FRA.Andrea Vaona"liminalità

Terza domenica del Tempo Ordinario, anno A 

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad
abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, / sulla via del mare, oltre il Giordano, / Galilea delle genti! [...]». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, [...] Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. (Mt 4,12 ss)

Terza domenica del Tempo Ordinario, anno A – Il vangelo di questa domenica comunica tante cose. Tra queste, la geografia dello Spirito, o lo Spirito nella geografia. La Galilea è una regione più tranquilla perché lontana dal centro di potere, da Gerusalemme: è la terra scelta da Gesù come luogo della prima fase della sua attività. Secondo le narrazioni di Matteo e Marco è la carcerazione del Battista a determinare questo spostamento geografico di Gesù: ma per il primo evangelista – Mt – questa scelta assume anche un significato teologico, perché rappresenta il compimento di una profezia di Isaia. Da una parte i Giudei consideravano assurda una manifestazione del Messia nella Galilea (come ricorda Gv 7,40-52). Invece Gesù sorprende iniziando il suo ministero proprio in Galilea, una regione abitata da ebrei e pagani. La scelta gli resterà attaccata per sempre: nelle ore drammatiche a Gerusalemme – alcuni anni dopo – Gesù è “il Galileo”: «Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”» (Mt 26,69).

Nazaret, incassata tra le colline era troppo isolata; Gesù sceglie Cafarnao, industriosa città di confine, sulla sponda settentrionale e orientale del lago di Genesaret, lungo la “via del mare” (celebre arteria che congiungeva Damasco con l’Egitto). Un posto di dazio, presidiato da una guarnigione militare, centro di smistamento.

“Galilea delle genti” dunque: un luogo concreto, definito… nel panorama indefinito di popoli, genti, fedi, traffici… Uno spazio che Gesù sceglie di abitare (v.12). Una dimensione abitativa là dove forse il vero unico confine è tra “io/tu”; mentre quelli del “noi/voi”, “nostro/vostro”, “dentro/fuori” sono molto ma molto più labili. Uno spazio che nelle cartine amministrative si vede forse nei confini tracciati in chiostro su pergamena o papiro, ma che a starci per davvero e a camminarci – a “percorrerli” (v. 23) – non si rischia di inciamparci su quelle linee decise più dagli uomini che dai cuori.

Il concetto di confine o di ”liminalità” scelto da Gesù per abitarli ci affascina e stride – è impossibile negarlo! – con la nostra contemporaneità fatta di confini che non solo disegnano mappe ma persino si concretizzano in muri o reti di filo spinato.

E la serietà di questa scelta abitativa sconfina nel racconto della chiamata dei primi discepoli. Dove avviene? «Mentre camminava lungo il mare di Galilea…». Lungo il mare (sì, un lago! ma così grande che tutti lo chiamano mare…). Sappiamo che Gesù qualche tempo dopo questi fatti dimostrerà di poter camminare sopra le acque. Ma per questo decisivo incontro lui «camminava lungo il mare». Altro luogo “liminale”, dove due elementi fondanti la nostra esperienza di natura – terra e acqua – si incontrano nella loro diversità: e dove ben sappiamo non esiste una linea netta di distinzione. Là dove la terra è bagnata dalle onde, là dove l’acqua si mescola alla terra…

Se la Galilea delle genti è il luogo della “liminalità” sociale, la riva del mare è il luogo della “liminalità” degli elementi: che siano l’una o l’altra “liminalità”, è proprio là che Gesù sceglie di abitare. E là e non altrove che sceglie i primi discepoli: uomini formati dalla vita a stare continuamente nella “liminalità” di una vita tra terra e acqua…

Verrebbe da pensare che se Gesù è vivo perché è il Risorto, forse sia più facile trovarlo ancora nelle esperienze e luoghi della liminalità, geografica o dei cuori.

In fondo fu così anche per s.Francesco che fuori dei confini delle mura di Assisi trovò prima un lebbroso… e poi una storia d’amore con Dio.

Fonte:http://bibbiafrancescana.org/