e noi sappiamo che la pace l'abbiamo nel Figlio, che è il Principe della pace. 
"Così porranno il mio nome sugli Israeliti" si legge; ma noi benedicendo ravviviamo quel nome che Dio con la sua grazia ha posto nei nostri cuori, quel nome nuovo di cui parla l'Apocalisse (2,17) e che è posseduto da colui che vince le tenebre, rimanendo nella Luce. Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù. 

Fonte:http://www.perfettaletizia.it/

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