Chiesa del Gesù - Roma, "Battesimo del Signore"

Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17
La festa del Battesimo, in continuità con le manifestazioni del Signore, inaugurate dall’Epifania, apre il tempo dell’ascolto e della sequela di Cristo.


Dopo essersi rivelato ai pastori e ai Magi, il Signore questa domenica si manifesta alla folla di uomini sulle rive del Giordano.

C’è nel vangelo una domanda che esprime bene lo stupore dell’uomo davanti alla volontà di Dio di essere con noi per sempre: «Tu vieni da me?»

È un interrogativo che appare strano se si considera che tutta la vita del Battista è passata attendendo quel momento e quell’incontro; ora che la visita di Dio è giunta non è come se lo aspettava.

Ha passato la sua infanzia sapendo di essere il precursore, gliel’ha raccontato la madre Elisabetta e l’incredulo Zaccaria, consapevoli di essere stati travolti dalla grazia e l’iniziativa di Dio.

Ha passato l’intera sua giovinezza ad imparare, a meditare, a leggere, a scrutare, a riflettere, per prepararsi alla missione che sentiva venire da Dio.

Sulle rive del Giordano – luogo simbolico per Israele in quanto sono le acque che il popolo eletto ha dovuto attraversare per entrare nella Terra -, ha annunciato un battesimo di conversione, sferzando l’indolenza dei suoi fratelli che vivevano rassegnati l’attesa del liberatore.

Il Battista ha infatti compreso che il Messia sarebbe stato inviato solo a un popolo ben preparato e disposto; per questo ne lamentava la tiepidezza.

E invece davanti alla manifestazione del Signore appare anche lui sorpreso e preso in contropiede.

Non è una domanda nuova per noi, perché è risuonata in tutto il tempo di Avvento e poi a Natale.

«Tu vieni da me?», è la gioiosa sorpresa di Maria contemplando quanto lo Spirito stava generando in lei.

«Tu vieni da me?», si è chiesto Giuseppe, nella notte tormentata in cui l’angelo del Signore gli ha indicato di abbandonare i suoi sogni per assumere e portare avanti il sogno di Dio.

«Tu vieni da me?», si sono chiesti i pastori, storditi dalla luce e dall’annuncio di una pace nuova portata sulla terra a tutti gli uomini amati da Dio.

«Tu vieni da me?», è l’interrogativo che ha mosso i cercatori di Dio venuti dall’oriente al seguito della stella, per giungere a Betlemme, la città del pane.

«Tu vieni da me?», si sono chiesto quanti ci hanno preceduto in questa luminosa e inquieta vita di fede.

Oggi il vangelo ci fa sostare davanti al Dio fatto uomo, mischiato fra i peccatori, uguale agli uguali, confuso fra gli uomini in ricerca di un senso e di una parola di speranza e di amore.

La sua volontà di essere con noi per sempre l’ha portato sulle rive del Giordano, a mettersi in fila con i peccatori di ogni tempo e di ogni luogo.

Giovanni vedendolo esclama: com’è possibile che tu vieni da me, poiché è dell’uomo cercare Dio?

Non è forse Israele che per aver abbandonato Dio, ora si trova abbandonato all’ostinazione del proprio cuore?

Dio non è colui che è nascosto e inconoscibile; non è il desiderio segreto e irraggiungibile della ricerca umana?

A queste domande interiori che gravano sul cuore dell’uomo, il Signore risponde testimoniando che Dio è diverso, anche da ciò che Giovanni, il più grande tra i credenti si aspettava.

Se lui, che era il precursore inviato per preparare la via al Messia, si stupisce del modo in cui Dio si rivela nella sua e nella vita dei suoi fratelli, non dobbiamo temere la nostra sorpresa, ma esprimerla sinceramente al Signore con fede.

Dobbiamo temere non questa domanda di gioiosa meraviglia, ma il nostro assuefarci al mistero del Dio-con-noi, dandolo per scontato.

In questa pagina è già tutto è il Vangelo, è già tutto evidente e palese il volto di Dio, è già detto e mostrato l’essenziale.

In quel gesto umile e devastante di mettersi in fila con i peccatori c’è Dio!

Egli è il totalmente altro, l’assoluto, il realizzato, la perfezione, la pienezza, non perché separato, ma proprio in quanto in comunione con la nostra fragilità e debolezza.

Dio ama, perciò si spoglia di sé; e per farci essere nel suo amore si dona fino a svuotarsi, riempiendoci della sua vita.

E il Padre dal cielo conferma: «Mi compiaccio», e lo dice ai presenti e a noi oggi.

Il Padre sostiene la scelta del Figlio, vuole che sia così, è questa la sua linea di azione.

È il primo gesto di una lunga serie che in tre anni di ministero lo porterà ad abbracciare la croce, svuotandosi anche della sua umanità per amore nostro

Ecco Dio, ecco colui che chiede a noi, battezzati nel suo amore, di manifestarlo così, e di saperlo riconoscere fino al suo totale abbassamento: l’Ecce Homo.

Gesù Cristo sarà pienamente manifesto e tornerà nella sua gloria quando tutta l’umanità sarà cristificata, cioè immersa nel suo amore fino alla fine che è dono di salvezza.

Fonte:http://www.chiesadelgesu.org/

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