padre Raniero Cantalamessa, "Per Fede concepì e per Fede Partorì"

Maria Santissima Madre di Dio (01/01/2017)
Numeri 6, 22-27; Galati 4, 4-7; Luca 2, 16-21
Giustamente la Chiesa ci fa celebrare la festa di Maria Madre di Dio nell’ottava del Natale. Fu nel
Natale, infatti, nel momento in cui “diede alla luce il suo figlio primogenito” (Luca 2, 7), non prima, che Maria divenne vera¬mente e pienamente Madre di Dio. Madre non è un titolo come gli altri, che si aggiunge dall’esterno, senza incidere sull’essere stesso della persona. Madre si diventa passando attraverso una serie di esperienze che lasciano il segno per sempre e modifica¬no non solo la conformazione del corpo della donna, ma anche la stessa coscienza che ella ha di sé.
Nel parlare della maternità divina di Maria, la Scrittura mette costantemente in ri¬salto due elementi, o momenti fondamentali, che corrispondo¬no, del resto, a quelli che anche la comune esperienza umana considera essenziali perché si abbia una vera e piena maternità. Essi sono: concepire e partorire. “Ecco concepirai nel seno e partorirai un figlio” (Luca 1, 31). Quel che è “generato” in lei è dallo Spirito Santo, ed essa “partorirà” un figlio (cfr.Matteo 1, 20 s). La profezia di Isaia, in cui tutto ciò era sta¬to preannunciato, si esprimeva allo stesso modo: “Una vergine concepirà e partorirà un figlio” (Isaia 7, 14). Ecco perché solo a Natale, quando dà alla luce Gesù, Maria diventa, in sen¬so pieno, Madre di Dio. Il primo momento, il generare, è comune sia al padre che alla madre, mentre il secondo, il partorire, è esclusivo della madre.
Madre di Dio! Un titolo che esprime uno dei misteri e, per la ragione, uno dei paradossi più alti del cristianesimo. Un titolo che ha riempito di stupore la liturgia della Chiesa. Questa, facendo sua la meraviglia dell’antico popolo dell’alleanza nel mo¬mento in cui la gloria di Dio venne, in una nube, a dimorare nel tempio (cfr.1 Re 8, 27), esclama: “Quello che i cieli non possono contenere, si è racchiuso nelle tue viscere, fatto uomo!” (Antico responsorio di Natale).
Ma¬dre di Dio è il più antico e importante titolo dogmatico della Madonna, essendo stato definito dalla Chiesa nel Concilio di Efeso nel 431, come verità di fede da credersi da tutti i cristiani. È il fondamento di tutta la grandezza di Maria. È il principio stesso della mariologia; per esso, Maria non è, nel cristianesimo, solo oggetto di devozione, ma anche di teologia; entra cioè nel discorso stesso su Dio, perché Dio è direttamente implicato nel¬la maternità divina di Maria. È anche il titolo più ecumenico che esista, non solo perché definito in un concilio ecumenico, ma anche perché è l’unico ad essere condiviso e accolto indistintamente, almeno in linea di principio, da tutte le confessioni cristiane.
Nel Nuovo Testamento non troviamo esplicitamente il titolo “Madre di Dio“ dato a Maria. Vi troviamo però delle afferma¬zioni che, all’attenta riflessione della Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, mostreranno, in seguito, di contenere già, come in nuce, tale verità. Di Maria si dice, come abbiamo visto, che ha concepito e generato un figlio, il quale è Figlio dell’Altissimo, santo e Figlio di Dio (cfr.Luca 1, 31 32.35). Dai Vangeli risulta, dunque, che Maria è la madre di un figlio, di cui si sa che è il Figlio di Dio. Ella è chiamata correntemente nei Vangeli: la ma¬dre di Gesù, la madre del Signore (cfr.Luca 1, 43), o semplicemen¬te “la madre” e “sua madre” (cfr.Giovanni 2, 1 3). Bisognerà che la Chiesa, nello sviluppo della sua fede, chiarisca a se stessa chi è Gesù, prima di sapere di chi è madre Maria.
Maria non comincia certo a essere Madre di Dio nel concilio di Efeso del 431 (come Gesù non comincia a essere Dio nel concilio di Nicea del 325, che lo definì tale); lo era anche prima. Quello è piuttosto il momento in cui la Chiesa, nello svilupparsi ed esplicitarsi della sua fede, sotto la spinta dell’eresia, prende piena coscienza di questa verità e prende posizione a suo riguardo. Avviene come nella scoperta di una nuova stella: essa non nasce nel momento in cui la sua luce giunge sulla terra ed è vista dall’osservatore, ma esisteva già da prima, forse da migliaia di anni luce.
In questo processo che porta alla proclamazione solenne di Maria Madre di Dio, possiamo distinguere tre grandi fasi.
All’inizio e per tutto il periodo dominato dalla lotta contro l’eresia gnostica e docetista, la maternità di Maria viene vista quasi solo come maternità fisica. Questi eretici negavano che Cristo avesse un vero corpo umano, o, se l’aveva, che questo corpo umano fosse nato da una donna, o, se era nato da una donna, che fosse tratto veramente dalla carne e dal sangue di lei. Contro di essi bisognava dunque affermare con forza che Gesù era figlio di Maria e “frutto del suo grembo“ (Luca 1, 42), e che Maria era vera e naturale Madre di Gesù. Alcuni di questi eretici infatti ammettevano che Gesù fosse nato da Maria, ma non che fosse stato concepito in Maria, cioè dalla sua stessa carne. Secondo costoro, Cristo era nato attraverso la Vergine, non dalla Vergine, poiché, “immesso dal cielo nella Vergine ne venne fuori più a modo di passaggio che di vera generazione: attraverso di essa, non da essa, avendo nella Vergine non una Madre, ma una via”. Secondo loro, commenta Tertulliano, Maria “non avrebbe portato in grembo Gesù come suo Figlio, ma come suo ospite” .
La maternità di Maria, in questa fase più antica, serve, più che altro, a dimostrare la vera umanità di Gesù. Fu in questo periodo che si formò l’articolo del credo: “Nato (o incarnato) dallo Spirito Santo e da Maria Vergine” e fece la sua comparsa, per la prima volta, il titolo di Theotókos, Madre di Dio.
D’ora in Poi sarà proprio l’uso di questo titolo a condurre la Chiesa alla scoperta di una maternità divina più profonda, che potremmo chiamare maternità metafisica. Avvenne durante l’epoca delle grandi con¬troversie cristologiche del V secolo, quando il problema centra¬le, intorno a Gesù Cristo, non è più quello della sua vera uma¬nità, ma quello dell’unità della sua persona. La maternità di Maria non viene più vista solo in riferimento alla natura umana di Cristo, ma, com’è più giusto, in riferimento all’unica persona del Verbo fatto uomo. E siccome quest’unica persona che Maria genera secondo la carne non è altro che la persona divina del Figlio, di conseguenza, ella appare vera “Madre di Dio“.
Si addusse, a questo riguardo, l’esempio di ciò che avviene in ogni maternità umana. Ogni madre dà al proprio figlio il corpo, non l’anima che è infusa direttamente da Dio. Eppure nessuno chiama la propria madre, “madre del mio corpo”, ma semplicemente “mia madre”, madre di tutto me stesso, perché in me corpo e anima formano un’unica natura o realtà. Così, analogamente, Maria deve essere detta Madre di Dio, anche se ha dato a Gesù solo l’umanità e non la divinità, perché in lui umanità e divinità formano una sola persona.
Tra Maria e Cristo non c’è più solo una relazione di ordine fisico, ma anche di ordine metafisico, e questo la colloca a una altezza vertiginosa, creando un rapporto singolare anche tra lei e il Padre. Con il Concilio di Efeso, questa cosa diventa per sempre una conquista della Chiesa:
“Se qualcuno non confessa che Dio è veramen¬te l’Emmanuele e che perciò la Santa Vergine, avendo generato secondo la carne il Verbo di Dio fatto carne, è la Theotókos, sia anatema“.
Fu un momento di grande giubilo per tutto il popo¬lo di Efeso, che aspettò i Padri fuori dell’aula conciliare e li ac¬compagnò, con fiaccole e canti alle loro dimore. Tale proclamazione determinò una esplosione di venerazione verso la Madre di Dio che non venne meno mai più, né in Oriente né in Occi¬dente, e che si tradusse in feste liturgiche, icone, inni e nella co¬struzione di innumerevoli chiese a lei dedicate, tra cui Santa Maria Maggiore a Roma.
Ma anche questo traguardo non era definitivo. C’era un altro livello da scoprire nella maternità divina di Maria, dopo quello fisico e quello metafisico, la sua maternità spirituale. Fu questo il grande apporto degli autori latini e in particolare di sant’Agostino. La maternità di Maria è vista come una ma¬ternità nella fede, come maternità anche spirituale. Siamo all’e¬popea della fede di Maria. A proposito della parola di Gesù: “Chi è mia Madre?”, Agostino risponde attribuendo a Maria, in grado sommo, quella maternità spirituale che viene dal fare la volontà del Padre: “Forse che non fece la volontà del Padre la Vergine Maria, che per fede credette, per fede concepì, che fu scelta perché da lei nascesse per gli uomini la salvezza, che fu creata da Cristo, prima che in essa venisse creato Cristo? Certo che fece la volontà del Padre santa Maria e perciò è cosa più grande per Maria essere stata discepola di Cristo, che essere stata Madre di Cristo”. “Prima che nel suo corpo, Maria concepì Cristo nel suo cuore”.
La maternità fisica di Maria e quella metafisica vengono ora coronate dal riconoscimento di una maternità spirituale, o di fede, che fa di Maria la prima e la più santa figlia di Dio, la pri¬ma e più docile discepola di Cristo, la creatura della quale scrive ancora sant’Agostino “per l’onore dovuto al Signore, non si deve neppure far menzione quando si parla del pecca¬to”. La maternità fisica o reale di Maria, con l’eccezionale e unico rapporto che crea tra lei e Gesù e tra lei e la Trinità tutta intera, è e resta, da un punto di vista oggettivo, la cosa più grande e il privilegio ineguagliabile, ma essa è tale proprio per¬ché trova un riscontro soggettivo nell’umile fede di Maria. Per Eva costituiva certo un privilegio unico essere la “madre di tutti i viventi”; ma poiché non ebbe fede, a nulla le giovò e anziché beata, divenne sventurata.
Noi non possiamo imitare Maria nel concepire Cristo nel suo corpo; possiamo però e dobbiamo imitarla nel concepirlo nel cuore, cioè nel credere. Il Credo che ora siamo invitati a proclamare insieme è il momento più indicato per farlo…

Fonte:http://www.cantalamessa.org/

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