PARROCCHIA S.MARIA DEGLI ANGELI, ”Beati voi, "

Omelia domenica 29 gennaio 2017(S.Messa Prefestiva)
IV domenica del tempo ordinario anno A
Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato, le Beatitudini, è l’ideale del cristiano, è ciò che spinge il
credente ad intraprendere dei passi, anche se il credere comporta molte difficoltà
Le Beatitudini non sono le lamentele da parte dell’uomo. Non è beato colui che soffre perché non ricambiato o perché povero o perché vive nella guerra.
Beato è colui che costruisce con la carità nella pace, colui che vive il distacco dai beni di questo mondo, colui che non è compreso, anzi oltraggiato, colui che fa tutto nel nome del Signore.
Riflettiamo sull’ultimo versetto:”Beati voi, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”. Il termine “causa mia” rappresenta il motivo per cui io vivo la fede.
Le Beatitudini sono il compendio del Vangelo e il programma di vita che distingue il Suo discepolo e la Sua Comunità.
Questa distinzione, questo fare la differenza, caratterizza l’uomo della fede.
Domenica 15 Gennaio, riprendendo il bellissimo brano di Papa Benedetto XVI, abbiamo meditato:” Una Chiesa che riposi sulle decisioni di una maggioranza diventa una Chiesa puramente umana”.
Perseguire un ideale oltrepassa ciò che noi amiamo di questo mondo.
Umiltà, mitezza, costruttori di pace devono caratterizzarci perché desideriamo il bene dell’uomo.
Questa fede non deve rappresentare solo un cammino interiore ma deve essere vissuta. Diceva bene Edmond de Girardin:”Una bandiera che si tiene nascosta in tasca, non è una bandiera, ma un fazzoletto”.
Nonostante la difficoltà che comporta, il vivere le Beatitudini è un desiderio che ci spinge ad andare avanti, a continuare il cammino.
Cosa e perché?
L’amore per Cristo, quell’amore che non troveremo mai in questo mondo. Chi vivrebbe una scelta fino al martirio solo per un bene di questo mondo?
Ognuno di noi ha un punto di “rottura”. Ognuno di noi, ha un prezzo.
I santi hanno affascinato gli uomini non esclusivamente per il loro fare, quanto per il loro desiderio di vivere oltre tutto, oltre ogni ragionevole dubbio.
Perché una madre accoglie il figlio anche quando quest’ultimo non vive la sua figliolanza?
Perché c’è il desiderio di amare.
“Io non amo l’uomo. Amo ciò che lo divora”. (Andrè Gide)
Fonte:http://www.guardavalle.net/

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