Don Paolo Zamengo"Figli "

19 febbraio 2017 | 7a Domenica - Tempo Ordinario A | Omelia
Figli         Mt 5, 38-48
Il male c’è. C’è sempre stato. Ci sarà ancora. Come arginarlo? Come contenerlo perché non cresca e
si diffonda, perché non si radichi, perché non trovi libera cittadinanza? La prima cosa che ci viene in mente è “punire”. Chi ha sbagliato paghi. Così impara e così imparano anche gli altri.

Questa è la legge del taglione. Occhio per occhio e dente per dente. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Il ragionamento non fa una grinza. Il male sia condannato, in colpevole punito. Il diritto funziona così. La giustizia è salva. Ma l’uomo?

Il male prolifera indisturbato e si inventa continue varianti. La legge dell’occhio per occhio è  soltanto un deterrente illusorio e il male, intanto, si traveste, rifiorisce, si camuffa, si fa subdolo e prepotente. Fatta la legge trovato l’inganno, verrebbe da dire.

Gesù non entra in dialogo con il male e non costruisce muri contro il male. Gesù si pone su un altro versante quello della misericordia e, per di più, misericordia smisurata. Gesù carica su di sé e inchioda sulla croce il male del mondo e compie così ogni giustizia.

Per vincere il male Gesù propone come strategia, l’amore, il prendersi cura.  La prima regola è opporsi al male ma non al malvagio. Il male danneggia prima di tutto chi lo compie. E chi fa il male è un fratello che va amato perché è lui la prima vittima del male. Tutto questo per noi è sconvolgente.

Amare il peccatore significa che ci stiamo liberando dal male perché non entriamo nelle logiche del male. Odiare il peccatore significa essere complici con il male.  Gesù ama il peccatore perché odia il peccato e si prende cura di chi ha peccato o fatto del male.

I peccatori sono motivo di compassione per Gesù, per noi, invece, sono motivo di avversione se non di odio. Ma avere antipatia per il peccatore significa avere simpatia per il peccato. Perché l’antipatia e l’odio sono peccato.  Noi dobbiamo, con Gesù, uscire da questa morsa. Lotta spietata al male certo ma anche impegno appassionato per la salvezza di chi lo ha compiuto.

“Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra”. Se la prima regola per vincere il male è quella di non restituirlo, la seconda è la disponibilità a soffrire di più pur di non moltiplicarlo. La pazienza cristiana però non è indifferenza verso il male ma la capacità di sopportare il male dell’altro.

Il padre della parabola soffre terribilmente per il tradimento compiuto dal figlio. La decisone di andarsene è stato uno schiaffo in piena faccia. La vita di questo ragazzo con le sue assurde compagnie è un insulto all’educazione ricevuta in famiglia e il disprezzo plateale di tanti sacrifici.

Ma il padre è sempre padre e quel ragazzo è e rimane sempre suo figlio. Perciò il padre non chiude la porta e non spegne la luce ma lo aspetta e lo cerca, bruciandosi gli occhi, sul confine dell’orizzonte.

Il fratello maggiore vorrebbe applicata la legge del taglione e irride suo padre colpevole di essere padre. Non condivide la pazienza né la speranza, tantomeno il perdono. E la festa appena iniziata è, per lui,  un sacrilegio.

Per Gesù, invece, non ci sono nemici né tanto meno figli perduti. Nessuno è escluso, nessuno è immeritevole del suo abbraccio. Gesù ha vinto il peccato con il suo amore e sulla croce ha donato la sua vita e il suo perdono. Da quel giorno tutti siamo figli ritrovati dallo stesso Padre. Parola di Gesù.