Don Bruno FERRERO sdb"ECCO L'AGNELLO DI DIO...."

15 gennaio 2017 | 2a Domenica - Tempo Ordinario A | Omelia
ECCO L'AGNELLO DI DIO....
C'è un piccolo personaggio che tutti hanno inserito nel loro presepio e che quasi sempre passa
inosservato perché siamo troppo abituati alla sua presenza. Oggi, nelle letture che abbiamo ascoltato, ha il suo momento di celebrità, anche se lo nominiamo in tutte le Messe, ma anche in questo caso abbiamo fatto l'abitudine alla sua presenza e nessuno ci pensa più di tanto.
Questo minuscolo personaggio è l'agnello. Quello che di solito, nel presepio, si mette accanto alla culla del Bambino e che lo guarda in modo affettuoso.
C'è una singolare leggenda che lo riguarda.
Tra i pastori di Palestina c'era una curiosa usanza. L'agnellino più bello nato nel periodo invernale veniva destinato al sacrificio pasquale nel Tempio e per farlo crescere bene, distinguerlo dagli altri e in un certo modo onorarlo gli mettevano un cordoncino rosso intorno al collo.
La notte santa, uno dei pastori di Betlemme arrivò alla grotta con alcuni dei suoi agnelli, in mezzo ai quali c'era l'agnellino destinato al sacrificio con il suo cordoncino rosso al collo. Proprio questo agnello, curioso e vivace, trotterellò verso la mangiatoia dove riposava il Bambino Gesù.
Con la lingua rosata, l'agnellino lambì le manine del Bambino che si svegliò.
Il piccolo Gesù spalancò gli occhi e guardò l'agnellino, poi affettuosamente lo abbracciò.
Ed ecco accadde una cosa magnifica e terribile nello stesso tempo.
Quando l'agnellino si allontanò dalla mangiatoia, non aveva più il cordoncino rosso al collo: ora il cordoncino era intorno al tenero collo del Bambino Gesù! Come una sottile striscia di sangue.
Maria lo vide immediatamente ed ebbe una stretta al cuore. Il segno era chiaro, come il destino che attendeva il suo Bambino.

Giovanni Battista indica il Messia ai primi apostoli proprio così:

"Ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!"

Uno strano nome che ripetiamo tutte le domeniche, in tutte le Messe: Agnello di Dio.
Non un potente guerriero, non un re, un conquistatore, neppure un profeta o un alto sacerdote: solo un mite agnello sacrificale, destinato al macello.

Il significato è chiaro: Gesù è Dio che si incarna nella serie degli uomini che perdono, quelli che sono deboli, che non contano, quelli che non vincono mai, che soffrono, che non gliene va mai ben una. Per questo se Gesù venisse oggi finirebbe, allo stesso modo.
Sarebbe un perdente, un profugo, un disoccupato, un giovane senza prospettive, mentre oggi contano solo quelli che hanno successo e sono sempre meno quelli che si preoccupano degli "scarti". Sono inevitabili, si pensa.

Se molti vogliono vincere, altrettanti devono perdere.
Anche oggi, l'uomo buono è sconfitto. Quanti agnelli sacrificali sulla nostra strada: "È tutta colpa tua!" "Se non ci fossi tu!" "Arrangiati!"
Quanti ragazzini presi in giro. Quanta voglia di ferirsi, di mortificare, di vendicarsi su qualcuno, molte molte sul primo che capita. La parola agnello richiama a qualcosa di sparito, dimenticato, cancellato dal vocabolario umano: la tenerezza. Dov'è finita? Quanto tempo passano a guardarsi negli occhi coloro che si amano, per specchiarsi in quell'immagine di Dio che ciascuno di noi è?

Gesù, agnello di Dio, "toglie il peccato del mondo" come? Dando tutto. Anche la vita. Ed è come se dicesse: " Ripartite di qui!"
"È l'unico modo per cambiare il cuore dell'uomo e quindi questo mondo!"
Per fortuna c'è ancora qualcuno che lo segue.

Dal giornale di oggi:
In Australia, le piogge dirompenti hanno provocato devastanti alluvioni che hanno toccato anche una dei maggiori centri abitati del continente, la città di Brisbane, per l'esattezza la terza metropoli australiana con oltre due milioni di abitanti. Settimane di allagamenti che a un primo tragico conteggio portano il numero dei morti a 26 mentre altre 53 persone risultano disperse. Solo a Brisbane gli edifici allagati sono circa 30mila.
È qui che Jordan Rice, ragazzino di 13 anni, ha fatto un gesto speciale, unico, che probabilmente molti adulti al suo posto non avrebbero mai fatto.
Nei pressi della città di Toowoomba, Jordan, suo fratello Blake e la mamma Donna, si trovavano a bordo della loro vettura quando sono stati travolti da una ondata di piena. La situazione appare subito disperata a quanti sono nei pressi e che fortunatamente sono riusciti a ripararsi dalle acque selvagge. I tre membri della famiglia Rice però si trovano nel pieno del cataclisma. Con le acque che entrano in macchina, sono riusciti a salire sul tetto della vettura. Vista la situazione disperata, un uomo che aveva seguito tutta la scena, presa una corda, se la lega e si getta nelle acque per cercare di trarli in salvo. Il primo che avvicina è proprio Jordan, il quale, vista la situazione, come raccontato dalla stessa persona che lo stava soccorrendo, non ha dubbi e gli dice: "Prima di me, salva mio fratello". Ha raccontato l'uomo che ha salvato il piccolo: "Avevo preso con me Jordan per primo, ma lui mi disse: Salva mio fratello".
L'uomo prende con sé il piccolo Blake, 10 anni, e lo porta al sicuro.
Quando fa per tornare indietro, la corda si spezza. Jordan non ce la fa: scivola e finisce in acqua. La madre si getta per soccorrerlo. Entrambi, non riemergeranno più dalla furia devastante. Il fratello maggiore di Jordan, Kyle, 16 anni, lo ha così ricordato: "Era molto timido, non parlava con nessuno ma quando si trattava della sua famiglia, beh, avrebbe fatto qualsiasi cosa per loro". Il padre John Tyson così lo ricorda: "Non sapeva nuotare e aveva una gran paura dell'acqua. Posso solo immaginare il terrore che ha vissuto in quegli ultimi istanti e nonostante ciò ha dato la precedenza alla vita di suo fratello".

Don Bruno FERRERO sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it