Don Attilio GIOVANNINI sdb"Gesù e il Regno"

22 gennaio 2017 | 3a Domenica - Tempo Ordinario A | Omelia
Gesù e il Regno
*...annunciando il vangelo del Regno.
Sì, c'era tutto un parlare di Regno, di messia, di liberazione, di fine dei tempi... Eppure l'annuncio di Gesù costituiva una sorpresa.


Gesù diceva

che il Regno era arrivato,
ma non incitava all'insurrezione.
Era sicuro della vittoria di Dio,
ma non era sprezzante del nemico.
Era affascinante come parlava,
ma non cercava la popolarità.

Perdeva il suo tempo a discorrere
con i pescatori pastori manovali e donnette della periferia più fuori mano,
per non dire delle persone poco di buono o addirittura losche della Galilea.
E non minacciava nessuno.

Ma dove voleva arrivare?
Non passava le notti a fare piani. Le passava a pregare.
Certo, compiva miracoli guarigioni liberazioni... ma niente a che vedere con un Mosè che apriva il mare col gesto del braccio, che travolgeva gli Amaleciti, inceneriva i ribelli, saliva di fronte a Dio e ne discendeva con le tavole scritte dall'Altissimo... E allora, che messia era?
Gesù non si esibiva. Anche quando guariva qualcuno, non diceva: Visto cosa so fare?; diceva: la tua fede ti ha salvato.

Allora per lui il Regno non era un trono imperiale
stabilito in nome di Dio con un colpo di forza.
Era la pace dentro, conquistata a colpi di fede.
Non era cambiare gli altri;
era cambiare se stessi.

Obiezione:
le promesse di Dio però parlano di vittorie clamorose, di capovolgimenti poderosi, di giudizi universali. Com'è che non se ne vede?

Risposta:
le Scritture parlano anche di un Dio che non è nell'uragano, ma nel vento leggero; di un Dio che non spezza la canna incrinata; di un Dio che prende gloria dai bimbi e dai lattanti. Soprattutto di un Dio che dona un cuore nuovo e infonde uno Spirito nuovo. È questa la grande rivoluzione.

Uno Spirito nuovo perché c'è bisogno di un salto di qualità: per un mondo davvero nuovo ci va una giustizia nuova, più grande di quella degli scribi e dei farisei. E quindi ci va un rapporto nuovo con Dio. Quel rapporto che Israele non è mai riuscito ad avere e che ora sta per essere donato.
Allora aprite gli occhi, drizzate le orecchie, balzate in piedi e state svegli! Che non vi capiti di lasciar passare il dono di Dio senza accorgervi, di scambiarlo per la fantasia di un povero esaltato visionario.
La cosa invece è talmente seria che Gesù comincia subito ad arruolare i primi servitori del Regno. Non chiama i grossi intellettuali o i magnati della capitale. Chiama quattro pescatori probabilmente analfabeti. Dio comincia sempre dall'infimo. L'importante è che il chiamato abbia fede. Che sia pronto a lasciare tutto per seguire la chiamata, che voglia giocarsi la vita per lui. Poi vedrà il Regno crescere in modo incredibile. Vedrà come le promesse si stanno realizzando al di là dell'immaginabile, anche se quasi nascoste dai residui del mondo vecchio.

Per questo chi pretende un mondo di giustizia perfetta, un mondo di soli buoni, non vedrà mai il Regno.

Invece il Regno c'è:

là dove qualcuno
comincia a riconoscere
i suoi peccati;
dove qualcuno
non prende a scusa
la cattiveria degli altri
per fare cattiverie,
non rende male per male;
là dove qualcuno
sa ringraziare, lodare, benedire;
là dove qualcuno
sa offrire le sue spalle alla croce
con il sorriso...

là Dio regna.

Sì, là è lo Spirito di Gesù
che vive e fa fare come Gesù, compresi i miracoli.
Sicuro.
Don Attilio GIOVANNINI sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it