Mons.Antonio Riboldi, "Epifania e Battesimo di Gesù"

Omelia del 6 - 8 Gennaio 2017

Epifania e Battesimo di Gesù
Lasciamoci guidare dalla ‘stella’ e viviamo da ‘figli del Padre’
Dopo la sua nascita, Dio non perde tempo a manifestare a tutti che, se Lui è venuto tra noi, è per farci
dono della Salvezza. E davvero suscita grande stupore questo desiderio di chiamare tutti, senza distinzioni e subito – sempre che ciascuno senta la necessità della Sua Presenza e del Suo Amore.

L’uomo – se conserva ancora la ‘memoria’ di essere ‘creatura’ di Dio – si sente profondamente chiamato a far parte del Suo Amore, ma non deve lasciarsi distrarre dal mondo, che non ha la minima luce di amore o di vero interesse per noi.

Scriveva Paolo VI: ‘Noi sappiamo che l’uomo soffre di dubbi atroci. Noi abbiamo una parola da dire che crediamo risolutiva. È quella di un UOMO all’uomo. Il Cristo che noi portiamo all’umanità è ‘il Figlio dell’uomo’, così Lui chiamava se stesso. È il Primogenito, il Fratello, l’Amico per eccellenza. È il Mandato da Dio, ma non per condannare il mondo, ma per salvarlo”. (6 /1/ 1960)

Non resta che immergerci nel racconto che ne fa l’evangelista Matteo:

“Nato Gesù a Betlemme, al tempo del re Erode, alcuni magi giunsero dall’Oriente a Gerusalemme e domandavano: ‘Dov’è il re dei Giudei? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarLo’. All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: ‘A Betlemme di Giuda, perché così è scritto per mezzo del profeta: ‘E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo Israele’. Allora Erode chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: ‘Andate e informatevi accuratamente del bambino e quando l’avrete trovato fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo’. Udite le parole del re essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto al suo sorgere, li precedeva finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino. A vedere la stella essi provarono una grandissima gioia e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro Paese”. (Mt. 2, 1-12)

Da questo racconto, che conserva la bellezza della semplicità evangelica, che non ha bisogno di fronzoli o parolone per descrivere i grandi eventi tra Dio e l’uomo, c’è la ragione per cui noi siamo cristiani, ossia gente che, come i Magi, sono stati invitati a quella grotta e così sono ammessi non solo alla conoscenza del Dio tra noi, ma addirittura a partecipare della Salvezza eterna.

Ora sappiamo che Gesù è con noi e siamo destinati a seguirLo fino a che, con il Suo aiuto e in Sua compagnia, arriveremo alla Sua Casa e Gloria, che è il Paradiso.

Davvero infinito quanto ci ami!

Da esuli, dopo il peccato originale, ora siamo chiamati a tornare a Casa.

È tanto grande questa Festa della manifestazione di Dio, che in Oriente viene celebrata come Natività di Dio tra noi.

Ma oggi, è ancora per noi motivo di profonda gioia, come lo fu per i Magi?

Forse c’è una grande differenza. I Magi sentirono in loro l’invito a cercare un Dio che li chiamava tramite una stella e li guidava, interiormente ed esteriormente.

Noi forse abbiamo perso la ‘stella’, che pure è sempre su di noi a indicare la strada per trovare Gesù e camminare con Lui.

Vorremmo avere tutti quel richiamo, che sentirono i Magi, di Qualcuno che ci attende sempre, ma poi ci perdiamo ‘in Gerusalemme’, a discutere e, Dio non voglia, a seguire i tanti Erodi, di cui è affollato il mondo, e ci ‘perdiamo’, fino a respingere anche l’idea che ci sia Qualcuno, che davvero è l’Emmanuele, Dio Presente, che ci ama ed offre gioia.

Fa tanto male, anche solo pensare, che ci siano tanti di noi che non hanno più il passo della speranza, che avevano i Magi nel dirigersi a cercare, per trovare Dio.

Cosa possono trovare alla fine del loro camminare confuso e senza mèta, che possa sostituire la vera felicità, che è il nostro ‘essere’ di figli di Dio? Il nulla o, in quel fatuo ‘regalo della befana’, un giocattolo da bambini, destinato a essere buttato subito in disparte.

Ma valiamo così poco ai nostri stessi occhi? Possiamo accettare di vivere passivamente, senza la passione di ricerca del Padre, come era nei Magi?

O vogliamo vivere sempre solo storditi dal mondo, su cui non splende nessuna ‘stella divina’?

Vorremmo che tutti ritrovassero la stella che è su di noi e in noi: la fede salda e sicura che ci conduce alla gioia che Dio dà a chi è ‘di buona volontà’.

Dio ci chiama, Dio ci ama, Dio ci attende, ‘impaziente’ di comunicarci la stessa gioia che fu nei Magi. Ma dobbiamo uscire dal buio della vita e farci guidare dalla nostra stella.

Se ci interroghiamo con serietà, nel silenzio del cuore, certamente anche in noi sorgerà la stella giusta, che dovremo solo seguire, perché la nostra vita diventi una continua Epifania, ossia Dio che si mostra a noi, si rivela, sotto tanti aspetti, spesso quotidiani, piccoli, come il Bambino che trovarono i Magi. Ma è proprio da questa semplicità divina, che si misura l’Amore e sgorga la Gioia. Auguri. Facciamoci il regalo dei Magi: vivere con fede ed amore … ad ogni costo, da figli del Padre!

Per il Battesimo siamo figli di Dio. L’Amore del Padre ha riconciliato l’umanità, tramite il Dono del Figlio, perché potessimo tornare ad essere quello che davvero siamo, ‘morendo a noi stessi’, per ‘rinascere’ alla vita di figli, che ci appartiene.

La via viene indicata nel Battesimo di Gesù, che celebreremo domenica: un immergersi nelle acque totalmente, come un morire alla vecchia natura e un rinascere meravigliosamente come figli di Dio.

Aveva iniziato Giovanni Battista, ad indicare la via. Lo racconta il Vangelo di oggi:

“Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: ‘Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?’. E Gesù gli disse: ‘Lascia fare per ora, perché conviene che così adempiamo ogni giustizia’. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco si aprirono i cieli e egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo che disse: ‘Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto’”. (Mt. 3, 13-17)

Il giorno in cui siamo stati battezzati, forse senza comprendere fino in fondo quanto veniva chiesto, i nostri genitori hanno sempre detto – a nome nostro – ‘Sì’.

Un atto solenne il Battesimo, che non era e non è solo una bella cerimonia di un momento, ma la pietra d’angolo su cui costruire la nostra vita con e verso Dio.

È da quel divino e meraviglioso momento che possiamo rivolgerci a Dio e chiamarlo Padre, avendo la certezza di ‘essere’ figli. E questo per tutta la vita, fino alla gioia dell’eternità.

Come a significare che eravamo ‘rinati a vita nuova’, indossammo l’abito bianco, che deve essere ‘l’abito’ da portare per tutta la vita.

Non so, alla luce del Battesimo, cosa sia più dolce e rassicurante, se dire papà a chi mi ha generato e cresciuto o dire ‘PAPA’ a Dio che nel Battesimo mi ha fatto Suo figlio.

Non so se sia più inebriante la tenerezza di una mamma o la tenerezza del Padre.

So solo che vivere è dire un Grazie profondo ai miei genitori, perché facendomi battezzare hanno trasformato la mia vita in una eterna àgape con Dio e con gli uomini miei fratelli.

So che le mani di mia mamma hanno tracciato le linee del mio volto che si vede, ma so anche che le mani del Padre, con il Battesimo, hanno tracciato ‘dentro di me’ un volto la cui bellezza è simile alla Sua: una bellezza che a volte purtroppo, dissennatamente, sfregiamo irrazionalmente.

So che il cuore dei miei genitori ha plasmato il mio, ma so anche che il Cuore di Dio, ogni giorno, cerca di plasmarlo a Sua immagine, in modo da farlo diventare misericordioso come è Lui.

C’è allora da chiederci, e seriamente, perché sia tenuto in così poco conto questo dono da tanti battezzati, che considerano forse il Battesimo un rito o una formalità, più che la ‘rinascita in e con Cristo’. Possa brillare nel cuore e sul nostro volto la gioia di dire: ‘Io sono battezzato’, ossia, so di essere stato scelto da Dio e voluto come figlio, amato come nessun padre sa amare!

Antonio Riboldi - Vescovo

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