CARLA SPRINZELES, "Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo"

Commento su Isaia 49,3.5-6; Giovanni 1,29-34
Carla Sprinzeles  
II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (15/01/2017)
Vangelo: Gv 1,29-34 
La liturgia di oggi è centrata sulla testimonianza che Giovanni Battista dà di Gesù nel quarto Vangelo,
dove dice: "Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo", cercheremo di capire cosa può significare nella simbologia del quarto Vangelo.
Certo non sono parole dette da Giovanni il Battista ma riflessioni che l'autore del quarto Vangelo fa sul significato che la missione del Battista ha avuto nei confronti di Gesù e ci chiederemo soprattutto cosa può significare per noi impegnarci a portare il male per annullare le conseguenze nella storia e quindi per le generazioni che verranno. Occorre che ci scambiamo gli uni gli altri quella forza di vita che è la misericordia di Dio, che diventa misericordia dei fratelli nei nostri confronti e nostra misericordia nei confronti loro.
Il compito di annullare le forze distruttrici del male oggi è affidato alle nostre mani, alla nostra volontà, al nostro impegno come espressione della forza misericordiosa di Dio, che deve diventare pensiero umano e decisione di uomini perché costruisca la storia.
ISAIA 49, 3. 5-6
La prima lettura è tratta dal profeta Isaia, i quattro carmi si riferiscono a un profeta dell'esilio, che ha vissuto l'esperienza drammatica narrata poi dai suoi discepoli.
Oggi si legge il secondo carme, domenica scorsa c'era il primo. Ora nel cap. 53 di Isaia, nell'ultimo carme del servo, si parla di questo profeta dell'esilio, che come agnello fu portato al macello e si dice che era muto, non protestava e poi dice che portava i peccati del popolo e quindi espiava i peccati del popolo, cioè diventava ambito di purificazione per tutto il popolo. Su di lui si riversavano i peccati del popolo, quindi c'è un richiamo di redenzione e di purificazione. Allora chiediamoci che cosa vuol dire che Gesù ha tolto il peccato del mondo? Non vuol dire che il peccato non c'è più, perché anzi sappiamo che più aumenta la forza del bene nella storia, più il male ha possibilità di esprimersi e quindi il peccato cresce.
I peccati che oggi gli uomini commettono hanno una gravità maggiore che nel passato, pensate per esmpio alle forme di violenza che oggi siamo in grado di esercitare e quindi la morte ingiusta che siamo in grado di produrre, pensate anche alla violenza economica, ai furti di un popolo nei confronti di un altro popolo, attraverso i meccanismi dell'economia, attraverso le leggi del commercio, pensate a quanta ingiustizia del mondo di distruzione il male aumenta.
Allora cosa vuol dire che Gesù ha tolto il peccato del mondo? Non vuol dire che l'ha fatto scomparire, ma che ha assunto lui stesso un atteggiamento che ha annullato le dinamiche distruttive del male e ha insegnato e aperto la strada perché anche noi, anche i suoi discepoli che accolgono queste leggi fondamentali della vita, siano in grado di contrastare le forze distruttrici del male.
Il male si annulla immettendo nella storia spinte contrarie, non quindi inserendosi negli stessi meccanismi del male, ma introducendo spinte positive che sono quelle del bene, che sono quelle della verità, che sono quelle della giustizia. Le forze della vita hanno cominciato ad esprimersi prima delle forze del male, con la creazione, solo che queste modalità iniziali di vita erano ancora imperfette; questo ha dato adito al male di esprimersi. Siamo inseriti in questo processo per cui è necessario accogliere la forza della vita per tradurla in forme nuove e quindi annullare quelle carenze. Man mano che si aprono spazi, la vita deve riempirli ma le nostre resistenze, le nostre prigrizie, i nostri egoismi, spesso impediscono questi sviluppi del bene, della verità, della giustizia.
Di fronte alla violenza siamo chiamati ad esercitare mitezza, di fronte all'odio, ad esercitare amore, di fronte all'egoismo ad esprimere oblatività e così via.
GIOVANNI 1, 29-34
Ad ogni liturgia eucaristica ripetiamo le parole di Giovanni Battista "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo" eppure reiterando quotidianamente la triste esperienza delle nostre colpe, quale peccato ci viene dunque tolto? In che modo Cristo toglie il peccato del mondo? certo non con effetti speciali, che si sostituirebbero alla nostra libertà, ma consegnandoci il suo Spirito.
Il Battista afferma di aver visto scendere lo Spirito come colomba ed è proprio una colomba che riportando un ramo di ulivo segna la fine del diluvio causato dalla violenza del peccato. Colomba e ulivo sono due immagini bibliche simili, la prima ricorda lo Spirito che alla creazione aleggiava sulle acque per farne uscire la vita, mentre l'ulivo fornisce l'olio, simbolo dello Spirito, che si riversava sull'eletto per consacrarlo al Signore.
Il battesimo di Gesù sintetizza queste due realtà in modo stupendo, Gesù inizia una nuova creazione ed è l'unto del Signore che viene a ristabilire la pace tra Dio e l'umanità, viene a immergere l'umanità nello Spirito, che è insieme creatore di vita nuova e paraclito, cioè difensore del peccatore, perdono del padre perché possiamo a nostra volta diventare capaci di perdono. Perdonare infatti è togliere veramente il peccato, è scegliere di prendere su di sé le conseguenze del male commesso da un altro, è pagare i debiti altrui accettando magari di attraversare l'angoscia che un altro rifiutava di vivere.
Quando Gesù va a farsi battezzare da Giovanni, non fa notizia, è uno tra i tanti che scende nelle acque del Giordano. Come sempre permette all'ultimo di riconoscersi in lui e di trovare nel suo agire una strada che possa condurlo alla liberazione.
Gesù è l'Agnello mite, umile, pronto a patire quello che noi abbiamo rifiutato di attraversare. Egli toglie il peccato del mondo perché accoglie ogni ingiustizia come espressione del dolore di chi lo infligge, accettando di prendere su di sé questa sofferenza.
Gesù insegna che non si può amare senza sporcarsi le mani con il male dell'altro senza condividere il disagio che ha provocato l'azione negativa. Questa è la salvezza portata dall'amore, la via nuova aperta da Cristo realmente capace di cambiare tutto.
Il peccato porta alla morte, cioè toglie le forze della vita, rende debole colui che pecca. Chi porta il peccato, chi toglie il peccato dona quella forza di vita che il peccato ha tolto. Gesù esercitando amore dove c'era odio, ha immesso una forza nuova, Gesù ha attuato la sua missione amando sino alla fine, curando gli ammalati, accostandosi a loro con compassione, ha portato la sofferenza dei fratelli perdonando i loro peccati, cioè esprimendo fiducia in loro, comunicando con la sua presenza e le sue parole la nuova energia.
La missione di Gesù deve essere continuata nel tempo è il compito di ogni discepolo di Gesù, di ogni comunità. Ogni giorno dobbiamo scoprire i mali che emergono nelle nostre famiglie, in noi e assumere dinamiche opposte per sollevare gli uomini dal loro male, per portare il peccato del mondo, per togliere il peccato del mondo.
Chiediamoci ma come facciamo noi a togliere il peccato del mondo se siamo peccatori? Non siamo noi a immettere il bene, è il bene che attraverso di noi si diffonde. Ogni giorno occorre ricominciare e mettersi in sintonia con il bene.
Fonte:http://www.qumran2.net/

Post più popolari