Ermete TESSORE sdb"UNA GRANDE LUCE"

22 gennaio 2017 | 3a Domenica - T. Ordinario A | Omelia
UNA GRANDE LUCE
La situazione sociale della Galilea, al tempo di Gesù non è facile. I galilei sono di temperamento
ribelle e male si adattano allo strapotere romano. Le ribellioni non sono rare e comportano terribili repressioni da parte delle legioni asse portante dell'impero.
Matteo sintetizza il tutto con la frase di Isaia "il popolo abita nelle tenebre". La difficoltà del vivere comporta, ieri come oggi, l'affogamento nella coscienza dei valori che genera ingiustizia, miseria, violenza e perdita del senso genuino del vivere.
Gesù è perfettamente conscio di questa situazione. Intuisce che è giunto il momento di abbandonare la tranquillità e le sicurezze di Nazareth e dare inizio al suo mandato divino. Non si va ad inabissarsi nel silenzio e nelle penitenze del deserto. Sceglie di vivere ed operare in mezzo alla moltitudine ed alla confusione del villaggio di Cafarnao pulsante di interessi economici e sociali.
Come ci ricorda Paolo nella seconda lettura non è venuto per battezzare, come il Battista, ma per annunciare il Vangelo e testimoniare la spiritualità del Regno dei cieli.

Il Messia sintetizza il contenuto della sua missione in un invito perentorio e bruciante come una staffilata:

"Convertitevi!".

La conversione
non è un qualcosa di triste,
ma è genuina scoperta di autentica gioia.
Non è rinuncia a vivere,
ma è sentirsi più vivi che mai.
E' ricerca di libertà ed essenzialità. Implica la capacità di sgombrare il nostro cervello da tutte quelle paure, egoismi ed interessi malsani che sviliscono e banalizzano il nostro vivere quotidiano.
E' desiderio di liberare il nostro cuore da quella asfissiante cappa di veleni generati dal nostro assillante affanno di potere, di possesso, di cose inutili e senza senso.
E' voglia di scrollarsi di dosso tutte le frammentazioni della modernità che atomizza il nostro vivere.

Ognuno di noi si sente sicuro solo quando vive blindato nel proprio scompartimento. Il vivere sembra a un grande meccano perfezionato sempre di più dalla tecnologia. Il pragmatismo scientifico è dilagante. Lo tsunami di informazioni, di cifre e di dati che quotidianamente si abbattono su di noi cancellano i momenti della riflessione ed esasperano i tempi della reazione.

E' in questo contesto che si cala l'invito della liturgia della Parola di oggi: convertitevi, ritornate sui vostri passi, non accontentatevi di sopravvivere ma riprendete nelle vostre mani la vita. La Parola ricorda ad ognuno di noi che Dio ci ha creati per la gioia, per la letizia e per il benessere condiviso. Per questo il cuore convertito, ci ricorda Isaia nella prima lettura, è capace di liberarsi da tutto ciò che pesa come un giogo e da tutti gli aguzzini di ogni risma e specie.

Il vangelo della conversione profuma di unità e non di divisione, ci ricorda nel brano tratto dalla prima lettera ai Corinti. Non Paolo, Apollo, Cefa o chicchesia, ma solo Cristo morto e risorto. Chi, come gli apostoli, decide di porsi alla sua sequela non deve dimenticarsi di questo.
Il cristiano non ha il compito di indottrinare ma di vivere e testimoniare il vangelo proponendosi agli altri evitando ogni forma di proselitismo od imposizione. Libero come il suo Signore, il vero credente guarisce senza sdottorare, educa senza scivolare nel moralismo, ama senza la pretesa di imbrigliare l'amore nella rete fatta di divieti, imposizioni e sensi di colpa.

La sua spiritualità esonda dai canali rassicuranti dell'istituzione religiosa a cui appartiene per perdersi nella radicale imitazione di Cristo.

E' quanto fanno Pietro ed Andrea, Giacomo e Giovanni.
Dopo aver accolto l'invito di seguirlo gli apostoli
credono quello Che Lui crede,
si interessano in quello cha a Lui interessa,
riportano quello che Lui dice,
difendono le cause che Lui difende,
amano come Lui ama.
Fanno loro il suo "stile di vita".

E noi?
Se la fede consiste seguire Gesù,
dobbiamo interrogarci su chi seguiamo
nella nostra vita di tutti i giorni.
Le nostre parole sono quelle che Lui dice?
I messaggi che ascoltiamo provengono da Lui?
I nostri interessi sono i suoi?

Ermete TESSORE sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it